Antonio Nocerino indica il momento preciso in cui è finito il Milan: il 13 maggio 2012

Antonio Nocerino oggi a 41 anni è in attesa di una chiamata in panchina, dopo aver intrapreso la carriera di allenatore avendo conseguito la licenza UEFA Pro. Nocerino vive con la sua famiglia da qualche anno in Florida, dove sta più che bene, ma il sogno non nascosto è tornare in Italia in veste di tecnico dopo averne calcato i campi da calciatore. L'ex centrocampista partenopeo non ha mai perso d'occhio il suo vecchio Milan, in cui ha giocato in due tranche (2011-2014 e 2015-2016), e soffre nel vedere l'attuale assenza di ‘anima' del club rossonero.
Nella sua intervista a ‘Radio Rossonera', Nocerino individua un momento preciso in cui quel vecchio Milan portato sul tetto del mondo da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani iniziò la sua fine, avviandosi verso il declino attuale. Antonio non ne fa tanto un discorso di valori tecnici, quanto umani. Di identità, appartenenza, "famiglia". Nel corso della chiacchierata ripete spesso la stessa frase: "Spiegare cos'è il Milan".
Milan-Novara,13 maggio 2012: l'addio dei veterani che "fu l'inizio della fine"
Quel 13 maggio 2012, era domenica, si giocò Milan-Novara, partita dell'ultima giornata di quel campionato, che il Diavolo di Allegri (reduce dallo scudetto dell'anno prima) chiuse al secondo posto dietro la Juventus. Il match, vinto 2-1 dai rossoneri, segnò l'addio al Milan di tanti campioni il cui peso andava oltre quello che davano sul campo, che pure era enorme: salutarono in un Meazza saturo di commozione gente come Pippo Inzaghi, Alessandro Nesta, Gennaro Gattuso, Clarence Seedorf, Gianluca Zambrotta, Mark van Bommel (tutti a fine contratto), oltre alle cessioni eccellenti di Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic, ceduti al PSG per fare cassa.
"Per me è stata una tragedia – racconta Nocerino – È stato l’inizio della fine, perché andavano via, mi ricordo, undici giocatori di un livello incredibile, undici ragazzi di un livello allucinante. E i giocatori che erano rimasti, ovviamente non parlo di Ambrosini e Abbiati, noi che eravamo rimasti avevamo ancora bisogno di loro, perché non eravamo ancora all'altezza di trasferire che cosa fosse il Milan a tutti gli altri che arrivavano e quindi secondo me quello è stato l'inizio della fine".
Nocerino: "Per il Milan giocare per andare in Champions è normalità"
"Quando sono arrivato al Milan, la mia fortuna è stata giocare con ragazzi di questo livello qua, che mi hanno insegnato a capire che cosa fosse il Milan – spiega ancora Nocerino – E quando sono andati via tutti, non c'erano, tranne Cristian e Ambro, Ambro solo per un anno, tanti giocatori che potessero spiegare, insegnare che cosa fosse il Milan, le regole, l'idea, l'identità e tutte queste cose qua. Quindi è stato difficile, anche se quell'anno lì poi siamo arrivati in Champions (terzo posto, ndr), abbiamo fatto un'annata, io dico normale, perché per il Milan giocare per andare in Champions penso che è normalità. Il Milan, come diceva il grande presidente, gioca solo per vincere e dominare, quindi io l'ho sempre vista così".
"Arrivammo in Champions e però si vedeva che era molto complicato senza i punti di riferimento che ci aiutavano nei momenti difficili a sopperire magari ad altre mancanze – continua Nocerino – Io mi ricordo quell'estate quando poi successe il tutto, io pensavo chissà quando si ritrovano in spogliatoio poi a Milanello a luglio senza i senatori, senza due talenti come Ibrahimovic e Thiago, questi ragazzi si guardano negli occhi e non c'è più nessuno che gli trasmette che cos'è il Milan a livello anche proprio di valori".

"Il Milan è uno stile di vita, è anche quando stai a casa e quando passeggi in giro"
Prova a spiegarlo allora Antonio cos'è il Milan, o meglio cos'era il Milan: "Le persone fanno la differenza. Io ho ancora rapporti con persone che lavoravano e lavorano in sede, in uffici là a Milanello, perché la fortuna di noi calciatori è avere a che fare con persone serie, importanti, professionali, umanamente di un livello molto alto. Il Milan si è sempre contraddistinto per una società che è chiamata famiglia, perché se ci sono persone che umanamente sono incredibili, tu pensi solo a lavorare. Poi c'è l'aspetto umano dentro Milanello, ti siedi con tutti, umiltà, rispetto, serietà, professionalità, e questo era quello che faceva la differenza. Questo è quello che ho imparato io negli anni in cui sono stato lì, è quello che mi porto dietro, perché noi prima siamo persone e poi calciatori o giornalisti o allenatori, quindi secondo me il rispetto della persona va al di là del ruolo che tu hai".
Un altro passaggio dell'intervista di Nocerino spiega ulteriormente questo concetto: "Io uscivo dal campo stremato. Non è importante che cosa fai, ma come lo fai. E per me, dal momento che mi hanno fatto entrare a Milanello, sapevo che qui dovevo andare a 300 all'ora. Non a 299, a 300. E poi fuori dal campo mi dovevo comportare in un certo modo, perché io rappresentavo il Milan fuori dal campo. Il Milan è uno stile di vita. Il Milan non è solo Milanello e finisce lì. Il Milan è anche quando stai a casa e anche quando passeggi in giro, e poi giocare a San Siro pieno, cioè è una marcia in più, io volavo a San Siro, quindi per me era stupendo, era una cosa allucinante".
"Il Milan non è un punto di partenza, il Milan è un punto di arrivo – continua l'ex centrocampista – Il Milan è il Milan, ragazzi, non è una squadra come le altre. Il Milan ha una storia incredibile e quando uno arriva al Milan in primis deve ringraziare veramente tutti i santi e poi deve dimostrare di essere all'altezza della maglia che ha, perché io quando giocavo al Milan andavo in una società, in una squadra, che aveva un'identità, aveva delle regole, aveva una linea che era molto importante. E quindi o tu ti adeguavi a quella linea… che poi quella linea che tutti seguivano era anche una linea di insegnamento proprio nella vita, perché fatta di rispetto, di regole, di serietà, di professionalità, che poi questo te lo porti per tutta la vita, e quindi era naturale per me vivere queste cose qua. Ma quando c'è una struttura, una base forte che tu puoi ovviamente seguire, dopo è tutto più facile".