La Francia scarica Infantino, ma la strategia dei favori ad Asia e Africa blindano la rielezione FIFA
Anche la FFF ha detto no a Gianni Infantino e la rottura ufficiale tra la Federazione calcistica francese e l'attuale presidente FIFA segna un punto di svolta politico preciso e di non ritorno, alimentando un fronte d'opposizione europeo e sudamericano contro la governance in vista del congresso elettivo del 18 marzo 2027 a Rabat che sta diventando sempre più evidente. Eppure, se si andasse alle urne oggi, incredibilmente Infantino godrebbe comunque della maggioranza dei voti conservandone circa due terzi.
Perché Infantino è ancora rieleggibile malgrado il no della Francia
Infatti, nonostante l'ultima opposizione francese che consolida il fronte del no europeo, il sistema di voto della FIFA, basato su una quota paritaria per ogni nazione associata indipendentemente dal peso calcistico o economico, garantisce al Presidente uscente una solida base numerica: fortemente sostenuto dalla Confederazione africana (CAF) e asiatica (AFC) grazie ai programmi di sviluppo e all'allargamento del Mondiale, può contare su una maggioranza blindata che oscilla tra i 130 e i 140 voti sui 211 totali.
Se sul fronte meramente numerico, dunque, non sposta quasi nulla, il disallineamento della Francia si inserisce però in un discorso più generale, che smuove e rilegge gli equilibri di potere interni alla stessa FIFA. Amplifica la frattura con l'UEFA e un ulteriore appoggio alla CONMEBOL, a capo della "rivolta" anti Infantino. Le due federazioni, europea e sudamericana, raccolgono infatti il meglio delle superpotenze del calcio globale, che detengono campionati, diritti TV e campioni, svuotando la FIFA di una reale legittimità morale, che trasformerebbe un'eventuale vittoria di Infantino basata solo su nazioni di seconda o terza fascia: una leadership che sarebbe comunque isolata.
L'attesa del voto: le mosse di Infantino e la pressione UEFA
Ovviamente Infantino cercherà di mantenere il consenso attuale saldandolo nei prossimi mesi su una linea strategica ben consolidata: fare leva sulla redistribuzione delle risorse, confermando le garanzie attuali e future ai Paesi asiatici e africani. Ma la pressione della UEFA potrebbe alla fine spingere diverse federazioni minori a cambiare schieramento per evitare l'isolamento successivo. Il tutto è appeso ad un sottile filo su cui ogni parte si tiene in precario equilibrio e c'è attesa di capire quali saranno le reali alternative alla candidatura di Infantino: i regolamenti impongono la presentazione delle candidature ufficiali entro quattro mesi dal congresso elettivo, fissando il termine ultimo per l'autunno precedente. E l'eventuale discesa in campo di un profilo manageriale di alto spessore potrebbe ribaltare gli orientamenti della vasta schiera di federazioni oggi incerte.
Le candidature alternative a Infantino e la diplomazia
Ma chi potrebbe scardinare la FIFA oggi sempre in mano di Infantino? I primi rumors portano inevitabilmente ai vertici delle confederazioni continentali, col nome più spendibile in Victor Montagliani, attuale presidente della CONCACAF e vicepresidente della FIFA. Canadese, manager di lungo corso e figura chiave nell'organizzazione dei Mondiali del 2026, Montagliani è visto come l'unico vero profilo in grado di fare da ponte tra lo scontento europeo e il blocco delle Americhe. Durante la crisi estiva ha preso le distanze dallo stesso Infantino, proiettandolo in cima alla lista dei potenziali sfidanti d'area istituzionale.
Nelle ultime settimane hanno preso quota altre indiscrezioni fortemente legate a scardinare il voto delle federazioni più piccole e ancora incerte. C'è Lise Klaveness, presidente della Federcalcio norvegese, già nota per le sue storiche e durissime prese di posizione pubbliche contro la mancanza di trasparenza della FIFA e che rappresenterebbe un segnale di rottura totale e una svolta etica senza precedenti. Sul fronte puramente commerciale e di potere, ulteriori indiscrezioni verterebbero sulla figura di Nasser Al-Khelaïfi, presidente del PSG e capo dell'Associazione dei Club Europei (ECA), nonché da sempre grande amico di Aleksandr Ceferin, presidente UEFA.
Il problema più grande: i tempi e le regole delle elezioni FIFA
Le diplomazie anti Infantino si trovano però a fare i conti con un fattore tempo estremamente stringente: la scadenza tassativa per il deposito ufficiale delle candidature alternative è fissata esattamente al 18 novembre di quest'anno. Presentare un nome solo all'ultimo secondo utile potrebbe comunque far parte di una precisa strategia, per evitare che la macchina mediatica e politica possa muoversi in anticipo per disinnescare lo sfidante. Ma d'altro canto la discesa in campo di un profilo credibile prima della scadenza di novembre avrebbe un fortissimo impatto immediato, poiché darebbe coraggio a quella vasta schiera di federazioni minori che oggi non osano esporsi pubblicamente contro il presidente in carica. E, nel segreto dell'urna elettorale a Rabat, il prossimo 18 marzo 2027, potrebbero completare nell'ombra il grande tradimento, decidendo di voltargli definitivamente le spalle.