Giuseppe Riso: “La mia vita è cambiata grazie a Mino Raiola. Mi disse: devi litigare con Galliani”

Giuseppe Riso è uno dei procuratori più importanti del panorama calcistico, ormai non solo italiano: quel ragazzo di Reggio Calabria che sognava come tutti i bambini di diventare calciatore e a 14 anni si era trasferito a Milano guadagnandosi da vivere e pagandosi gli studi in Economia e Commercio facendo lavori come tipografo, magazziniere, venditore porta a porta, postino e cameriere, oggi fattura 20 milioni annui con la sua agenzia, la GR Sports (fondata nel 2012), con la quale movimenta giocatori per un valore di 400 milioni all'anno.
La storia di Riso, raccontata da lui stesso al podcast ‘Chapeau', fa capire bene come saper cogliere le occasioni quando si presentano – ovviamente possedendo sveltezza di pensiero e capacità di fare – può fare la differenza tra restare anonimi o realizzare i propri sogni. La sorte ha fatto incrociare a Giuseppe persone come Adriano Galliani e Mino Raiola: il primo fu il suo ‘lasciapassare' nel mondo del calcio di altissimo livello, il secondo gli spiegò che a un certo punto sarebbe stato necessario "litigare" con lo storico AD del Milan per rompere quel cordone e fargli capire che lui era ‘dall'altra parte'.
La storia di Giuseppe Riso: da giovanissimo cameriere a San Siro al ristorante ‘Giannino'
Tutto nacque dal suo lavoro di cameriere a San Siro: "Il capo del catering mi prese in simpatia, mi portava in giro con lui. La sera mi invitava a cena da qualche parte, c'era magari Braida, c'era Moggi, c'era tutta gente pesante del calcio. Loro erano tutti in abito, quindi io col primo stipendio delle poste mi compro il primo abito. Mangiavamo, ma io volevo ascoltare, inizio a vedere arrivare i primi procuratori che parlavano con loro a cena e quindi da lì ho sentito il fuoco, ho detto ‘ecco, questa è la roba mia'. Quindi mi era iniziata a venire l'idea di collegare lo studio da manager al calcio, che era sempre stata la mia passione".

La classica ‘sliding door' è una scelta difficile che sarà decisiva per il prosieguo della vita di Riso: "Faccio un concorso per essere definitivo alle poste. Mentre vado a firmare questo contratto, e chiaramente da casa mia in Calabria chiamavano tutti, dall'altra parte sempre il capo del catering mi propone di andare a lavorare al ‘Giannino', il ristorante più famoso in assoluto in Italia. Là c'era tutto il calcio. Quindi fondamentalmente mi ritrovo a dover fare una scelta: il posto fisso a 1300 euro o i 500 euro del ‘Giannino'. Allora a quel punto mi ricordo, mentre vado per firmare, chiamo mio papà e lui mi disse una frase bellissima: ‘Tu fai la cosa che ti rende felice, perché io so che in quello che fai ce la metti tutta'. E noi avevamo bisogno dei 1300 euro. Quindi a quel punto io non vado a firmare questo contratto e inizio da ‘Giannino' dove mi davano poco, lavorando veramente tutti i giorni, 24 ore al giorno".
Adriano Galliani un giorno: "Ma scusi, ma lei chi è?"
A questo punto entra in scena Adriano Galliani, all'epoca potentissimo plenipotenziario nel Milan di Berlusconi: "Al ristorante divento un po' una persona di fiducia e il proprietario era legato molto a Galliani. E da lì inizio a sbrigare delle faccende anche per Galliani, ma lui non sapeva neanche che le facevo io queste faccende. Tipo, loro viaggiavano per la Champions e tornavano alle 3-4 di notte e volevano i giornali freschi, quindi io andavo alle 3 in edicola, aspettavo i giornali e poi li portavo a casa di Galliani e lui vedeva solo la mano. Vedeva la mano e poi chiudeva la porta".

