"È stato un papà divertente e generoso, non si meritava un epilogo così". Nel giorno dei funerali celebrati nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano Giada Bellugi dà così l'ultimo saluto a papà Mauro, l'ex calciatore legato ai colori dell‘Inter e della Nazionale morto a 71 anni a causa del Covid. Il coronavirus aveva aggravato una patologia di cui era sofferente da tempo e lo aveva costretto al ricovero in ospedale. Non si era arreso nemmeno quando i medici gli dissero che, per salvarsi, avrebbe dovuto rinunciare alle sue gambe: ne subì l'amputazione a causa di una grave infezione, rammaricandosi per aver perso quella con la quale segnò l'unica rete della carriera (il gol realizzato di destro negli ottavi di Coppa dei Campioni del 3 novembre 1971 contro i tedeschi del Borussia Mönchengladbach).

Reagì alla sua maniera, con ironia e grande forza d'animo. Lanciò anche un monito a futura memoria, per ricordare a quanti ancora oggi hanno difficoltà a comprendere quale sia la pericolosità del contagio. "Si è unito a una malattia del sangue che avevo già ed è stato devastante – raccontò dal letto d'ospedale -. A tutti coloro che lo negano dico ‘venite a vedere' cosa significa". In un modo o nell'altro si sarebbe rimesso in piedi, nulla lo avrebbe fermato.

L'ex presidente dell'Inter, Massimo Moratti (anche lui presente alle esequie), si era anche offerto di aiutarlo a sostenere le spese per le protesi"Per uno come lui era difficile accettare le sconfitte, in campo come in spiaggia, figurarsi in un letto di ospedale", aveva rivelato la stessa figlia Giada, spiegando quale fosse lo spirito che ha supportato il padre anche nell'ultima, difficile partita della vita. "Se non ci fossero state Giada e Lory non avrei firmato per l’amputazione", le sue parole durante la trasmissione di Barbara d’Urso. Bellugi non ce l'ha fatta ma il suo ricordo ed "esempio per tutti i giovani", come sottolineato dall'ad nerazzurro Marotta, è un pezzo di storia del calcio e dello sport italiano.