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Ibrahimovic se ne va ai Mondiali per un mese mentre il Milan è in piena emergenza: perché può farlo

La figura di Zlatan Ibrahimovic è finita al centro del dibattito calcistico e sta facendo molto discutere in uno dei momenti più difficili della recente storia del Milan: il ruolo dell’ex attaccante, oggi Senior Advisor di Red Bird, viene spesso associato a scelte e nomine che non rientrano nelle sue competenze.
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Il Milan sta vivendo uno dei momenti più complessi della sua storia recente, sia a livello sportivo che societario e l'ambiente intorno al club rossonero è a dir poco ‘infuocato'. Dopo il licenziamento di Allegri, Tare, Furlani e Moncada per la mancata qualificazione alla prossima Champions League; la società capeggiata da Gerry Cardinale è davanti ad un nuovo ‘anno zero' e in attesa di conoscere chi saranno i nuovi vertici dell'area tecnica, con tanti nomi che circolano tra direzione sportiva e allenatore, c'è una figura che ha catturato le attenzioni di tutti: quella di Zlatan Ibrahimovic.

Negli ultimi mesi si è consolidata attorno all'ex attaccante, oggi senior advisor di RedBird, una narrazione che lo descrive come uno degli uomini più influenti nelle scelte del Milan, quasi una figura decisiva nelle nomine e nelle strategie sportive del club. Una percezione che, però, non coincide del tutto con la natura del suo incarico e che merita di essere analizzata senza semplificazioni.

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A generare questa situazione è stata anche la forte esposizione mediatica che ha accompagnato il ritorno di Ibra  nell'universo rossonero. Per diversi mesi Zlatan è apparso come il principale volto pubblico del progetto, assumendo una centralità comunicativa che ha finito per farlo identificare, agli occhi di molti, come uno dei principali decisori del club. Una dinamica che lui stesso ha, successivamente, riconosciuto come non del tutto efficace, ammettendo che quella scelta abbia contribuito ad alimentare interpretazioni non sempre corrette sul suo peso effettivo.

Nella pratica, Ibrahimović non occupa un ruolo esecutivo all'interno del Milan. La sua posizione è quella di Senior Advisor di RedBird, il fondo che controlla il club. Un incarico che consiste nel mettere a disposizione della proprietà esperienza, competenze, relazioni e una visione costruita in una carriera vissuta ai massimi livelli del calcio mondiale.

Ibrahimović tra campo e realtà: qual è il suo vero ruolo nel Milan

Le decisioni che riguardano la governance sportiva e aziendale, dalla scelta dell'allenatore a quella del direttore sportivo o dell'amministratore delegato, restano prerogativa della proprietà e delle figure incaricate della gestione del club. Ibrahimović partecipa alle discussioni, offre il proprio contributo e le proprie valutazioni, ma non è il soggetto chiamato a prendere questo tipo di decisioni.

Si tratta di un approccio coerente con la filosofia di RedBird, che nei propri progetti tende ad affiancare al management personalità riconosciute nei rispettivi settori, valorizzandone soprattutto il patrimonio di esperienza e relazioni. Il loro compito è fornire prospettive e supporto strategico, non sostituirsi a chi ha responsabilità operative.

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Ciò non significa, tuttavia, che tutte le critiche rivolte a Ibrahimović siano prive di fondamento. Se formalmente il suo ruolo è quello di consulente, la sua presenza pubblica e la sua influenza percepita hanno spesso reso meno chiaro il confine tra rappresentanza e responsabilità decisionale. In diversi momenti della stagione questa ambiguità ha contribuito a far ricadere su di lui aspettative e giudizi che normalmente sarebbero destinati a figure con incarichi più direttamente gestionali.

Negli ultimi giorni si è parlato molto del suo prossimo viaggio negli Stati Uniti, dove Ibra sarà opinionista per l'emittente Fox Sports ai Mondiali 2026, ed è stato preso, da una parte della tifoseria, come un segnale di distanza dalle vicende del club.

In realtà, proprio questo episodio evidenzia la natura del suo incarico: chi opera quotidianamente nella gestione sportiva e nel mercato vive questo periodo come il più intenso dell'anno, mentre un Advisor può continuare a svolgere il proprio lavoro anche lontano dalla sede operativa, mantenendo un dialogo costante con proprietà e dirigenti.

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Rimane comunque aperta una questione di comunicazione. Nel calcio le percezioni spesso contano quasi quanto i ruoli formali e, quando una personalità del calibro di Ibra occupa il centro della scena, è inevitabile che il pubblico gli attribuisca un'influenza superiore a quella prevista dal suo incarico.

Come direbbero i saggi, la verità, probabilmente, nel mezzo: Zlatan Ibrahimović non è il regista delle scelte del Milan, ma nemmeno una figura puramente ‘simbolica'. La sua forza risiede nell'autorevolezza accumulata nel corso della carriera, nel rapporto diretto con la proprietà e nella capacità di rappresentare il club e il progetto RedBird in contesti internazionali. Un'influenza reale, ma differente da quella esercitata da chi ha la responsabilità quotidiana delle decisioni operative.

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