Si arriva al 2007 e il legame con Galliani diventa esplicito e sempre più solido: "È stata una storia assurda, incredibile, perché io ero molto legato alla sorella del signor Galliani, io l'accompagnavo spesso a fare delle cose sue personali, e mentre siamo a un pranzo da ‘Giannino', stavo lavorando, un giorno lui disse: ‘Ma scusi, ma lei chi è?'. Erano già 2-3 anni che giravo per i tavoli… "Sa, studio economia, qua do una mano". Allora mi fa sedere a un tavolo, da lì lui mi fa una domanda, parlava di un calciatore con un procuratore, e io gli dico: ‘Secondo me non è un grande calciatore questo'. Perché ho pensato che questa è la mia occasione, non posso essere da zero a zero, devo fare qualcosa. Quindi glielo dico e lui mi dice: ‘Ma scusi, ma lei che ne sa?'. ‘No, sa, voglio fare il procuratore, io vado spesso a vedere gli allenamenti dei ragazzi'. Questo ragazzo giocava al Milan. Lui non mi rivolge più la parola tutto il pranzo, non mi guarda proprio neanche. Io disperato, mi sono detto ‘pronti via, ho fatto una cazzata, ho esagerato'".
E invece Galliani è rimasto molto colpito dall'intraprendenza di quel ragazzo così giovane: "Passate due settimane, inizia a chiedermi, mi rincontra e mi chiede: ‘Cosa hai visto oggi? Cosa hai visto oggi? Cosa hai visto oggi?'. Io glielo dicevo. E poi un giorno mi ricordo che viene a vedere la Primavera del Milan, mi faccio vedere, lo saluto da lontano e lui cazzo mi chiama, dice ‘vieni qua' e mi fa sedere accanto a lui. Eravamo noi due e tutto il vuoto intorno. La gente dice: ‘Ma questo chi cazzo è?'. E io lì cosa faccio? Vado dai primi calciatori, Cristante, Petagna, erano piccolini, avevano 14 anni, e gli dico ‘venite con me, state con me', perché sto accanto a lui, penso che in quel momento fosse la persona più potente del calcio europeo. E allora i ragazzi mi hanno dato fiducia e ho iniziato a seguire i primi calciatori che erano proprio Cristante e Petagna, ce li ho ancora, e da lì inizia un po' un'onda".

Il litigio con Galliani, ‘suggerito' da Mino Raiola: "Ci siamo parlati di nuovo dopo mesi, grazie alla sorella"
Qualche tempo dopo sarebbe arrivato l'altro episodio che avrebbe chiuso il cerchio e fatto nascere definitivamente il Giuseppe Riso procuratore, la rottura con Galliani, vaticinatagli da Mino Raiola: "Con una frase mi ha cambiato la vita. Mi dice: ‘Se vuoi fare questo mestiere, devi litigare con Galliani'. Io ero lì che facevo di tutto per stare attaccato e invece ho capito quello che intendeva, nel senso ti deve riconoscere anche dall'altra parte, perché altrimenti ti vede solo come uno che gli sbriga le cose e non ti rispetterà mai nella fase di trattativa. Ho capito dopo tre quattro mesi la frase che ha detto quel genio. Da lì poi nasce la prima discussione con Galliani, il primo litigio con Galliani: per 6 mesi non ci siamo parlati, che lui non voleva più vendere Cristante al Benfica. Poi l'ho venduto, litigando con Galliani, e chi mi ha salvato il culo poi è stata la sorella, che mi ha fatto fare pace perché mi amava e quindi mi ha salvato e ci ha rimesso poi in contatto dopo 7-8 mesi. Però devo dire la verità, che poi alla fine ha avuto ragione Mino perché il nostro rapporto è cambiato. Poi lui ha cominciato a vedermi anche sotto un altro aspetto. Come un pari? Non esageriamo…".