Cristiano Ronaldo dice addio al Portogallo: “Me ne vado a testa alta. Non ho mai mollato anche quando ho fallito”
Cristiano Ronaldo ha detto basta, "è giunto il giorno di restituire la maglia numero 7 della nostra nazionale. Non l'ho mai sentita esclusivamente mia. Ma per 23 anni ho avuto il privilegio e la responsabilità di indossarla, difenderla e portarla con me negli stadi di tutto il mondo". Così è iniziata la lunga e accorata lettera a cuore aperto che ha sancito insindacabilmente la fine dell'avventura con la propria nazionale da parte di Cr7.
L'annuncio è arrivato oggi, 5 novembre, a ventiquattr'ore dalla lista dei giocatori che verranno convocati per le ultime due partite del Portogallo in Nations League. Non c'è un singolo episodio dietro la scelta, ma il tempismo è difficile da ignorare perché segue di poco lo scontro acceso con l'attuale CT dei lusitani, Jorge Jesus.
Il messaggio di Cr7, si rivolge al suo popolo e lascia da parte numeri e record
Chi si aspettava un elenco di trofei è rimasto sorpreso e decisamente deluso perché Ronaldo nella sua lettera d'addio si è rivolto principalmente alle persone che in tutti questi anni si sono identificate nella maglia del Portogallo: gli emigrati che per 90 minuti si sono sentiti più vicini a casa, i compagni, i membri degli staff che nelle foto non compaiono mai, la famiglia che ha accettato infinite assenze e tanti sacrifici. Dice che la maglia non l'ha mai sentita solo "sua" e che vuole restare un tifoso come gli altri: "Il Portogallo sarà sempre dentro di me" è non a caso l'incipit del tutto.

Poi ricorda anche i momenti difficili, le sconfitte che fatica ancora a ricordare, le volte in cui non è riuscito a dare ai portoghesi ciò che volevano, in un mix di video e fotografie che riassumono solo parte dei 23 anni condivisi in Nazionale, uniti dal filo invisibile dell'amore incondizionato per la maglia unito al senso di dovere e di rispetto che ha sempre nutrito. Non a caso, l'immagine che sceglie come ultima è quella dell'inno prima del fischio d'inizio: tribune, famiglie, bambini, nonni, e una sola passione.
Cosa è successo prima dell'annuncio del ritiro: i problemi con Jesus
Il 30 settembre Ronaldo aveva lasciato il ritiro di Copenaghen alla vigilia della sfida con la Danimarca, dopo essere rimasto in panchina nella vittoria per 2-1 sulla Norvegia senza gradire le parole del CT Jorge Jesus in conferenza stampa. Il 6 ottobre aveva poi diffuso una lettera, scusandosi con i compagni e con i tifosi, ma accusando il tecnico di non aver mantenuto la parola data, sostenendo di essersi riscaldato dall'intervallo senza mai essere chiamato. Ma aveva anche chiarito di essere disponibile a tornare dopo la squalifica.
La sanzione era arrivata da parte della Federcalcio lusitana con 30 giorni di sospensione, retroattivi, quindi tali da non impedirgli di tornare a disposizione per le gare di novembre e per questo il suo nome era finito tra i pre-convocati per le sfide alla Danimarca e al Galles. La lista ufficiale è attesa per domani, 6 novembre, ma con l’annuncio di oggi, il quadro cambia definitivamente.

Cosa lascia Cristiano Ronaldo e cosa cambia nel Portogallo dopo di lui
Cristiano Ronaldo è stato l'anima, il corpo, la mente del Portogallo: se ne va con 234 presenze e 146 gol, è primatista assoluto tra le nazionali maschili, con gli storici successi all'Europeo del 2016 e nelle Nations League del 2019 e del 2025. L'ultimo Mondiale 2026, il sesto personale per lui, si era chiuso invece già agli ottavi contro la Spagna. Ma questi numeri, nel giorno dell'addio, Cr7 li ha cancellati dalla memoria, rivolgendo il proprio pensiero unicamente alla sua gente e al "valore" che rappresenta la maglia del Portogallo.
Eppure restano anche alcune domande. Nel testo non si parla di partite d'addio, mentre a ottobre aveva accennato alla possibilità di una o più gare di saluto e dunque non è chiaro se giocherà ancora anche semplicemente in modo simbolico per salutare indossando sul campo la casacca della nazionale. A fine settembre, dopo la partenza di Ronaldo dal ritiro di Copenaghen, la 7 era già finita sulle spalle di Rafael Leao nella vittoria per 4-2 contro la Danimarca. Per l’attaccante, abituato alla 17, era stato il primo assaggio di un numero che il suo idolo portava dal 2008, ma da oggi tutto cambia: la maglia adesso è a totale disposizione.
Il discorso integrale dell'addio di Cristiano Ronaldo alla Nazionale portoghese
"Oggi è giunto il momento di consegnare questa maglia al futuro. Non è stata una decisione facile, perché certe decisioni non si prendono solo con la testa, ma anche con il cuore. Sto chiudendo un viaggio iniziato nell'agosto del 2003 e che ha cambiato la mia vita per sempre. Quando ripenso a tutto quello che ho vissuto con la nazionale, non vedo solo partite, gol, record o trofei. Vedo persone. Vedo immigrati che, per 90 minuti, hanno sentito il Portogallo un po' più vicino. Vedo milioni di portoghesi che non ho mai incontrato personalmente, ma che hanno fatto parte della mia vita. Perché in fin dei conti, il calcio è molto più di un semplice gioco. Il calcio è fatto di persone"
"Durante tutta la mia carriera in nazionale, ho cercato di superare i miei limiti. Volevo vincere, volevo essere il migliore, volevo fare la storia. Mi sono sempre spinto al massimo. Ho sempre voluto di più, ho sempre creduto che potessimo andare oltre. E ho dato tutto quello che avevo per questa maglia. Ci sono stati pomeriggi e serate perfetti, ci sono state vittorie che non dimenticherò mai, ci sono state sconfitte che ancora oggi faccio fatica a ricordare. Anch'io ho fallito, anch'io ho sofferto, ci sono stati momenti in cui non sono riuscito a dare al popolo portoghese ciò che desiderava così ardentemente. Ma non mi sono mai arreso. E soprattutto, non ho mai smesso di essere orgoglioso di rappresentare il Portogallo"

