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Il Como detta nuove regole: perché può togliere l’abbonamento a chi non va allo stadio e limita i tifosi avversari

Il club di Fabregas introduce un nuovo modello di gestione dello stadio: perdi l’abbonamento dopo tre assenze, nuove restrizioni allo stadio e lotta al secondary ticketing.
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Il Como è la rivelazione della scorsa stagione in Serie A. La squadra di Fabregas è passata nel giro di pochi anni dalla Serie C alla Champions League e adesso, al netto di regole finanziarie per le quali ha ottenuto una deroga proprio in virtù di una crescita esponenziale avvenuta in così poco tempo, si prepara a cambiare di nuovo pelle. Anzi, a giudicare dalle regole introdotte per la gestione dello stadio sembra anticipare una virata decisa nel rapporto tra società e tifosi. Il nodo è rappresentato da alcune prescrizioni indicate espressamente dal club e rivolte agli abbonati: chi salterà più di 3 partite casalinghe senza aver dato una valida motivazione rischia di perdere la tessera; nei settori diversi da quello assegnato agli ospiti non sarà consentito indossare maglie, sciarpe o qualsiasi altro gadget che richiami simboli delle formazioni avversarie.

Perché questa sterzata? Dietro queste misure rigide c'è la volontà di far sì che il rapporto di fiducia con i propri sostenitori sia blindato in base a una filosofia chiara: il posto allo stadio deve essere occupato da chi è davvero vicino alla formazione, non da chi acquista un abbonamento per poi non usufruirne pienamente o, peggio, rivendere l'ingresso per le partite più richieste. Il tentativo di proteggere i supporter più fedeli si coniuga con la battaglia contro il secondary ticketing. In questo solco s'innesta la novità che si avvicina molto al modello degli sport americani, dove la sottoscrizione non è solo un diritto acquistato dal tifoso e il tifoso stesso non è più il cuore dello spettacolo ma un cliente che deve sottostare a determinate regole.

Una rivoluzione che nasce anche da un'esigenza logistica: la capienza del Sinigaglia

La direzione tracciata dai lariani ha anche un'altra spiegazione di tipo logistico e organizzativo. La parabola del Como ha acceso i riflettori sulla società e sui calciatori guidati da Fabregas: non è più solo un "vecchio" club della Serie A che è tornato in auge ma un fenomeno di studio che s'è fatto largo accostando il calcio (e lo sport più in generale) a una nuova idea di brand esaltato in buona parte dai risultati sportivi ma anche dal corredo accessorio di showbiz che ruota intorno (si spiegano anche così le presenze di attori famosi, star di Hollywood, in tribuna).

Il Como non è più un "semplice" favola romantica del football tricolore ma una realtà internazionale grazie agli investimenti degli Hartono e al progetto tecnico sviluppato dall'ex calciatore. Il punto è che lo stadio Sinigaglia non è cresciuto alla stessa velocità. La capienza di circa 12 mila posti rende ogni partita di cartello un evento difficile da gestire: la domanda supera ampiamente l'offerta e ogni seggiolino libero rappresenta un'occasione persa per un altro tifoso. Da qui la decisione della società: proteggere il posto di chi segue realmente la squadra e limitare il fenomeno di chi blocca un abbonamento senza poi utilizzarlo.

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Tre assenze e perdi l'abbonamento: la regola che avvicina il Como al modello americano

La norma destinata a creare più discussioni riguarda gli abbonamenti. Il Como ha stabilito che gli abbonati che salteranno più di tre partite casalinghe senza aver avvisato il club dando una motivazione plausibile potranno perdere la tessera e il diritto alla prelazione per la stagione successiva. È un approccio più vicino agli sport professionistici americani: il posto allo stadio è una risorsa concessa a chi dimostra di utilizzarla.

Negli Stati Uniti, soprattutto negli sport come NBA, NFL e MLB, il rapporto tra squadra e possessore dell'abbonamento è molto diverso: il possesso di un season ticket nelle leghe professionistiche statunitensi non è un diritto permanente ma una licenza revocabile soggetta alle rigide prescrizioni previste dalle singole franchigie.

"I titolari di abbonamento – si legge nella nota ufficiale sul sito – che dovessero assentarsi a più di tre partite casalinghe senza aver informato preventivamente il club e senza un motivo valido, potranno perdere l’abbonamento e il diritto di rinnovarlo". Anche per quanto riguarda i ticket si dice: "i biglietti emessi per i sostenitori del Como dovranno essere ceduti esclusivamente ad altri tifosi del Como". Decisioni dettate dalla volontà "che ogni posto disponibile venga occupato da tifosi del Como" visto che "la domanda per le partite in casa dovrebbe essere più alta che mai e per garantire che il Sinigaglia rimanga uno spazio sicuro".

Dalla lotta al secondary ticketing alla difesa dei tifosi fedeli

Le parole del presidente Suwarso (nella foto sotto) dettano la linea in tal senso. "Diciamolo con sincerità nelle ultime stagioni ci sono state troppe occasioni in cui tifosi delle squadre avversarie hanno festeggiato all’interno dei nostri settori mentre tifosi del Como non sono riusciti a trovare un biglietto". Tradotto in termini pratici, ha chiarito come la scelta sia legata alla necessità di contrastare il secondary ticketing, la rivendita dei biglietti fuori dai canali ufficiali. Il rischio per il club è evidente: un tifoso può acquistare un abbonamento stagionale e poi mettere sul mercato le partite più richieste, soprattutto contro le grandi squadre, lasciando fuori chi vorrebbe assistere alla gara. La soluzione? L'abbonamento deve restare nelle mani di chi rappresenta davvero la comunità del club.

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Maglie avversarie vietate e la questione sicurezza

L'altra regola destinata a far discutere riguarda i simboli delle squadre rivali. Il nuovo regolamento del Como prevede che, ad eccezione del settore ospiti, non sia consentito entrare nei settori di casa con maglie, sciarpe o altri elementi riconducibili alla squadra avversaria. Un elemento di sicurezza e di maggiore controllo nella gestione degli accessi all'impianto, già applicata in altri campionati esteri.

Un esempio al riguardo è tratto da alcune esperienze recenti. Ad agosto 2025 ai tifosi dell'Inter fu vietato di indossare maglie nerazzurre in occasione di un'amichevole contro il Monaco. E nella scorsa stagione di Serie A non sono mancati episodi biasimevoli in tribuna: gli insulti rivolti ai dirigenti dell'Inter portarono Suwarso a scusarsi pubblicamente.

Inter, Juventus e Roma: cosa fanno gli altri club di Serie A

Anche altri club italiani hanno affrontato lo stesso problema, introducendo sistemi di monitoraggio dell'utilizzo degli abbonamenti legati alla presenza e al diritto di prelazione. La Juventus, da un paio di stagioni, richiede almeno il 70% di utilizzo (conteggiando anche i cambi utilizzatore) per mantenere la prelazione sull'anno successivo. L'Inter ha introdotto nel 2026 una regola più recente e più selettiva: almeno 8 presenze personali (i cambi di utilizzatore non contano) per conservare il diritto di rinnovo prioritario.

Il Como ha semplicemente scelto una soglia diversa (almeno 13 accessi, inclusi i cambi utilizzatore) e l'ha comunicata in modo più esplicito. Una strada diversa è stata scelta dalla AS Roma (e da diversi club europei), che ha puntato soprattutto sulla rivendita ufficiale: l'abbonato che non può andare allo stadio restituisce il posto attraverso piattaforme controllate dalla società (app "Il Mio Posto"), riducendo i posti vuoti e limitando il mercato nero.

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