La nuova regola che avrebbe escluso Messi dall’Argentina: riguarda anche il mercato di Parma e Napoli

La Federazione calcistica argentina (AFA) ha introdotto una nuova norma che limita l’accesso alle nazionali per quei giovani che scelgono di trasferirsi all’estero senza aver prima firmato un contratto da professionista con un club argentino. L’obiettivo è tutelare le società locali e rafforzare il percorso di crescita dei vivai.
Alla base della decisione c’è il ricorso sempre più frequente alla cosiddetta ‘patria potestad‘, corrispondente alla "responsabilità genitoriale" in Italia, che fa riferimento all’insieme di norme che attribuisce ai genitori la gestione degli interessi dei figli minorenni. In virtù di queste leggi, fino ai 18 anni i genitori possono decidere il futuro contrattuale dei ragazzi, permettendo loro di accordarsi con club stranieri senza il consenso della società che li ha formati. In Argentina, però, un calciatore può firmare il primo contratto professionistico solo dai 16 anni: se lascia prima, il club riceve esclusivamente un indennizzo formativo e non un vero trasferimento.

La nuova regola non vieta questi passaggi, ma punta a scoraggiarli: chi si trasferisce all’estero senza un contratto pro con una squadra argentina non verrà convocato nelle selezioni nazionali. L’AFA ha spiegato che la scelta è stata approvata all’unanimità per difendere gli interessi dei club e limitare una tendenza che negli ultimi anni ha causato perdite importanti.
Perché l’AFA ha introdotto la nuova norma sui giovani calciatori
Il caso simbolo resta quello di Lionel Messi, passato dal Newell’s Old Boys al Barcellona a soli 13 anni: con questa normativa, una situazione simile oggi lo avrebbe escluso dalle convocazioni dell’Argentina.
Più recenti gli esempi di Lucas Scarlato, centrocampista 16enne che ha lasciato il River Plate per il Parma; e Milton Pereyra, attaccante di 17 anni che è arrivato al Napoli dal Boca Juniors: entrambi non avevano firmato un contratto professionistico e per questi trasferimento che AFA ha accelerato l’introduzione della misura.

Secondo diverse stime, applicando retroattivamente questa regola, anche alcuni protagonisti dell’attuale nazionale maggiore — come Emiliano Martínez o Giuliano Simeone — non sarebbero stati eleggibili. Dal punto di vista legale, però, la norma non viola i regolamenti FIFA, che non impediscono alle federazioni di stabilire criteri di selezione legati al campionato o al Paese in cui un giocatore milita.
Effetti e polemiche: chi rischia l’esclusione dalla Selección
Le reazioni in Argentina sono state contrastanti: molti dirigenti di club hanno accolto positivamente la decisione, accusando procuratori e famiglie di anteporre interessi personali alla crescita dei settori giovanili. Altri osservatori sottolineano invece il rischio di penalizzare i talenti più promettenti, attratti inevitabilmente da opportunità economiche e sportive all’estero.

L’AFA, intanto, difende la linea: la speranza è che questa scelta rafforzi il calcio nazionale e riduca la fuga precoce dei giovani, anche se l’efficacia della norma dipenderà dal peso e dal prestigio che la maglia dell’Argentina continuerà ad avere per le nuove generazioni.