Hakimi a processo per stupro: “Se non fossi stato famoso, non ci sarebbe mai stata un’inchiesta”

Achraf Hakimi è impegnato ai Mondiali con il Marocco, in ritiro gli è giunta la notizia che la Corte d'Appello di Versailles lo ha rinviato a processo con l'accusa di stupro per la denuncia fatta nel 2023 da una donna (la cui identità non è nota) che sostiene di aver subito violenza sessuale nell'abitazione del calciatore. L'ex difensore dell'Inter, oggi al Paris Saint-Germain, aveva presentato ricorso contro la possibilità che il caso avesse una coda in tribunale ma la sua versione dei fatti non ha convinto i giudici francesi, certi di avere in mano elementi a sufficienza per istruire un procedimento penale. L'incipit del post condiviso su X dal calciatore fa riferimento proprio a questo aspetto per raccontare pubblicamente cosa sente: "La giustizia mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: Se non foste conosciuto, non ci sarebbe mai stata un'inchiesta".
Hakimi e il presunto stupro: l'episodio risale al 2023
L'inchiesta che ha portato al processo è nata dalla denuncia presentata da una giovane donna che è entrata in contatto con Hakimi tramite Instagram. Quell'approccio avrebbe creato l'occasione per un incontro che – secondo la deposizione della querelante – sarebbe avvenuto nel febbraio 2023 nell'abitazione del calciatore. E lì sarebbe stata violentata.
Hakimi ha sempre negato ogni accusa, sostenendo la propria innocenza fin dalle prime fasi dell'indagine e si trattasse di una forma di ricatto a scopo di lucro. "Ho scelto di tacere per anni – si legge ancora nel post condiviso sui social dal calciatore -. Ho pensato che rimanere degno, essere paziente e avere fiducia nella giustizia avrebbe permesso che venissero prese le giuste decisioni. Oggi, una storia che non è la mia viene raccontata a scapito della mia famiglia, della mia vita e soprattutto della verità".
La difesa del giocatore: "Accuse false e contraddizioni evidenti"
A scendere nel dettaglio della tesi difensiva ci ha pensato l'avvocato di Hakimi, Fanny Colin, avvocata del calciatore, che ai microfoni di RMC Sport ha espresso forte disappunto per l'esito del ricorso. "Qualsiasi altro caso del genere si sarebbe chiuso con la pronuncia di un non luogo a procedere. Ci troviamo di fronte ad accuse false, contraddizioni evidenti e perizie psicologiche che attestano l'ambivalenza e l'assenza di lucidità della donna sugli eventi che ha denunciato".
Secondo la difesa, Hakimi attende ora il dibattimento per poter fornire la propria versione dei fatti davanti ai giudici. È lo stesso calciatore a ribadirlo nell'ultima parte del suo post: "A volte ho la sensazione di essere diventato un bersaglio facile. Aspetto questo processo dal primo giorno. E ora lo aspetto con impazienza. Finalmente, potrò parlare".