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17 Novembre 2021
18:33

“Apri la porta! Poi le sprangate”: la drammatica testimonianza della giocatrice del PSG pestata

Kheira Hamraoui si sta riprendendo a fatica dal selvaggio agguato di due sicari che l’hanno pestata con una spranga: i verbali della sua deposizione sono da brividi. Il coinvolgimento di Abidal confermato da una telefonata.
A cura di Paolo Fiorenza
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Gli inquirenti ormai ne sono sicuri: non è stata la compagna di squadra Aminata Diallo ad ordire la brutale aggressione a Kheira Hamraoui, 31enne calciatrice del PSG femminile presa a sprangate la sera del 4 novembre a Parigi da individui incappucciati. La pista della rivalità interna per un posto in squadra è caduta dopo la detenzione per qualche ora della Diallo, che nell'interrogatorio è apparsa molto sicura di sé nel negare qualsiasi coinvolgimento. Del resto anche lo scenario dei rapporti personali difficili tra le due è stato subito messo in discussione da chi al contrario ha sottolineato l'amicizia tra le due connazionali, che in passato sono anche andate in vacanza assieme.

La scarcerazione della Diallo è andata di pari passo con l'aprirsi della pista passionale, che al momento è quella battuta dagli investigatori. Il movente della missione punitiva sarebbe da cercare in una vicenda tutta privata, una storia di tradimento coniugale, come lascerebbe intendere la frase "allora andiamo a letto con gli uomini sposati?" urlata dai picchiatori mentre colpivano le gambe dell'ex nazionale francese. In questo scenario, la scoperta che la SIM telefonica della Hamraoui sarebbe intestata ad Eric Abidal lascerebbe intendere un coinvolgimento di entrambi in una storia che risalirebbe alla comune militanza a Barcellona, dove tra il 2018 e il 2020 una giocava e l'altro era dirigente. Le ombre si allungano dunque sulla moglie di Abidal, Hayet, che potrebbe essere ascoltata a breve, e con lei anche l'ex difensore blaugrana, due volte vincitore della Champions League col Barça e vice campione del mondo con la Francia nel 2006 quando fu battuto dall'Italia.

Intanto l'Equipe pubblica oggi la foto, che vedete su, della gamba massacrata di botte della Hamraoui, assieme ai verbali della sua deposizione alla polizia giudiziaria di Versailles. La ricostruzione dei fatti comincia dalle 19:15 circa del 4 novembre, quando la 31enne lascia la propria abitazione a Chatou, cittadina ad una ventina di chilometri da Parigi. La sua compagna di squadra e amica Aminata Diallo passa a prenderla con la sua macchina, poi vanno a caricare anche un'altra giocatrice del PSG, Sakhina Karchaoui. La serata prevede una cena di squadra nella capitale, al ristorante Chalet des Iles, situato nel Bois de Boulogne. Tutto va per il meglio, nessuna avvisaglia di problemi, atmosfera rilassata come è quella dello spogliatoio del PSG prima dell'agguato, stando a tutte le testimonianze concordi.

Intorno alle 22 le tre calciatrici decidono di lasciare il locale: sono le prime a decidere di tornare a casa. Pochi minuti dopo due persone in passamontagna spuntano da dietro un piccolo furgone parcheggiato sul lato sinistro della strada a doppio senso. Cosa accade dopo è raccontato dalle drammatiche parole della Hamraoui: "Hanno subito iniziato a gridare: ‘Apri la porta! Apri la porta'. Quello dalla mia parte mi ha afferrato e mi ha tirato fuori dalla macchina. Prima aveva impugnato una sbarra di ferro rettangolare che indossava nascosta nei pantaloni o sotto il maglione. Mi ha sferrato un primo colpo nei primi istanti dell'attacco per costringermi a scendere dall'auto. Sono caduta sulla strada e mi ha colpito più volte. Ho visto che mirava principalmente alle mie gambe e io cercavo di proteggermi con le mani".

Immagini di violenza selvaggia ed è qui che gli aggressori avrebbero pronunciato la frase sugli "uomini sposati", circostanza confermata dalla Diallo, che non è stata minacciata né toccata, mentre la terza giocatrice del PSG era già stata lasciata alla sua abitazione. La scena è durata pochi attimi, che alla Hamraoui sono sembrati non finire mai. I due individui incappucciati sono fuggiti, facendo rapidamente perdere le proprio tracce: secondo l'ex nazionale francese è molto probabile che ci fosse una macchina che li attendeva. Poco dopo, la security del PSG è stata allertata e la giocatrice è stata portata all'ospedale di Poissy, dove le sue ferite sono state medicate e le sono stati prescritti diversi giorni di riposo.

Insomma un agguato ben organizzato, con un mandante che "voleva rovinare la carriera" della calciatrice, come ha spiegato il suo avvocato. I danni riportati del resto parlano chiaro: c'è un grosso livido sulla parte posteriore della coscia destra, appena sopra il ginocchio, insieme a un'altra ferita meno profonda. Poi due punti nella tibia destra e altri due nel palmo della mano destra. Oltre al dolore e alla lontananza inevitabile dai campi di gioco che seguirà all'aggressione – le sono state prescritte tre settimane di interruzione dal lavoro – c'è lo shock ancora ben vivo nell'animo della donna, il cui avvocato chiede ora che sulla vicenda scenda la privacy. Intanto Kheira sta ricevendo supporto psicologico da persone specializzate ed è protetta da guardie giurate incaricate dal PSG: quelle scene terribili la tormenteranno per molte notti. Quanto alla pista che porta ad Abidal, il suo coinvolgimento – quanto meno sentimentale – sarebbe confermato da una telefonata intercorsa con la Hamraoui successivamente all'agguato, nella quale quest'ultima gli avrebbe chiesto se sua moglie "sarebbe arrivata a tanto". Una conversazione avvenuta davanti ad alcune compagne di squadra e che sembra disegnare un torbido scenario di vendetta personale.

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