Fulvio Collovati: “Tra Malagò e Mancini una sceneggiata tra amici. Pirlo fatto fuori con un pretesto”

Vent'anni possono cambiare la storia di una Nazionale. Venti giorni, invece, possono incrinare la credibilità di una federazione. È questo il giudizio netto di Fulvio Collovati sulla lunga e tormentata vicenda che ha accompagnato la scelta del nuovo commissario tecnico dell'Italia. L'ex difensore campione del mondo nel 1982 legge gli eventi senza giri di parole: tra candidature illustri, retromarce, dimissioni lampo e giochi di potere, la FIGC avrebbe dato vita a una "sceneggiata all'italiana". Nel mirino finiscono soprattutto la gestione di Giovanni Malagò, il rapido addio di Paolo Maldini, il ritorno di Roberto Mancini e il mancato approdo di Andrea Pirlo, sul quale l'ex difensore è stato categorico: il caso dell'agenzia di scommesse russa sarebbe stato soltanto un pretesto. A Fanpage.it il campione del mondo 1982 affronta anche il peso dell'amicizia tra Malagò e Mancini, la nomina di Claudio Ranieri come DT. Un'analisi severa, che fotografa una FIGC ancora alla ricerca della strada giusta per rilanciare la Nazionale.
Collovati, che idea si è fatto della gestione della FIGC nella scelta del nuovo commissario tecnico?
"È stata una scelta dettata anche dall'amicizia profonda che c'è tra Malagò e Mancini. Nel calcio succede anche questo. La Lega di Serie A voleva Conte, Maldini invece puntava su Pirlo. Alla fine abbiamo sfiorato il grottesco: prima Guardiola, poi Ancelotti, poi altri nomi… Se Malagò voleva davvero Mancini, poteva nominarlo subito. Non c'era bisogno di tutto questo. Abbiamo fatto la classica sceneggiata all'italiana."
Lei quindi pensa che Andrea Pirlo sia stato scartato per motivi diversi rispetto alla vicenda delle scommesse?
"Sì. È vero che c'era questa questione legata alle scommesse e alla Russia, ma non penso che potesse impedirgli di fare il commissario tecnico della Nazionale. Secondo me è stato un pretesto. Evidentemente Pirlo non convinceva fino in fondo i vertici federali. Si voleva un grande nome fin dall'inizio, altrimenti non saresti andato a cercare Guardiola o Ancelotti".

Quindi il caso dell'agenzia di scommesse russa è stato soltanto una giustificazione?
"Per me sì, è stato un pretesto. Alla fine erano rimasti Conte e Mancini. Tutto il resto è servito soltanto ad arrivare lì."
Quanto pesa la figura di Malagò in tutta questa vicenda?
"Queste sono tutte scelte di Malagò. È lui che ha indirizzato questo percorso. Se l'idea era quella, bastava dirlo subito e risparmiare venti giorni di confusione".
Paolo Maldini sembrava l'uomo giusto per ridare credibilità alla FIGC, ma la sua esperienza è durata appena diciassette giorni. Come interpreta questa rottura?
"Questo bisognerebbe chiederlo a lui. Nessuno mette in dubbio le sue qualità da campione e il valore della sua carriera. Da dirigente, però, probabilmente ha pagato un po' di inesperienza. Si è impuntato su Pirlo, è stato molto intransigente e il rapporto si è rotto quasi subito".

Come giudica invece la scelta di Claudio Ranieri come direttore tecnico?
"Claudio è una persona per bene ed è anche un amico. Però siamo sempre lì: si resta nel giro del circolo degli amici. Mi chiedo, ad esempio, perché non venga dato maggiore spazio a chi ha fatto molto bene con le Nazionali giovanili, come Baldini. Forse una promozione l'avrebbe meritata".
Insomma, una federazione targata Circolo Canottieri Aniene…
"Sì, diciamo così (sorride)".
Ha seguito la conferenza stampa di Malagò?
"No, non l'ho seguita perché avevo altro da fare, quindi non voglio commentare cose che non ho visto. Posso soltanto dire che questi venti giorni sarebbe meglio dimenticarli".
Non è stato il miglior modo per far partire il nuovo corso della FIGC?
"Guardiamo avanti. Sono stati venti giorni in cui si è perso tempo. Nel frattempo altre grandi nazionali hanno fatto le loro scelte, mentre noi siamo rimasti impantanati tra annunci, smentite e polemiche. Alla fine siamo alle solite".