Cosa rischia il Como dopo aver sforato i limiti delle regole UEFA con un calciomercato sontuoso
Il Como si conferma ancora una volta la regina di questo calciomercato appena chiuso. Il colpo Moise Kean, ufficializzato proprio nelle ultime ore della sessione di trasferimenti estiva, conferma ulteriormente le ambizioni del club lariano. La ciliegina sulla torta dopo l'inizio col botto rappresentato dall'affare Nico Paz col Real Madrid, riacquistato per 60 milioni di euro. E se si pensa che solo tra lo spagnolo e Kean il Como sia stato capace di arrivare quasi alla somma di 100 milioni, questa la dice lunga sulle disponibilità del club. Da qualche mese però si parla molto della questione economica relativa al Como, alle sue spese e alla possibilità o meno di poterle effettuare senza finire nei radar della UEFA rischiando sanzioni.
Ebbene, il discorso è più complesso di così, ma per la società della famiglia Hartono di certo non saranno problemi insormontabili. Ma andiamo con ordine. Dopo aver ottenuto un 10° posto nella stagione da neopromossa e aver conquistato in quella passata un posto per la prossima Champions League, ora il Como vuole fare una grande figura nei migliori palcoscenici d'Europa: la grande forza economica ha permesso al club di chiudere acquisti importanti a suon di investimenti enormi per una spesa complessiva da 137,5 milioni di euro. E quindi la domanda sorge spontanea: ha violato i regolamenti del fair play finanziario UEFA (oggi denominato Club Licensing and Financial Sustainability Regulations e cosa rischia se si considera che la perdita aggregata massima è di 60 milioni in tre esercizi?
Nell'ordine, al Como in questa sessione estiva sono arrivati Nico Paz per 60 milioni dal Real Madrid, poi Trevoh Chalobah per 30 milioni dal Chelsea e inoltre è scattato l'obbligo da 12 milioni per Morata sul prestito precedente. Finita? Neanche per sogno. Ecco che il club lombardo ha acquistato anche Luis Milla e Mattia Liberali per circa 6 milioni ciascuno e Moise Kean con un prestito oneroso e obbligo di riscatto per un totale di 35 milioni. Nel mezzo Yan Couto (circa 3 milioni di prestito + opzione/obbligo in area 20-30 milioni), Kaiki (prestito con obbligo intorno ai 14 milioni), Samuele Ricci, più l’arrivo in prestito di Robert Sánchez.
Le cessioni hanno portato circa 20-21 milioni e dunque il saldo finale è fortemente negativo, nell’ordine di 80-110 milioni a seconda di come si contabilizzano prestiti e obblighi futuri. Insomma, per la terza stagione di fila i conti del Como registrano un'impennata in termini di acquisti sul mercato estivo: 137,5 milioni di euro (2026/2027), 132,89 milioni di euro (2025/2026) e 97,7 milioni di euro (2024/2025). Tra obblighi e riscatti si è arrivati o si arriverà – a seconda anche del destino di alcuni acquistati con varie formule diverse in questa finestra di trasferimenti – in tre anni di Serie A (dal 2024-25) a oltre 340 milioni in acquisti.
Cosa prevede il regolamento UEFA e quali paletti impone al Como dal 2027
Può permettersi tali spese? Ebbene no, perché il Club Licensing and Financial Sustainability Regulations (Regolamento sulla sostenibilità finanziaria) stilato dalla UEFA, che prende in parte il posto del vecchio Fair Play Finanziario, per un club in Champions inserisce diversi paletti, due in particolare. Il primo, Football Earnings Rule, ovvero la perdita aggregata massima di 60 milioni in tre esercizi (fino a 90 milioni se ci sono indicatori di “buona salute finanziaria”: patrimonio netto solido, niente debiti scaduti, apporti soci, ecc.). In questa voce si escludono inoltre alcune spese “virtuose” (settore giovanile, femminile, infrastrutture, responsabilità sociale). L'altro paletto, Squad Cost Rule, ovvero il costo della rosa rilevante (stipendi di calciatori e staff tecnico + ammortamenti dei cartellini + commissioni agenti) non deve andare oltre il 70% dei ricavi pertinenti (ricavi operativi rettificati + risultato netto da cessioni calciatori).
I numeri sono già incompatibili con i tetti, ma nonostante il Como abbia sforato, le sanzioni non arriveranno subito. Il club non è ancora stato sanzionato perché è entrato quest'anno nel perimetro di monitoraggio UEFA dopo l'accesso alle coppe. Ecco perché la prima valutazione sostanziale è prevista nella primavera 2027, sui bilanci 2023-24, 2024-25 e 2025-26. L'ultimo triennio in pratica, che farà luce proprio sulla sostenibilità del club e i costi affrontati in questi anni. C'è da premettere che la UEFA ha chiaramente un occhio di riguardo per le squadre come il Como capaci di arrivare in Champions dopo una scalata rapida dai dilettanti. L'organo del calcio europeo sa benissimo che ci vuole del tempo per allinearsi a standard del genere tra strutture e spese accessorie ulteriori dovute proprio al grande salto in avanti per club che fino a qualche anno fa non erano ancora nel calcio professionistico.
Come farà il Como a non ricevere sanzioni come l'esclusione dalle coppe europee
Il rischio dunque, una volta effettuati i controlli in primavera, è che si incorra in una multa quasi certa, ma senza ulteriori problemi. Rispetto ad altre società infatti, il Como – di proprietà della famiglia Hartono che vanta un patrimonio da 50 miliardi – non ha alcun debito nei confronti delle banche poiché tutto viene coperto con versamenti continui dei soci. Come se fosse una startup. Si investe tanto consapevoli che tutti i ricavi collaterali alla squadra arriveranno dopo, ma senza l'ossessione di essere schiavi di fondi e investitori esterni, e appunto banche, per cui possono anche ottenere grosse perdite anno dopo anno.
Per la UEFA questo è fondamentale per alzare la soglia delle perdite accettabili e per questo il percorso standard è un "settlement agreement" (accordo di regolamento finanziario) di 3-4 anni come già fatto da Juve, Roma e altri o limitazioni sulla Lista A UEFA. E così da questo momento in poi, dal 2027, i vincoli diventano operativi e il Como dovrà inevitabilmente rientrare in qualche modo. Il percorso da fare prevede così di incassare i premi Champions, far crescere il club anche a livello di merchandising e tutto ciò che ne consegue attorno, e generare plusvalenze vere che sono state deboli rispetto alla spesa. Insomma, il Como firmerà un piano di rientro nella primavera 2027 e dovrà dimostrare, entro fine accordo con la UEFA, perdite sotto la soglia e costo della rosa che si aggiri al 70%. Il rischio e se vogliamo la grande sfida, è quello di avere ricavi da metà classifica e obblighi di riscatto accumulati. A quel punto poi le restrizioni sulla lista UEFA diventano il vero freno al progetto ambizioso del Como.