Chi può impedire a Infantino di vendere i Mondiali ai fondi privati: serve un’alleanza tra UEFA, club e federazioni

Il progetto di Gianni Infantino di aprire ai fondi d'investimento una quota del business commerciale della FIFA ha acceso uno scontro senza precedenti nel calcio mondiale. Il presidente dell'organo di governo vorrebbe trasferire i diritti commerciali delle principali competizioni – a partire dai Mondiali – in una nuova società, la FIFA Forward Enterprise (FFE), mantenendone l'80% e cedendo il restante 20% a investitori privati per circa 4,2 miliardi di dollari.
L'operazione garantirebbe liquidità immediata alla FIFA, che ha già promesso di redistribuire buona parte dell'incasso alle 211 federazioni affiliate attraverso un nuovo programma di finanziamento. Per molte federazioni, soprattutto quelle economicamente più deboli, significherebbe ricevere fino a 40 milioni di dollari nel prossimo quadriennio, una cifra di gran lunga superiore rispetto ai contributi attuali. Ed è proprio questo l'argomento più forte su cui fa leva Infantino per ottenere il via libera.

Dietro l'operazione ci sarebbe un gruppo di investitori guidato da Thrive Eternal, società fondata da Joshua Kushner, imprenditore statunitense e fratello di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. Attorno al progetto potrebbero però aggregarsi anche altri colossi del private equity e fondi sovrani interessati a entrare nel business più redditizio del calcio mondiale.
Chi può davvero fermare il piano di Infantino?
Sulla carta, l'ultima parola spetta alle federazioni nazionali affiliate alla FIFA, chiamate ad approvare il progetto. Ma il peso politico racconta una storia diversa.
La prima opposizione è arrivata dalla UEFA, che ha criticato sia il metodo sia il merito dell'iniziativa, lamentando l'assenza di un confronto preventivo. Anche alcune confederazioni come CONCACAF e AFC hanno espresso forti perplessità, pur concentrandosi soprattutto sulla mancanza di trasparenza nel processo decisionale.

Il problema, però, è numerico. Infantino può contare sull'appoggio di molte federazioni africane, asiatiche, oceaniche e di parte del Sudamerica, attratte dall'aumento dei finanziamenti. Per questo motivo il fronte europeo, da solo, rischia di non avere i voti necessari per bloccare la riforma.
L'arma dell'Europa: anche la politica osserva
L'unica vera leva sarebbe un'alleanza tra le grandi federazioni europee, i principali campionati, i club e il sindacato mondiale dei calciatori. L'Europa continua infatti a rappresentare il cuore tecnico ed economico del calcio: la maggior parte dei migliori giocatori del pianeta cresce o gioca nei club europei, mentre le competizioni FIFA dipendono fortemente dalla presenza delle stelle dei campionati del continente.
Un eventuale irrigidimento delle federazioni di Inghilterra, Francia, Germania, Spagna e Italia, sostenuto dalle leghe professionistiche e dai club, potrebbe mettere la FIFA davanti a un problema politico e commerciale enorme.

Esiste poi un secondo fronte, quello istituzionale. Alcuni governi europei hanno già espresso dubbi sull'operazione e la Commissione Europea sta valutando altre questioni legate ai rapporti tra FIFA e organizzatori dei campionati, dopo le denunce presentate dalle leghe europee per presunti abusi di posizione dominante. Un eventuale intervento delle autorità comunitarie potrebbe aumentare la pressione sulla governance di Zurigo.
Mondiali ai privati: perché la partita è ancora aperta
Nonostante le proteste, al momento nessuna grande federazione ha minacciato azioni estreme come un boicottaggio dei Mondiali o un'uscita dalla FIFA. Ed è proprio questo il principale punto di forza di Infantino: sa che difficilmente qualcuno arriverà allo scontro totale.
Per fermare il progetto servirebbe un fronte compatto capace di unire federazioni, club, leghe, calciatori e istituzioni. Finché questa coalizione non prenderà forma, il presidente della FIFA continuerà ad avere il vantaggio politico necessario per portare avanti il suo piano e trasformare il business dei Mondiali in un asset aperto anche ai capitali privati.