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Come fanno il Bodo e la Norvegia a essere così forti se fino a poco fa li chiamavamo “salmonari”

Il Bodo/Glimt mostra all’Europa e al mondo la crescita esponenziale raggiunta dalla Norvegia nel calcio ma anche nello sport in generale. Fino a pochi anni fa li chiamavamo “salmonari…”.
A cura di Fabrizio Rinelli
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"Bodo/Glimt! Bodo/Glimt! In 7 lavorano sulle navi e fanno i salmonari". Sembra trascorsa una vita da quella frase pronunciata da Paolo Di Canio solo 3 anni. In diretta tv l'opinionista Sky parlava della squadra norvegese – capace di rifilare nel 2022 ben 7 gol alla Roma in Europa League – come una provinciale qualunque. E in effetti prima di quella partita nessuno aveva mai sentito parlare del Bodo che in realtà era nella sua primissima fase di esplosione totale nel mondo del calcio. Roma, Lazio, ora Inter, ma anche Manchester City e non solo. In tante sono cadute contro il Bodo con la sola Juve di Spalletti capace di sopravvivere e fare risultato proprio nel fortino di casa dei norvegesi in questa stagione.

E per questo ora non è più da considerare come una squadra qualsiasi che si affaccia per la prima volta nel calcio europeo. Il Bodo è una realtà del nostro calcio capace di interpretare un calcio bello, nuovo, innovativo, a tratti mai visto prima, in grado di mettere in difficoltà anche i cervellotici sistemi di gioco dei vari top club europei. Ciò che è balzato agli occhi di chi ancora non avevo visto così da vicino il Bodo, nello specifico, è stato soprattutto questa idea tattica travolgente, quasi mai vista prima, fatta di corse nello spazio in verticale a bucare i due difensori centrali (come accaduto nell'azione del secondo gol realizzato all'Inter ndr) e di questa copertura totale degli spazi in campo capaci di ingabbiare gli avversari. Una ferocia tattica che quasi stravolge gli automatismi di gioco che ci siamo abituati a vedere nel corso degli ultimi anni.

La Norvegia col bronzo alle Olimpiadi invernali.
La Norvegia col bronzo alle Olimpiadi invernali.

Il sistema sportivo del Bodo, del calcio e dello sport in generale in Norvegia

Il Bodo è l'esempio della crescita esponenziale raggiunta dalla Norvegia nel mondo del calcio ma anche dello sport in generale. L'Italia è stata letteralmente umiliata dal calcio norvegese pagandone per prima le conseguenze anche con la Nazionale. Se siamo ai playoff Mondiali è anche per merito di Haaland e compagni capaci di schiacciare completamente gli azzurri tra andata e ritorno. Ma la forza della Norvegia non sta solo nel calcio considerando quanto fatto solo pochi giorni fa alle Olimpiadi invernali. Il segreto? Una visione completa della crescita degli atleti sin da bambini: senza pressioni, ma solo con l'intento di farli divertire. Ciò che manca oggi in Italia e non solo…

I numeri di Milano-Cortina sono stati impressionati. Basti pensare che la Norvegia conta una popolazione di 5,7 milioni di abitanti ed è stata capace di piazzarsi ancora in cima alla classifica delle medaglie totalizzando questo risultato in tre Olimpiadi invernali consecutive. La Norvegia in Italia ha letteralmente dominato con 18 ori, 12 argenti e 11 bronzi per un totale di 41 medaglie totali. Tutto questo nonostante sia stato il tredicesimo Paese con più partecipanti (80) rispetto agli Stati Uniti con 232 atleti che sono arrivati secondi. Un risultato non indifferente nello specifico per questa Norvegia che ha fatto del suo modo avvicinare i bambini allo sport il suo marchio di fabbrica.

L’esultanza della Norvegia qualificata ai prossimi Mondiali.
L’esultanza della Norvegia qualificata ai prossimi Mondiali.

In Norvegia c'è un sistema che fa appassionare subito i bambini allo sport

Fino all'età di 13 anni, i bambini gareggiano nei vari sporti ma senza ottenere risultati, né premi. Non ci sono classifiche e praticano ogni sorta di discipline diverse. I bambini possono cimentarsi in qualsiasi sport, per poi trovare quello che più gli piace. È un sistema che funziona. Tutto è incentrato sul divertimento, sulla libertà e sul lavoro di squadra. Nessuno vince o perde. Diversi atleti, inoltre, non sono solo attivi in ambito sportivo ma magari insegnano, lavorano e si allenano anche in altri sport. Tutti hanno lo stesso accesso ai migliori allenatori, ai sistemi più avanzati e agli studi scientifici e medici. Un sistema che dovrebbe essere abbracciato anche dal nostro sistema sportivo italiano sempre più in crisi di identità e a caccia di un rilancio sempre annunciato ma mai messo in pratica davvero.

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