Il verdetto del Giudice Sportivo su Zlatan Ibrahimovic dopo Parma-Milan dice tre cose. La prima e più evidente alla luce della sanzione (una giornata di squalifica con ammenda di cinquemila euro): le frasi pronunciate dal calciatore nei confronti dell'arbitro Fabio Maresca non erano effettivamente così gravi come paventato dalle interpretazioni e dalla ricostruzione dei fatti. "Atteggiamento provocatorio e critica irrispettosa" sono i concetti chiave espressi a corredo delle motivazioni. Cosa vuol dire? Non c'è stato alcun insulto verso il direttore di gara.

Lo svedese ha sicuramente pronunciato qualche parola di troppo ma tra queste non c'è quel "bastardo" (o altro ancora di biasimevole) che avrebbe causato una sanzione più severa per censurare "epiteti gravemente insultanti ed espressioni irriguardose". Situazioni queste ultime contestate spesso, in particolare in questa stagione, ai dirigenti della Juventus (Paratici e Nedved) oppure ad allenatori (Gasperini dell'Atalanta).

La seconda: considerato che quanto elencato a verbale dall'arbitro Maresca non s'è rivelato passibile di provvedimenti esemplari, è la prima volta che in questo campionato nei confronti di un calciatore viene estratto il cartellino rosso diretto e comminata una squalifica (sanzione minima e inevitabile da regolamento) per "critica irrispettosa". Ovvero l'aver bofonchiato, borbottato, protestato tra i denti contro le decisioni del direttore di gara ma senza proferire offese.

La terza: il sonno della ragione genera mostri e il protagonismo li alimenta. Se Zlatan avesse fatto maggiore attenzione dopo l'ennesimo avvertimento dell'arbitro sarebbe stato meglio… non è stato atteggiamento degno di un giocatore della sua importanza e del suo calibro. Ha 39 anni, è il leader della squadra e farsi cacciare dal campo in maniera così ingenua in un momento delicato della stagione rischia di procurare danni peggiori. Del resto non è la prima volta che finisce sotto i riflettori per la sua impudenza, che fa parte del personaggio andato in scena a Sanremo ma il rettangolo verde è un'altra cosa.

Tutta colpa sua? No. La dissolvenza cambia campo e soggetto conservando lo stesso copione: anche Maresca non è nuovo a polemiche (e comportamenti) del genere, gli è già capitato d'inciampare nella sottile linea che divide l'autorità del ruolo con l'autorevolezza della sua interpretazione. E quando accade il finale è davvero surreale.