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Favola Insigne alla prima da titolare col Pescara: in gol con gli abruzzesi a 14 anni dall’ultima volta

Lorenzo Insigne firma l’1-1 del Pescara nella vittoria in rimonta contro il Palermo alla sua prima da titolare: gol all’Adriatico 5041 giorni dopo l’ultima rete in biancazzurro.
A cura di Michele Mazzeo
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La sceneggiatura è di quelle che a Pescara non si dimenticano: sotto di un gol e con lo stadio in apnea, Lorenzo Insigne si prende la partita e firma il pareggio. Il Palermo passa avanti con Pohjanpalo, poi al 55′ arriva la giocata che cambia l'inerzia, accende l'Adriatico e lancia i padroni di casa verso la vittoria in rimonta: il napoletano riceve l'assist di testa di Di Nardo e davanti a Joronen non trema, chiudendo l'azione con la lucidità di chi sa esattamente dove mettere il pallone.

È la sua prima gara da titolare dal ritorno in biancazzurro e non poteva avere contorni più simbolici: in campo dal primo minuto, con la fascia da capitano al braccio, dopo essere rimasto in panchina contro Mantova e Avellino e aver assaggiato il campo da subentrato contro Catanzaro e Venezia. Stavolta, invece, Gorgone gli consegna le chiavi: Insigne si muove alle spalle di Russo e Di Nardo, prova a inventare, cerca la porta e alla fine la trova. Nel primo tempo è tra i più vivi: al 33′ si prende il duello con Peda, lo salta con un tunnel e prova il pallonetto, che però si alza oltre la traversa. È il segnale di una serata in cui il Pescara, almeno per un'ora, ha ritrovato una guida tecnica e mentale.

Il dato che racconta meglio la portata del momento è quello dei numeri: l'ultima rete col Pescara risaliva al 12 maggio 2012, 2-0 al Torino. Da allora sono passati 5041 giorni. Il tempo di una carriera che lo ha portato lontano, tra l'esplosione definitiva in Serie A e gli anni da simbolo altrove, e che ora lo riporta nel punto in cui tutto era cominciato.

Ed è qui che la "favola" vive il suo flashback, quello che a Pescara conoscono a memoria: la sua prima volta in biancazzurro coincise con una delle stagioni più belle viste in Serie B. Era il Pescara della Zemanlandia, un laboratorio che giocava d'istinto e ad alta velocità, capace di trasformare un campionato complicato in una cavalcata diventata iconica. In quel gruppo c'erano Ciro Immobile e Marco Verratti, due talenti destinati a prendere strade enormi, e c'era Insigne, esterno leggero e imprevedibile, che in quel sistema trovò spazio per esprimere il meglio: corse, tagli, combinazioni rapide e gol che avevano già il sapore del "grande".

Quel Pescara non fu solo una promozione: fu un marchio, un modo di stare in campo che rese la squadra un riferimento e che, per tanti, è rimasto l'ultima vera epopea romantica della categoria. Per questo il ritorno di Insigne oggi non è soltanto un'operazione tecnica o di entusiasmo: è un richiamo diretto a quella memoria collettiva, a un tempo in cui l'Adriatico era teatro di calcio "puro" e i ragazzi di allora sembravano poter ribaltare qualsiasi gerarchia.

Quando Insigne esce dopo circa un'ora, lasciando spazio a Meazzi, l'applauso lungo dello stadio è più di un ringraziamento per un gol: è il segno di un'identificazione che non si è mai spezzata. Il Pescara lo riabbraccia, Insigne ritrova la rete e, soprattutto, riapre una promessa: a 34 anni può ancora essere decisivo, perché certe storie, quando tornano nello stesso stadio e con la stessa maglia, non hanno bisogno di effetti speciali. Basta un pallone messo dentro, 14 anni dopo, per far credere di nuovo a tutto.

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