Al termine della partita con la Juve Stabia, Filippo Inzaghi ha potuto finalmente lasciarsi andare e festeggiare con i suoi giocatori la promozione in Serie A: "Questi ragazzi hanno fatto qualcosa di storico. Questa promozione è per tutte le persone che mi vogliono bene e per chi ha creduto in me – ha spiegato il tecnico a Dazn – Ringrazio il mio staff, con loro la mia vita è più facile. Siamo riusciti ad eguagliare un record storico, in casa non abbiamo quasi mai perso. Sono contento per il presidente. Questi ragazzi sono stati fantastici. Avremmo meritato una cornice diversa. Queste sono soddisfazioni incredibili. Dietro c'è un grande lavoro di tutta la società. Avevo un debito d'onore con loro ma mai avrei mai pensato di poter fare la storia".

La cavalcata che ha portato il Benevento in Serie A, è ad oggi il suo risultato più importante da quando ha deciso di prendere il patentino a Coverciano e sedersi su una panchina. Se la formazione campana ha ritrovato il massimo campionato, dopo la prima storica promozione del 2017 firmata da Baroni, lo deve soprattutto a Filippo Inzaghi: allenatore probabilmente sottovalutato da alcuni e trattato a pesci in faccia da molti. Per ‘Superpippo', indimenticato bomber di Juventus, Milan e della Nazionale italiana, si tratta di un riscatto importante: di una risposta decisa a tutti coloro che, nel corso della sua breve carriera da mister, hanno osato mettere in dubbio non solo le sue qualità ma soprattutto quella grande passione che lo ha sempre contraddistinto e che è riuscito a trasmettere ai suoi giocatori.

La delusione del Milan e la soddisfazione di Venezia

Trattato con freddezza dal Milan di Berlusconi e Galliani, che ‘bruciarono' nel giro di pochi mesi la seconda bandiera rossonera (dopo Clarence Seedorf) al termine della stagione 2014/2015, Filippo Inzaghi è riuscito a ripartire con coraggio da Venezia e a centrare due successi che dalle parti della laguna ancora si ricordano: la Coppa Italia di Lega Pro e soprattutto la promozione in Serie B, con tre giornate di anticipo, al termine della stagione 2016/17. La voglia di rimettersi in gioco nel massimo campionato tornò però a farsi sentire dodici mesi più tardi. Pippo si dimette e sceglie Bologna. O meglio: è il Bologna che lo chiama e che gli mette in mano una squadra che l'anno prima, con Roberto Donadoni, si era salvata con troppa sofferenza.

Le critiche e l'esonero di Bologna

All'ombra delle due torri, Filippo Inzaghi conosce il periodo più difficile e amaro della sua carriera da allenatore. Pronti, via, e al debutto al ‘Dall'Ara' il suo Bologna perde con la Spal. Seguono un pareggio e due sconfitte consecutive, prima del successo interno con la Roma. Il destino è però segnato per l'ex attaccante piacentino, e critiche pesanti, minacce e offese irripetibili toccano l'apice dopo la pesante sconfitta in casa contro il Frosinone: un 4-0 che porta i tifosi bolognesi a scendere in strada e a chiedere la testa del tecnico. Esonero che arriva puntuale qualche ora più tardi, quando Saputo convoca in tutta fretta Sinisa Mihajlovic.

L'apoteosi di Benevento

Il resto è storia recente. Oreste Vigorito lo chiama e lo convoca a Benevento. Il patron gli chiede di riuscire dove non è riuscito qualche mese prima Cristian Bucchi. Gli chiede un ‘gol' dei suoi: uno di quelli da tramandare ai nipoti e da regalare ad una tifoseria ancora ferita dalla sconfitta nella semifinale playoff con il Cittadella. Pippo non si fa sfuggire l'occasione: regala spettacolo, domina il campionato e torna in Serie A. Proprio dove dovrebbe sempre stare un totem del calcio italiano come lui.

"Il Benevento mi voleva da 3 anni, forse ho tardato troppo ad arrivarci – ha spiegato Inzaghi a margine della festa promozione – Al di là della stima del direttore Foggia, ho trovato totale fiducia in me e nel mio staff. Per me queste sono cose fondamentali. Ci sono due aneddoti molto importanti: in ritiro ho trovato il presidente che mi ha ringraziato per come stavamo lavorando. È una cosa che non mi era mai successa. Quella per me è stata la svolta, ci ha fatti sentire importanti per la passione che ci mettevamo. Il secondo è che questo rinnovo è stato fatto a ottobre, quando ancora non eravamo al primo posto".