Kvaratskhelia dopo la Champions si rifiuta di rispondere a una domanda in russo: “Non lo parlo”

Media russi, ucraini e georgiani hanno dato ampio risalto al rifiuto opposto da Khvicha Kvaratskhelia all'esprimersi in russo nell'intervista in zona mista dopo aver vinto per la seconda volta di fila la Champions League col PSG battendo in finale l'Arsenal ai rigori. Il filmato mostra il 25enne ex Napoli rispondere in maniera secca, senza fare una piega: "No, non parlo russo".
Il rifiuto di Kvaratskhelia a rispondere in russo: "Non lo parlo". Ma non è vero, i motivi sono altri
I filmati dello scambio in questione, con Kvara che subito dopo si gira dall'altra parte per rispondere alle domande degli inviati georgiani, sono diventati virali sulle piattaforme social. E ovunque si sottolinea che il funambolico esterno volutamente non abbia risposto nella lingua di Putin, trovandovi dunque una matrice politica.
Kvaratskhelia infatti parla russo "abbastanza bene", come disse in una passata intervista. Del resto, ha giocato in Russia per qualche anno: dopo il prestito semestrale a 18 anni alla Lokomotiv Mosca, si è trasferito al Rubin Kazan, militandovi per tre stagioni. Lì ha iniziato a imparare la lingua. Ci sono vecchi video di lui che impara il russo, interviste in russo e momenti in cui lo parla con compagni o allenatori russi, come d'altronde è logico.
"Khvicha, dimmi in russo quali emozioni hai provato", è la domanda che si sente nitidamente nella zona mista della Puskas Arena di Budapest. Altrettanto nitidamente si sente la risposta di Kvara: "No, I cant' speak", prima di girarsi dall'altra parte. A meno che lo stesso calciatore non spieghi diversamente il suo rifiuto – che come detto non è certamente dovuto alla mancata conoscenza della lingua – l'interpretazione che ne danno quasi tutti è quella di tipo politico. Khvicha oggi capisce benissimo il russo, ma non vuole usarlo per motivi politici e identitari, una scelta comune tra tanti georgiani della sua generazione.
Perché molti georgiani rifiutano di parlare russo: le ragioni politiche
La motivazione è da cercare nella occupazione russa di Abkhazia e Ossezia del Sud, che dura ormai da quasi 20 anni. Nel 2008 la Russia invase la Georgia: la guerra durò soli cinque giorni e dopo la rapida vittoria militare, il Paese di Putin riconobbe Abkhazia e Ossezia del Sud come stati indipendenti. Da allora la Russia occupa militarmente queste due regioni.
Circa il 20% del territorio georgiano è sotto controllo russo ‘de facto', ma la Georgia e la stragrande maggioranza della comunità internazionale (ONU e Unione Europea in primis, ma anche gli Stati Uniti) tuttora considerano queste due regioni come territorio georgiano occupato dalla Russia. Solo cinque stati riconoscono la loro ‘indipendenza': Russia, Nicaragua, Venezuela, Nauru e Siria. Tutti gli altri no. Per i georgiani è una ferita nazionale aperta, e questo spiega perché tanti – inclusi calciatori come Kvaratskhelia – rifiutano di parlare russo: per loro è la lingua dell'occupante.