Messi e il Barcellona alla Final Eight di Lisbona, a casa di Cristiano Ronaldo (rispedito al mare dal Lione). Napoli sconfitto (3-1) ed eliminato perché gli sarebbe servito un miracolo per ribaltare i favori del pronostico e superare il turno. L'Italia di Champions saluta azzurri e bianconeri (vera delusione) e adesso punta tutte le fiches sull'Atalanta che in Portogallo affronterà nei quarti il Paris Saint-Germain. Peccato, resta il rammarico per il gol fallito da Callejon all'andata (l'ex Real era all'ultima gara ufficiale) e per le disattenzione di Koulibaly, ma dalla Catalogna i campani fanno rientro a testa alta.

Palo di Mertens in avvio, Var, il dinamismo della Pulce, "KK" che va a farfalle e poi l'orgoglio della squadra di Gattuso. La prima frazione di Barcellona-Napoli è lo specchio dell'incontro: succede di tutto, il ritorno degli ottavi di finale regala spettacolo in un Camp Nou desolatamente vuoto. Non c'è pubblico, come previsto dal protocollo della Uefa, ma i tifosi che seguono da casa la sfida non s'annoiano affatto. In Catalogna come sotto il Vesuvio la serata è calda, diventa rovente dinanzi alla tv. E chi crede che, forte del pareggio per 1-1 al San Paolo, la squadra di Setién corra il rischio di accontentarsi, si sbaglia.

Saranno i catalani a fare la partita (anche con un pizzico di fortuna) e a mettere al sicuro l'incontro (contestualmente alla qualificazione alla Final Eight di Lisbona): apre Lenglet, chiude Suarez. Uno-due micidiale scandito anche dalla prodezza di Messi: prima fa impazzire dal difesa dei partenopei sfuggendo in dribbling e resistendo ai contrasti poi provoca il penalty (nell'occasione, il disimpegno di Koulibaly non è perfetto) che serve su un piatto d'argento al "pistolero" la possibilità di mettere il cappello sul match, cancellando pure lo spavento provocato dal legno centrato da Mertens.

Brivido per la Pulce: toccata duro sulla caviglia da "KK" (al momento del rinvio prende il piede dell'argentino e non il pallone), resta per terra e si rialza a fatica. Setién un po' trema in panchina poi il "dieci" dell'albiceleste si rialza e resta in campo. Manca una manciata di minuti al duplice fischio di Cüneyt Çakir, gli azzurri hanno uno scatto d'orgoglio e accorciano le distanze con Mertens: il belga, atterrato da Rakitic, conquista il tiro dal dischetto. Insigne è preciso: spiazza ter-Stegen e sigla il 3-1.

Var decisivo (nel bene e nel male). Non mancano gli episodi dal moviola, aggiungendo un po' di pepe a un primo tempo già scoppiettante. Dubbi sulla rete dell'1-0 di Lenglet (strattona e spinge Demme, che frana su Koulibaly) convalidata dal direttore di gara con un rapido check tra direttore di gara e cabina di regia. On-field review necessaria in occasione della seconda rete di Messi: evita Mario Rui ma lo fa in maniera irregolare, controllando di braccio/mano.

Nella ripresa il Barcellona si limita a controllare la gara. Non serve pigiare il piede sull'acceleratore e rischiare altri colpi proibiti mentre il Napoli cerca il guizzo per dare un senso alla seconda parte del match. Gattuso fa entrare Lobotka per Demme (stanco) e al 69° propone un doppio cambio: fuori Callejon per Politano e Zielinski per Lozano schiera la squadra con il 4-2-3-1 per provare la rimonta. Milik ed Elmas per Insigne e Fabian Ruiz completano il tentativo di andare all'assalto all'arma bianca. Non accadrà molto ma almeno l'orgoglio è salvo.