La “Marotta League” smontata da Marotta “Non accettano la sconfitta, sono vittime dell’invidia”

Marotta manda in archivio una stagione di successo con la sua Inter che ha vinto Scudetto e Coppa Italia, un double che mancava dai tempi di José Mourinho. I nerazzurri si sono rialzati dopo il ciclo di Inzaghi, finito nel modo peggiore e con la paura di lasciare scorie anche nei mesi a venire, ma Cristian Chivu ha cancellato il passato cominciando un nuovo corso vincente. Il numero uno del club festeggia per i traguardi raggiunti, ma si toglie un sassolino dalla scarpa rispondendo a un'accusa costante nel corso dell'ultimo campionato.
Nell'ultima intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ha parlato della cosiddetta "MarottaLeague", un'espressione calcistica utilizzata dai rivali dell'Inter per alludere a una sorta di influenza del presidente che indirizzerebbe le decisioni arbitrali a suo favore sfruttando il suo peso politico e mediatico. È uno dei tanti sfottò del nostro calcio, ma per la prima volta Marotta ha voluto rispondere.

Marotta spegne le polemiche sull'Inter
A ogni decisione controversa o discutibile è stato tirato fuori il tema della "MarottaLeague", espressione utilizzata dai rivali dell'Inter per parlare di un presunto condizionamento del campionato. Una frase che allude a pressioni sportive e politiche, nata come una provocazione ma diventata quasi una costante per tutte le partite dei nerazzurri. E per la prima volta Marotta ne parla, snobbando chi porta avanti questo concetto: "Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore".
Per rafforzare la sua posizione il numero uno del club nerazzurro prende spunto da una celebre frase Enzo Ferrari: "Sosteneva che in Italia si perdonano anche i ladri e gli assassini, ma non si perdona chi ha successo? C'è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell'invidia". Parole che gettano acqua sul fuoco e spengono le ultime polemiche.