Non è una leggenda, bensì una verità. Quando il 3 gennaio 2006 Pep Guardiola firmò come calciatore con la squadra messicana dei Dorados de Sinaloa, poi resa famosa da Diego Armando Maradona nella sua ultima tappa come allenatore, il suo obiettivo non era quello di vincere nulla quanto quello di essere allenato per la prima volta da Juan Manuel Lillo. Il basco, solamente cinque anni più anziano di lui, era alla sua prima esperienza internazionale dopo aver allenato varie squadre di secondo piano in Spagna fin dall'età di vent'anni. Grande teorico ed eccellente tattico, il nativo di Tolosa è stato una delle principali fonti d'ispirazione per Pep insieme a Johan Cruyff e Marcelo Bielsa. Quindici anni dopo quell'incontro, il maestro, superato da un allievo fuori dal comune, è adesso il suo assistente in un Manchester City che per la prima volta da quando è allenato dal catalano ha raggiunto le semifinali di Champions e punta deciso alla vittoria della competizione.

Braccio destro

Dopo essere stato l'allenatore in campo di Cruyff nell'epoca del famoso ‘Dream Team' che alzò la Coppa dei Campioni nel maggio del 1992, Guardiola ha sviluppato una carriera da calciatore propedeutica a quella di tecnico, inanellando una serie di esperienze, tra cui quella al Brescia, nelle quali si faceva notare sia per essere colui che dettava i tempi sia per dirigere i movimenti dei suoi compagni. Se Carlo Mazzone è stato per lui un padre, Lillo è stato una sorte di fratello maggiore, o un mentore diretto proprio quando Pep cominciava a pensare di poter finalmente intraprendere la carriera da tecnico.

Nell'esperienza in Messico, uno dei compagni di squadra di Guardiola era Sebastian Abreu, storico attaccante uruguaiano ancora oggi in attività a 44 anni. Dall'Uruguay, dove gioca nel Boston River, il Loco, soprannome che condivide con Bielsa, definisce così a Fanpage.it il ritrovo tra Guardiola e Lillo: "Juanma è un allenatore spettacolare con il quale ho lavorato benissimo. Nel calcio non esistono maghi, ma lui ha segnato tutti i giocatori che ha allenato. Anche nel caso di Pep è stato così, visto che era a fine carriera e voleva avere un'esperienza pratica dal vivo con Lillo". Abreu, che ha giocato in oltre trenta squadre, è convinto che "Adesso la pozione magica è completa, perché si sono riuniti Beethoven e Picasso". L'uruguaiano esalta le qualità tecniche e umane di Lillo ricordando come "Nonostante non abbia potuto allenare nessuna grande squadra tutti ti parlano benissimo di lui. È un po' come quando ti danno la recensione di un ottimo ristorante fuori dalle guide turistiche attraverso un passaparola che ne conferma le grandi qualità".

Giramondo

Dopo un inizio strepitoso di carriera riflesso nelle due promozioni consecutive fino alla Primera División, con il Salamanca, quando aveva appena 29 anni, Lillo non è però mai riuscito davvero a trionfare né a imporsi in nessuna piazza importante. Nella stagione 2009-10 finì tredicesimo nella massima serie spagnola con un Almeria orfano del bomber Alvaro Negredo, eppure neanche quell'esperienza riuscì a dargli la spinta giusta per spiccare il volo in modo definitivo. Dopo due panchine in Colombia e una stagione in Giappone al Vissel Kobe, dove alle sue dipendenze giocava un tale Andrés Iniesta, il suo ultimo passaggio da prima guida è stato al Qingdao Huanghai cinese, con il quale ha ottenuto la promozione in prima divisione. Secondo di Jorge Sampaoli nella nazionale cilena e al Siviglia, Lillo è arrivato adesso allo zenit della sua carriera di assistente di livello assoluto. Una sorta di copilota di alto rendimento. Così si potrebbe definire il basco, un tecnico che non è passato per il campo di gioco ma dal cui bordo è riuscito a sviluppare una mente critica e sottile che gli ha permesso di scrivere, nell'ombra, un compendio tattico dinamico e sempre attuale.

Quindici anni dopo i primi scambi di opinione in Messico, oggi Guardiola e Lillo condividono la panchina di un Manchester City mai così forte, in quanto vincitore della Carabao Cup, attualmente in lizza per il titolo di Premier League e lanciatissimo in Champions. Se per molti può trattarsi solamente di una coincidenza, per Guardiola l'arrivo di Lillo lo ha aiutato a migliorare molto, e i risultati sono evidenti. Del resto, lo stesso Pep aveva ammesso che il suo segreto fosse proprio la presenza del suo amato Juanma: "Senza l'influenza di Lillo sarebbe impossibile stare dove stiamo. Lui vede cose che io non vedo e nei momenti difficili mi fa restare tranquillo". In fin dei conti, e in un rush finale di stagione che si annuncia cruciale, colui che da mentore è diventato assistente non ha mai smesso d'influenzare a livello intellettivo quello che per molti è il miglior allenatore del mondo.