10 Luglio 2021
10:41

Argentina-Brasile, la sfida eterna in finale di Copa America: al Maracaná incubi e tensioni

Definito come il Superclasico de las Américas, lo scontro tra Brasile e Argentina porta con sé ricordi indelebili, soprattutto negli ultimi quarant’anni, con una serie di scontri memorabili. La finale di Coppa America di domenica al Maracaná sarà inoltre un sentito remake di quelle del 2004 e del 2007.
A cura di Antonio Moschella

L'enorme parco naturale di Iguazú e la sua celeberimma Garganta del Diablo percorrono un luccicante e verde confine terrestre tra Brasile e Argentina. Questo splendida e unica cornice di frontiera simboleggia la storica rivalità tra i due paesi più grandi e dominanti del Sudamerica. Una rivalità che nell'ultimo secolo è passata dal verde tropicale a quello dei campi da calcio. Lo scontro di stanotte al Maracaná tra i verdeoro e i Gauchos farà vibrare un intero continente. Parliamo, infatti, della prima finale di Coppa America al Maracaná tra le due potenze calcistiche latinoamericane.

Guerra dei cent'anni

La sfida numero 108 tra Brasile e Argentina aumenta ulteriormente il voltaggio di un antagonismo che parte da un'amichevole giocata nel settembre del 1914 a La Plata, nella quale vinse l'Argentina padrona di casa. Di partite ufficiali, tuttavia, da quel momento ne sono state disputate 49 in totale, con un bilancio leggermente a favore dell'Albiceleste, che ha trionfato in 19 occasioni contro le 18 della Seleçao. Tuttavia, dopo i due trionfi consecutivi argentini del '91 e del '93, i Gauchos sono a secco di trionfi in questa competizione da 28 anni, periodo nel quale hanno perso ben quattro finali: le prime due nel 2004 e nel 2007 contro il Brasile e le ultime due nel 2015 e nel 2016 contro il Cile. Se le più recenti debacle contro gli andini hanno spezzato gli animi di un Lionel Messi spesso troppo solo e impotente in nazionale, quelle del primo decennio del nuovo secolo contro la Canarinha hanno lasciato un buco nero di frustrazione nel cuore dei tifosi argentini. Nella finale di Lima del 2004 un gol all'ultimo minuto di Adriano permise al Brasile di acciuffare il 2-2 finale e di imporsi poi ai rigori dopo che l'Argentina era sprofondata in una depressione fulminante per aver accarezzato la vittoria e non essere riuscita ad abbrancarla. In occasione della finale di Caracas di tre anni dopo l'Albiceleste capitanata da Roberto Fabián Ayala e con un imberbe Messi in punta insieme a Tevez veniva totalmente annichilita con un secco 3-0 da un Brasile sperimentale e senza Ronaldinho, Kaká Ronaldo.

La pressione del Maracaná

L'evento di stanotte è stato atteso dall'intero continente per 17 lunghi anni durante i quali le due grandi nazionali del calcio latino hanno alternato emozioni a tristezze. Padrone di casa nuovamente dopo l'edizione del 2019, il Brasile ha da un lato i favori del pronostico per il gioco offerto e la pressione politica sempre schiacciante di chi ospita l'evento, ma dall'altro è pervaso dall'ansiosa pressione di un Maracaná che nella sua storia ha già fatto da proscenio a una batosta storica in un classico. La memoria di tutti i brasiliani risale alla finale del mondiale del 1950, quando un piccolo ma combattivo Uruguay infranse il sogno di un paese immenso che aspettava la prima consacrazione calcistica mondiale, dando vita allo storico Maracanazo. Alla tensione che si palpa solitamente per un match contro l'Argentina si somma, dunque, la carica elettrica di un possibile tonfo casalingo, qualcosa che nessuno, in primis il presidente Jair Bolsonaro, potrebbe accettare, men che meno contro l'Argentina, i cui rapporti politici sono in questo momento molto tesi tra pandemia e divergenze di ideali tra i due premier. Il Brasile si aggrappa ovviamente a Neymar, che gioca la sua prima Coppa America per intero dopo quella del 2011, nella quale aveva appena 19 anni, ed è chiamato dunque a trascinare i suoi a un trionfo che varrebbe doppio se ottenuto contro l'eterno nemico.

Messi per la rivincita

Presente alla finale di Caracas del 2007 e sconfitto in entrambe le finali contro il Cile, nelle quali non riuscì ad accendere la luce, Messi vivrà stanotte quella che potrebbe essere la partita più importante della sua carriera con la Selección in caso di vittoria. Nonostante i vent'anni vissuti in Europa, la Pulga è probabilmente il più argentino di tutti quelli a disposizione del tecnico Lionel Scaloni in quanto ad attaccamento alla maglia e alla cultura gaucha. La sua versione attuale è la migliore di sempre con la maglia dell'Albiceleste, come certificano le quattro reti segnate e i cinque assist offerti ai compagni. E fino a ora è stata la sua coppa, e non quella del suo amico e padrone di casa Neymar. Vincere al Maracaná per lui significherebbe togliersi di dosso il peso di una promessa durata quindici anni, ossia da quando visse la sua prima competizione ufficiale con l'Albiceleste al mondiale del 2006. Ma non solo. Capitano della spedizione che al mondiale 2014 fu fermata solo in finale dalla Germania proprio al Maracaná, Messi cercherà nel tempio brasiliano una rivincita storica ed eterna. Magari, stavolta, chiudendo di meno l'angolo di tiro, come accadde sette anni fa quando, contro Neuer, calciò di pochissimo a lato soffocando l'urlo di gioia di 42 milioni di persone.

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