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Lavezzi: “A Napoli passai col rosso, mi inseguì la polizia”. Poi lo accompagnarono a sirene spiegate

Ezequiel Lavezzi racconta l’amore soffocante di Napoli e cosa accadde quando disse a suo figlio in macchina con lui: “Vuoi che passiamo col rosso davanti alla polizia?”.
A cura di Paolo Fiorenza
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Ezequiel Lavezzi ha toccato a Napoli cosa significhi davvero la popolarità, a un livello che non ha mai più vissuto in vita sua. Il ‘Pocho', oggi 41enne, ricorda quanto amore abbia ricevuto durante la sua permanenza sul Golfo, ma anche quanto fosse diventato soffocante quell'abbraccio, al punto da riuscire finalmente a ‘respirare' dopo il suo trasferimento a Parigi. Nei suoi ricordi partenopei, spunta anche una sirena della polizia che lo scorta fino a casa dopo essere passato al semaforo col rosso, dopo che aveva mentito spudoratamente agli agenti.

Lavezzi ricorda gli anni a Napoli: "Non potevo uscire per strada, a Parigi tornai a vivere"

L'attaccante argentino ha giocato cinque stagioni in azzurro, dal 2007 al 2012, vincendo una Coppa Italia in finale contro la Juventus proprio nel suo ultimo anno. Poi in estate la cessione al PSG: la sua quotidianità cambiò completamente a Parigi. "Ricordo che quello che facevo era andare camminando, perché a Napoli non potevo mai camminare – racconta al podcast ‘Olga' – Allora mi godevo il fatto di camminare e mi faceva impazzire. Mi dicevo: ‘È tornata la vita'. Anche a Parigi tutti mi volevano molto bene, però non è Napoli. A Napoli la gente impazzisce. Mi adottarono le nuove generazioni pensando che io gli facessi vivere cose vissute con Diego".

Dove Diego ovviamente è Maradona, un argentino che a Napoli continua a vivere, per i misteri della fede, anche nel cuore e perfino negli occhi di chi non lo ha mai visto. "A Napoli la gente mi ha fatto sentire molto bene – spiega Lavezzi – ma non potevo uscire per strada, per il fanatismo della gente e quello che si creò con me. Perché loro mi prendevano come se io fossi napoletano. E niente, a quel punto ho dovuto viverlo. All'inizio è bello, ma dopo no, non puoi uscire di casa".

Ezequiel Lavezzi al suo ritorno a Napoli lo scorso anno
Ezequiel Lavezzi al suo ritorno a Napoli lo scorso anno

Nel 2005 era nato il figlio primogenito di Lavezzi, Tomas, che era rimasto in Argentina con la madre. La situazione era già difficile e non migliorava di molto quando il piccolo veniva a Napoli: "Le volte che veniva a vedermi non potevamo uscire per strada. Andavo con lui all'allenamento e per uscire c'erano duemila persone che ti aspettavano. Dovevamo nasconderci nel baule di un'auto e uscire, sennò non potevi. Quando me ne sono andato, ero già un po' stanco di tutto. Uscivo da casa mia e c'erano 50 persone ogni giorno. Andavi a mangiare al ristorante e all'improvviso ti portavano in una saletta e dovevi mangiare da solo, perché non potevo stare in mezzo alla gente".

Capri, allenamento e ancora Capri: "Andammo e venimmo con la stessa barca"

A Napoli il Pocho ha vissuto cose che soltanto oggi può raccontare: "Decidiamo di andare a vedere com'è Capri, prendiamo una barca per passare la notte a Capri, passiamo la notte lì e con la stessa barca poi andiamo ad allenarci, perché il centro sportivo del Napoli ha un porto lì vicino. Lasciamo le nostre cose lì, ci alleniamo e andiamo alla barca per tornare indietro. Lì avevi un sacco di gente che ti aiutava per quello che volevi e risolvevano. Eh, a Napoli mi sono successe cose molto pazze…".

Quando il Pocho disse al figlio: "Vuoi che passiamo col rosso davanti alla polizia?"

Sollecitato a dirne una, Lavezzi racconta un ‘confronto' con la locale polizia municipale che si risolse senza problemi: "Un giorno ero con mio figlio, mi era venuto a trovare, tornavamo dall'allenamento. C'era un semaforo, la polizia era ferma al semaforo, era rosso. Io dico a Tommy: ‘Vuoi che passiamo col rosso davanti alla polizia?'. E gli dico: ‘L'unica cosa, se ci fermano, io dirò che ti senti male e per questo siamo passati col rosso'. Lo faccio, 50 metri e sento la sirena. I poliziotti sono scesi con le pistole. Abbasso il finestrino e mi dice: ‘Pocho… come fai a passare col rosso così?'. Gli dico: ‘No, ho il bambino che si sente male', ‘Ah, va bene, dai, ti accompagniamo noi'. Sirena e io dietro…".

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