Cristiano Ronaldo rompe il silenzio sul Portogallo: dice che Jesus doveva trattarlo “come Maradona e Pelé”
È un comunicato molto duro quello pubblicato da Cristiano Ronaldo che per la prima volta si espone dopo il caso che lo ha travolto con il Portogallo. Ha lasciato il ritiro della nazionale dopo una lite con Jorge Jesus che lo ha escluso dalla partita di Nations League contro la Norvegia, sollevando un polverone che continua a far discutere. Ora rompe il silenzio raccontando la sua versione dei fatti, partendo dalla fine degli scorsi Mondiali e rivelando l'accordo che aveva stipulato con il nuovo commissario tecnico, accusato di essersi rimangiato la parla data per due volte.
Nella lunga lettera rivolta ai tifosi riporta anche punto per punto il piano che gli era stato proposto e che è stato poi stravolto: all'interno Jorge Jesus lo paragonerebbe a Maradona e Pelé e si scuserebbe per non averlo fatto contro la Norvegia lo scorso 27 settembre, nonostante lo avesse avvisato che sarebbe entrato per 30 minuti. Ci sarà sicuramente una sanzione per il portoghese che però esclude il ritiro dal Portogallo e annuncia anche che ci saranno diverse partite d'addio per salutare dal campo chi lo ha sempre sostenuto.
La verità di Cristiano Ronaldo
Il comunicato pubblicato è lunghissimo e riporta tutta la storia: "Come promesso, ho deciso di raccontare, in prima persona e direttamente, gli eventi che hanno caratterizzato l'ultimo ritiro della Nazionale". Cristiano Ronaldo racconta che la federazione ha insistito affinché restasse e lui stesso ha dato il benestare per l'arrivo di Jorge Jesus in panchina. Il CT lo ha incontrato ad agosto per spiegargli come intendeva gestirlo: "Mi ha proposto la possibilità di non andare in Norvegia e Danimarca, giocando la prima e l'ultima partita in Portogallo". Il portoghese all'inizio era contrario ma poi ha accettato: "Ho giocato la partita ad Alvalade e, pur essendo stato sostituito, non ho fatto storie. Ho messo io stesso la fascia da capitano a Bruno Fernandes, ben lontano dall'immaginare che quello potesse essere il mio ultimo gesto da giocatore e capitano della Nazionale".
A quel punto Jesus gli ha chiesto di giocare 30 minuti con la Norvegia. Ha svolto il riscaldamento senza mai entrare: "L'allenatore si è rimangiato la parola data. Dopo 48 ore abbiamo avuto una conversazione. È stato un momento profondo, molto diretto, senza alcun tipo di filtro". In quella conversazione sono stati sottoscritti alcuni punti per provare a risanare la situazione, partendo dalle scuse del CT che avrebbe dovuto raccontare questa verità in conferenza stampa davanti ai giornalisti. L'allenatore non si è scusato ed è venuto meno ai patti.
L'accordo con Jorge Jesus
La parte più curiosa di tutta la lettera riguarda proprio i punti stipulati con il CT davanti ad altri testimoni. Jorge Jesus si assumeva tutta la responsabilità, impegnandosi a chiedere scusa e ringraziando anche Cristiano Ronaldo per aver creduto in lui. Il punto sei, probabilmente il più surreale, recita: "Ho commesso un errore facendo riscaldare qualcuno del calibro di Pelé o Maradona e poi non facendolo entrare in partita. Se fosse oggi, non lo farei". Avrebbe dovuto dirlo pubblicamene in conferenza stampa, ma non è andato proprio così: "È stato redatto un breve documento, che ho personalmente convalidato. Ho sentito espressioni e aggressività che non ritengo giustificate, un atteggiamento del tipo ‘voglio, posso e comando' che non avevo mai nemmeno lontanamente riscontrato in privato il giorno prima. Era la seconda volta che non manteneva la parola data".
A quel punto Cristiano Ronaldo ha abbandonato il ritiro e per questo chiede scusa ai compagni di nazionale e anche ai tifosi. Si aspetta una squalifica per il suo gesto, ma dopo averla scontata ha intenzione di tornare a giocare con il Portogallo per poter salutare il pubblico: "Quando penso alla nazionale, ciò che davvero penso è competere. È quello che ho pensato il giorno in cui mi è stata data la notizia della morte di mio padre. Ero in un ritiro con la nostra nazionale e ho deciso di restare lì fino alla fine della partita il giorno dopo. Ho fatto per il paese ciò che non farei mai per nessun club. Pertanto, se sto bene fisicamente, giocando per il mio club, con gol che spero, dopo aver scontato la squalifica che potrebbe essermi applicata, sarò disponibile, come lo sono sempre stato fino ad oggi, per competere e vincere per la nostra nazionale. Questa è, credetemi, la verità più pura". La storia sicuramente non finirà dopo questo comunicato.