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Inter furiosa: pari con l’Atalanta e rabbia per l’episodio Sulemana-Dumfries, Chivu espulso

L’Inter è furente per il contatto non sanzionato da arbitro e VAR. Il distacco dal Milan secondo è di 8 punti ma potrebbe calare a 5 in caso di vittoria dei rossoneri a Roma contro la Lazio.
A cura di Maurizio De Santis
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L'Atalanta stoppa l'Inter a San Siro, le impone un pari pesante nella corsa scudetto che fa perdere le staffe a Chivu (espulso) per un presunto contatto tra Sulemana e Dumfries (che né l'arbitro Manganiello né il VAR ritengono punibile). E quando Krstovic la mette dentro il senso della beffa si accompagna a quello di rabia per un'ingiustizia subita. Ma, almeno dalle immagini a disposizione in cabina di regia, non è così. E la decisione presa dal direttore di gara (che aveva messo il fischietto in bocca poi ci ha ripensato) ha trovato conferma nel check che non ha richiesto alcuna revisione.

L'Inter è furente. Il distacco dal Milan secondo è di 8 punti ma potrebbe calare a 5 in caso di vittoria dei rossoneri a Roma contro la Lazio. Ma, al di là delle contestazioni arbitrali, ha letteralmente sprecato la possibilità di azzannare la ‘dea' quando poteva e mettere al sicuro il risultato. Pio Esposito è sembrato togliere le castagne dal fuoco ma è ha solo camuffato una sofferenza latente.

Non è stata bella la prestazione dei nerazzurri. Anzi, è stata la ‘dea' ad avere il migliore approccio alla sfida, legittimando con la conclusione di Scamacca (neutralizzata da Sommer) una prestazione fino a quel momento tenace, propositiva, pericolosa. Ma, come spesso accade in situazioni del genere, basta un'occasione perché il vento inizi a spirare nella direzione opposta. E l'Inter ne beneficia grazie alla rete dell'attaccante: da quel momento la squadra di Chivu inizia a ingranare, sale di giri, aumenta la pressione e dà un senso alla ragnatela di possesso palla nella quale l'Atalanta vi finisce imbrigliata. Ma resta viva.

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È l'Inter, però, che ha cambiato atteggiamento. Soprattutto nella ripresa mostra un piglio differente, un'intensità di concentrazione migliore, una maggiore capacità di trovare la profondità rintuzzando così ogni velleità dei bergamaschi. Cosa manca? La lucidità dell'ultimo tocco e anche quel pizzico di fortuna che t'aiuta quando meno te lo aspetti. I nerazzurri costruiscono un filotto di azioni che meritano miglior sorte ma alimentano solo rimpianti: Thuram la mette fuori di poco, Esposito e Dumfries (quanto è mancato il suo dinamismo!) sono murati in extremis, Mkhitaryan innesca ancora una volta il francese ma Carnesecchi salva nell'uno contro uno.

Là davanti, senza Lautaro non si cantano messe. Né gol. E si soffre. Succede così quando non piazzi il colpo del ko. Per fortuna che Carlos Augusto indossa i panni del difensore ovunque e chiude tutti gli spazi che può quando l'Atalanta sale d'intensità. Partita in ghiaccio? Niente affatto. Il contropiede mortifero dei bergamaschi è una mazzata tremenda per l'Inter che incassa un pari con lo stesso effetto di un cazzotto nello stomaco.

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