Concludere il campionato, a costo anche di giocare fino a estate inoltrata. Se e quando riprenderà la Serie A è un'incognita che l'assemblea di Lega non è riuscita a sciogliere. Impossibile farlo alla luce della situazione di emergenza nazionale per i contagi da Covid-19, il morbo che ha infettato il cuore dell'Europa e che in Italia ha stretto nella morsa in particolare il Nord del Paese. Impossibile ipotizzare una ripresa degli allenamenti – gli stessi calciatori hanno fatto finora forti resistenze temendo per la salute – o addirittura cerchiare una data in calendario perché – sia pure a porte chiuse – si riparta.

Eppure il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, resta fiducioso nonostante l'ipotesi accarezzata da buona parte delle società sia addirittura la sospensione della stagione con la cancellazione delle retrocessioni e un torneo – il prossimo – a 22 squadre. Il numero uno del calcio italiano non ha mai abbandonato l'idea che a maggio (anche verso la fine del mese) ci possa essere di nuovo il fischio d'inizio.

Per cultura mi arrendo con grande difficoltà – ha ammesso Gravina a Radio Marte -. Fino a quando avrò la possibilità, conserverò la speranza di far ripartire i campionati. Farò qualsiasi tentativo per arrivare a questa definizione. Sono consapevole che è prematuro pensare a una data, ma dobbiamo pensare in positivo. Proveremo a fare il massimo per giocare anche a costo di chiedere il supporto di Uefa e Fifa, di andare oltre il 30 giugno quindi sfruttando anche luglio e agosto.

Si appella al "buon senso", dice ancora Gravina nel corso dell'intervento radiofonico. La mediazione è difficile considerato che, eccezion fatta per la Lazio (Lotito è uno dei fautori della ripresa a breve termine), la maggior parte dei club va in senso opposto. La Sampdoria – tanto per citare un esempio – è nettamente contraria, non foss'altro perché proprio quella doriana è una delle società che ha fatto registrare il maggior numero di casi di positività al Coronavirus.

Parlare di annullamento della stagione lo ritengo una sconfitta mia e del valore della competizione. Rinuncio, ostinatamente, a fare riflessioni che portano a una conclusione del genere. Finché sarà possibile, continuerò a rigettare queste ipotesi.

Sul tavolo, però, c'è anche la questione economica e degli introiti ridotti notevolmente a causa della situazione attuale. Mancati incassi che le società dovranno recuperare in qualche modo. Un'ipotesi è il taglio dei costi delle rose (a cominciare dagli stipendi dei calciatori) ma allo studio ci sono anche altre proposte come chiarito dallo stesso Gravina.

Chiediamo al Governo – ha aggiunto il numero uno federale – di agevolarci con una serie di norme che possano dare uno sviluppo moderno al nostro calcio.