"Nel corso degli anni ho imparato alcune cose molto semplici. Gli obiettivi vanno e vengono, i trofei finiscono nei musei, i record vengono prima o poi battuti. Ma c'è qualcosa che il tempo non potrà mai cancellare. Il posto che occupiamo nel cuore delle persone. Se mai vi ho reso felici, se uno dei miei obiettivi vi ha mai fatto abbracciare qualcuno, dimenticare una preoccupazione o sentire orgogliosi del nostro Paese, allora ne è valsa la pena. Perché essere portoghesi significa anche questo"
"Abbiamo sofferto insieme, ci siamo rialzati insieme. Abbiamo ritrovato la fede. Il Portogallo avrà sempre bisogno di giovani che sognano. Di giocatori che non si arrendono mai. Di nuove generazioni che credono sia possibile raggiungere traguardi mai raggiunti prima. Perché un Paese che continua a creare nuovi eroi è un Paese che non smette mai di credere in se stesso.
Ai miei compagni di squadra in nazionale, voglio dire una parola speciale. Grazie per ogni corsa, per ogni abbraccio, per ogni discussione, per ogni silenzio prima di scendere in campo. Per ogni vittoria che abbiamo festeggiato insieme e per ogni sconfitta che ci ha reso più forti. Ho avuto il privilegio di essere il vostro capitano. Ma nessun capitano cammina mai da solo. E voi tutti fate parte della mia storia"
"A tutti gli allenatori, dirigenti, medici, fisioterapisti, magazzinieri, membri dello staff e a tutte le altre persone che hanno lavorato con me in questi anni, grazie di cuore. Molti di voi non compaiono nelle foto. Ma senza di voi, nessuna di queste fotografie sarebbe stata possibile. Alla mia famiglia, grazie per aver condiviso questo sogno con me. Grazie per aver compreso le assenze, i sacrifici e i momenti in cui la nazionale ha dovuto occupare uno spazio che apparteneva anche a voi. Se sono arrivato fin qui, è perché siamo sempre stati mano nella mano"

"E al popolo portoghese, a tutti i portoghesi sparsi per il mondo, voglio dire un'ultima cosa. C'è un'immagine che porterò sempre con me. Il momento in cui inizia l'inno nazionale. Mi guardo intorno, vedo i miei compagni di squadra, vedo le tribune, vedo bambini, madri, padri e nonni, vedo portoghesi venuti da così lontano solo per essere lì. E in quei minuti, smettiamo di essere diversi. Non ci sono club, non ci sono colori, non ci sono classi, non ci sono professioni, non ci sono opinioni. C'è una sola passione: il Portogallo. È questo il sentimento che porterò con me per il resto della mia vita."
"Oggi concludo il mio percorso sul campo con la Nazionale, me ne vado a testa alta, orgoglioso del cammino che ho percorso e con la consapevolezza di aver dato tutto per il Portogallo. Ma non smetterò mai di essere uno di voi. Continuerò a soffrire, a tifare e a festeggiare ogni vittoria del Portogallo insieme a voi. Ho dedicato la mia vita a diventare il miglior giocatore del mondo. Oggi mi rendo conto che la vittoria più grande è stata quella di essermi guadagnato il diritto di rappresentare il miglior paese del mondo."
"Grazie per questi 23 anni. Grazie per aver creduto in me. Grazie per avermi permesso di vivere un sogno iniziato quando ero solo un bambino, a Madeira, mentre inseguivo un pallone. La maglia Certifica, l'orgoglio di averla indossata sarà mio per sempre. Il Portogallo farà sempre parte di me. Per sempre. Cristiano Ronaldo"