Dembélé è diventato il maestro del pressing ossessivo e in PSG-Bayern ne ha dato un’altra lezione

Pressing feroce e sguardo fisso su pallone e portiere. Così Ousmane Dembélé ha provato a mettere in difficoltà il Bayern Monaco nel corso della semifinale d'andata di Champions vinta dal suo PSG contro i tedeschi con un pirotecnico 5-4. L'attaccante francese ha messo in atto la stessa "arma" utilizzata e diventata virale già lo scorso anno quando a giugno 2025 i parigini riuscirono a battere l'Inter in finale di Champions. Nelle immagini viste anche nella serata di ieri si vede Dembélé pressare con forza Neuer e la difesa avversaria con ferocia e tenacia. L'idea è quella di soffocare la costruzione dal basso avversaria.
Se Dembélé pressa il portiere, lo costringe a un rilancio lungo impreciso o all'errore, permettendo al PSG di recuperare palla nella trequarti avversaria e colpire immediatamente a difesa scoperta. Luis Enrique ha dato questo compito soprattutto a Dembélé il quale possiede una velocità di punta e una rapidità nei primi passi fuori dal comune. Questo lo rende perfetto per il pressing sul portiere: può coprire i 10-15 metri che lo separano dall'estremo difensore in un tempo brevissimo, togliendo tempo di pensiero e di coordinazione a chi deve calciare. Anche se non tocca palla, la sua sola presenza "frenetica" induce all'errore.
A cosa serve il pressing di Dembélé e cosa gli chiede Luis Enrique
Proprio a proposito di questo Dembélé ne ha parlato nel corso dell'intervista post partita rilasciata a CBS Sports Golazo davanti a Carragher, Henry e Richards. A precisa domanda sul pressing asfissiante da lui effettuato in partita l'attaccante francese ha immediatamente risposto con una battuta: "È semplice: se non corri e non pressi, Luis Enrique ti mette in panchina". Spesso il suo pressing sul portiere non serve a rubare palla direttamente, ma a oscurare le linee di passaggio. Orientando la corsa, Dembélé "chiude" il passaggio verso il terzino o il mediano. Se il portiere è costretto a giocare verso il lato opposto, il PSG ha già scalato i restanti dieci giocatori per chiudere la gabbia.
Luis Enrique ha trasformato Dembélé rispetto a quanto accadeva con Mbappé
Insomma, non fa una piega e per il momento i risultati danno ragione sia al PSG che a Luis Enrique il quale ha saputo valorizzare al meglio Dembélé sfruttando tutte le sue qualità e potenzialità tanto da portarlo anche a conquistarsi l'ultimo Pallone d'Oro. L'allenatore del PSG ha trovato in Dembélé il prototipo dell'attaccante moderno ideale per il suo gioco: sacrificio in fase difensiva, pressing alto e disponibilità al lavoro di squadra, uniti alla capacità di creare assist.
Diversamente da quanto accadeva in precedenza con Mbappé. Sebbene quest'ultimo garantisse numeri straordinari in termini di gol, l'allenatore spagnolo desiderava maggiore partecipazione difensiva e coesione, ritenendo che l'attaccante, oggi al Real Madrid, a volte portasse a un gioco meno collettivo.
Lo stesso allenatore del PSG ha sottolineato l'importanza del suo lavoro pubblicamente proprio a seguito della Champions League della passata stagione vinta nettamente contro l'Inter di Simone Inzaghi: "Il modo in cui Ousmane Dembélé ha difeso in questa finale è l'esempio di come si guida una squadra. Ha corso per tre giocatori". Ed è quello che probabilmente vedremo fino alla fine della Champions per il PSG che si appresta a giocare – da calendario – l'ultima gara più l'eventuale finalissima da giocare.