La difesa d’ufficio della FIFA non salva Infantino: è un atto dovuto che ne certifica la fine
Nel tentativo di arginare la crescente pressione mediatica e politica attorno alla figura del proprio Presidente, la FIFA ha diramato una nota ufficiale destinata, nelle intenzioni dell'organo di Zurigo, a disinnescare le polemiche e a fare scudo attorno a Gianni Infantino. Tuttavia, a un'analisi disincantata delle dinamiche di potere nel calcio globale, il comunicato ha tutto il sapore di un atto dovuto: una mossa difensiva, burocratica e formale, incapace di bonificare un contesto politico ormai irrimediabilmente compromesso.
Acque torbide nella FIFA: dalla privatizzazione dei Mondiali al fantasma di Sepp Blatter
Per comprendere la portata istituzionale di questa fase occorre ricostruire la sequenza di eventi che ha portato Infantino a isolarsi progressivamente. Il detonatore primario è stata la controversa proposta di privatizzazione parziale dei Mondiali attraverso veicoli finanziari esterni, mossa che ha riaperto le ferite mai del tutto rimarginate sui tentativi sottotraccia di spingere format assimilabili a una Superlega mondiale sotto l'egida FIFA. A questo si sono aggiunti scossoni sul piano dell'immagine e della tenuta interna: dalle dimissioni in serie di consiglieri storici alle vicende personali rilanciate dalla stampa internazionale, fino all'indebolimento del blocco di consenso fra le federazioni alleate, dove le percentuali di appoggio d'ufficio sono scese ai minimi storici.
Neppure le recenti manovre geopolitiche, compresa la presunta rassicurazione offerta al Marocco di assegnare la finale del Mondiale 2030 a Rabat per ricucire i rapporti con il blocco africano, sono bastate a placare il fronte del dissenso. Dalla FIFPro a figure simbolo come Luís Figo, le richieste di dimissioni o di un allontanamento immediato si sono moltiplicate. Il paradosso tragico per l'attuale dirigenza è il riaffiorare di dinamiche storiche che si pensavano archiviate: l'ombra della gestione di Sepp Blatter, di cui Infantino fu successore nel segno del rinnovamento, torna oggi a proiettarsi sull'attuale governance, accusata degli stessi accentramenti di potere e dell'identica deriva verticistica.
Cosa resta davvero del comunicato ufficiale della FIFA
È dentro questa cornice di isolamento che si colloca la nota diffusa dal governo del calcio mondiale. Nel testo, la FIFA interviene richiamando la totale legittimità delle procedure adottate dal proprio Presidente, affermando che "il Consiglio e l'amministrazione operano nella piena trasparenza e nel rispetto degli statuti vigenti", definendo le accuse circolate come "ricostruzioni prive di fondamento volte unicamente a destabilizzare l'istituzione". Un passaggio ulteriore ribadisce la bontà della gestione economica, sottolineando come "i risultati finanziari e la redistribuzione delle risorse al calcio di base costituiscano la prova tangibile di una leadership efficace e responsabile".
La valutazione sul piano analitico: atto d'ufficio, fuori tempo massimo
Nonostante i toni categorici, il comunicato fallisce il suo obiettivo sostanziale. Trattandosi di un documento emesso dall'apparato stesso guidato dall'imputato politico, la nota non possiede la terzietà necessaria per derimere la questione. La sensazione netta è che si tratti di un passaggio d'ufficio per adempiere agli obblighi di tutela dell'immagine aziendale, ma del tutto privo di forza persuasiva nei confronti delle federazioni continentali più critiche (a partire dall'Uefa e da ampi settori della CONMEBOL). Anziché riabilitare la figura di Infantino, il documento ne evidenzia la necessità di rifugiarsi nella burocrazia di palazzo per rispondere a contestazioni di natura eminentemente politica e strategica.
Elezioni 2027: il tramonto di un'era e la mappa informale della successione
La traiettoria appare ormai tracciata. Da qui alla scadenza elettorale del 2027, è verosimile che Infantino tenti ulteriori mosse tattiche a propria difesa, passando dalle concessioni sui diritti televisivi alle promesse di ampliamento dei tornei giovanili. Il tutto per provare a ricompattare le confederazioni di Asia e Africa. Tuttavia, la sua figura non incarna più il futuro e la stabilità della governance del calcio globale.
La perdita dell'autorevolissima sponda europea ed il logoramento dell'immagine pubblica rendono l'attuale Presidenza un elemento di debolezza per la stessa FIFA. Nel backstage della politica sportiva internazionale, la partita per la successione è nei fatti già cominciata. I profili capaci di approfittare di questo vuoto di leadership vanno cercati tra le figure d'argine dell'establishment continentale: dirigenti in grado di dialogare con la finanza globale senza spezzare il legame con la tradizione europea, o personalità di mediazione emerse nei quadri UEFA e nelle federazioni mediorientali di nuova influenza finanziaria. Il comunicato di Zurigo tenta di congelare il presente, ma la corsa al dopo-Infantino è già partita.