Un discorso motivazionale e molto emozionante. Il tono è quello del fratello maggiore. Dello sportivo venuto dal ghetto, che ha scalato le vette del calcio internazionale a mani nude abituato a farsi largo con forza e talento. Nella sua storia, nonostante l'atteggiamento da spaccone, c'è grande sofferenza. Ha imparato a esorcizzarla alla sua maniera: se credete sia solo un buffone, pieno di sé, vi sbagliate. Quell'aria da duro, imperturbabile, da ‘cattivo' e da macho e al tempo stesso è la corazza dietro la quale ha combattuto per arrivare dov'è.

Il monologo di Ibrahimovic a Sanremo

Zlatan Ibrahimovic mette da parte il ruolo di campione burbero e dall'ego smisurato, si presenta dinanzi al microfono. Per qualche attimo smette di recitare il personaggio che lo staff del Festival gli ha cucito addosso. Per qualche minuto non è più l'uomo che non deve chiedere mai. È al centro della scena, la occupa senza alcun timore. Chiede ad Amadeus di fargli spazio… È impeccabile, per l'abito che indossa e per la freddezza che mostra. Non tradisce emozione. Ha la voce ferma. E inizia quel monologo che nasconde un bel significato.

Tutti conoscevano già Zlatan prima di questo festival e allora perché è venuto qui? É venuto perché gli piacciono le sfide, l'adrenalina e crescere. se non sfidi te stesso non puoi crescere.

Quando scendi in campo puoi vincere o puoi perdere, io ho giocato 945 partite ne ho vinte tante, ma non tutte. Ho vinto 11 scudetti, ma ne ho anche perso qualcuno. Ho vinto tante Coppe, ma ne ho anche perse qualcuna. Sono Zlatan anche se non ho vinto tutte le partite.

Il fallimento non è una sconfitta ma l'inizio di una vittoria. Non è il contrario del successo ma una parte stessa del successo. Ibra snocciola alcune cifre della sua carriera, dalle partite giocate ai gol fatti, dagli scudetti conquistati alle Coppe che non è riuscito ad alzare al cielo, fino ai rigori… anche quelli che ha sbagliato. E va orgoglioso di tutto ciò che ha fatto, nel bene e nel male.

Sono Zlatan quando vinco e quando perdo. Ho fatto più di 500 gol, ne ho anche sbagliato qualcuno. Pochi… Qualche rigore andato male, ma il fallimento non è il contrario del successo: è una parte del successo.

Fare niente è il più grande sbaglio che puoi fare: ti dico una cosa se sbaglia Zlatan puoi sbagliare anche anche tu. Ogi giorno puoi fare la differenza: impegno dedizione costanza concentrazione. Ho organizzato questo Festival, che nel suo piccolo può essere di Zlatan. Ognuno di voi può essere Zlatan, non è mio Festival e nemmeno quello di Amadeus, è il vostro Festival. Quello dell'Italia intera. Grazie Italia, la mia seconda casa.