“Inganno” e “fiducia tradita”: cosa c’è scritto nella lettera di UEFA, AFC, CONCACAF contro Infantino

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Il documento congiunto è un attacco frontale all’attuale presidente FIFA, che vede indebolita la propria posizione. “La leadership nel calcio non è un possesso”, cosa può succedere adesso.

Adesso che ben 3 federazioni (UEFA, AFC e CONCACAF) hanno messo nero su bianco, in una lettera congiunta, l'aperta ostilità nei confronti del presidente FIFA, la domanda è una sola: come pensa Gianni Infantino di restare alla guida del calcio mondiale. E, soprattutto, crede davvero di poter resistere un anno (fino alle prossime elezioni) in un clima del genere? La metà delle 6 associazioni continentali hanno rilasciato una dichiarazione in cui criticano l'attuale governance per la sua condotta sul piano di investimenti per i Mondiali e la fondazione di una società (con apertura ai capitali privati di Fondi) per la gestione di tutto ciò che concerne la gestione gli aspetti commerciali e finanziari di eventi internazionali quali la Coppa del Mondo.

La parola più pesante nella lettera è "inganno"

Nella loro denuncia compaiono espressioni come "fundamental breach of trust", una violazione fondamentale della fiducia, e "deception", inganno. E ancora, un altro passaggio chiave, altrettanto forte: "La leadership nel calcio non è un possesso. Non consiste nel detenere – o pretendere di detenere – il potere. È un dovere di servizio nei confronti della famiglia del calcio che affida tale responsabilitàQuando la fiducia viene tradita attraverso l'inganno, quando un individuo pone sé stesso al di sopra della collettività che gli ha conferito autorità, quel dovere viene meno".

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Il messaggio filtrato attraverso il linguaggio diplomatico della politica sportiva è molto chiaro, lo si può leggere tra le righe: abbiamo i numeri per presentare una sfiducia formale (143 voti, quando ne bastano 106 su 211), puoi andare alla guerra oppure si può valutare un exit-strategy (fare un passo indietro ora) che risolva la vicenda in maniera meno traumatica. La discussione, infatti, ha cambiato completamente piano: non è solo una divergenza per la strategia economica adottata dalla FIFA ma una contestazione rumorosa sul modo in cui Infantino interpreta il suo ruolo ed esercita il potere.

Lo scontro sulla gestione del potere di Infantino

Ecco perché il progetto da 4.2 miliardi dollari è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso rispetto a una misura che s'era colmata da tempo. E che ci fosse malcontento lo si era intuito anche da quanto accaduto nel corso della recente edizione dei Mondiali per il rapporto molto (anche troppo) stretto con il Presidente USA, Donald Trump, e la sua conseguenza ingerenza in aspetti organizzativi e, addirittura, disciplinari (il caso Balogun).

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L'idea era allettante: vendere a investitori privati una quota del 20% dei diritti commerciali collegati alla Coppa del Mondo, con un'operazione che avrebbe potuto portare nelle casse della FIFA un fiume di denaro. Nel documento UEFA, AFC e CONCACAF non contestano un'opportunità di sviluppo del genere, ma un'iniziativa manageriale di questa portata avrebbe meritato ben altra condivisione d'intenti e, più ancora, una maggiore comunicazione con tutti i soggetti interessati lasciando loro la possibilità di conoscere e valutare i termini di un progetto di trasformazione radicale.

"Una proposta portata avanti con tempi estremamente compressi, senza una consultazione significativa – si legge ancora – e spinta verso una scadenza prima che le Federazioni membri potessero esaminarne adeguatamente i termini non è il risultato di una semplice svista: è il risultato di un disegno volto a limitare il controllo".

La domanda che ora Infantino non può evitare

Allo stato dei fatti e delle parole usate, la riflessione è semplice: quanto può essere ancora autorevole un presidente FIFA se una parte così importante della sua galassia (ben 143 mebri su 211) non si fida più di lui?

"Non è il comportamento di un custode del calcio, ma di chi ritiene che il calcio debba rispondere a lui. C’è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità. C’è distanza dove dovrebbe esserci apertura. Queste non sono le qualità che il calcio merita nella propria leadership. È per questo che abbiamo assunto questa posizione: non con leggerezza e non da soli, ma insieme e per senso del dovere nei confronti del calcio che serviamo. La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che questa unità venga oggi rispettata, con una leadership che serva il calcio e non cerchi di comandarlo".

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Infantino può tirare dritto per la sua strada, serrare i ranghi contando le federazioni alleate ma – al di là dei pettegolezzi generati anche da scandali di tipo sessuale – ma si trova dinanzi a una situazione spinosa. UEFA, AFC e CONCACAF (qui il testo completo della lettera) non hanno semplicemente bocciato un'operazione, hanno messo in discussione l'intera impalcatura sulla quale regge il governo del calcio mondiale.

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