Alle radici lucane di Mastantuono: “Ha chiamato il padre, sapevamo avrebbe accettato la Fiorentina”
Ci sono storie che il calcio non inventa, ma si limita a riportare a casa. Quella di Franco Mastantuono è una di queste. Prima ancora dei gol con il River Plate, del Real Madrid e dell'approdo in Italia con la Fiorentina, c'è una storia di emigrazione, di legami familiari e di radici rimaste dall'altra parte dell'oceano. Una storia che parte da Ripacandida, piccolo centro della Basilicata, e arriva fino all'Argentina.
È lì che, a distanza di generazioni, i destini di due rami della stessa famiglia sono tornati a incrociarsi. Cristian Mastantuono, padre di Franco, qualche anno fa è tornato in Italia insieme ai suoi fratelli per cercare quelle origini che la distanza e il tempo avevano reso difficili da ricostruire. Non fu immediato. Una prima ricerca, poi un'altra, fino a trovare il filo giusto: la nonna di Antonio Lettieri era la sorella del bisnonno di Franco.
Da quel momento, la storia familiare è tornata a vivere attraverso telefonate, incontri e rapporti rimasti saldi negli anni. All'epoca Franco era ancora soltanto un ragazzino delle giovanili. Aveva talento, certamente, ma nessuno poteva immaginare che quel cognome sarebbe diventato conosciuto in tutto il mondo. Antonio Lettieri lo ha visto crescere da lontano, seguendo l'ascesa di quel giovane parente argentino che prima ha conquistato il River Plate, poi ha attirato l'attenzione del Real Madrid e oggi si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera in Serie A.
Ora, però, la distanza è diventata più corta. Franco è in Italia, a Firenze, molto più vicino a quella terra da cui partirono i suoi antenati. E così una storia iniziata con un viaggio dall'altra parte dell'oceano potrebbe presto completare il suo percorso con un viaggio in direzione opposta: quello di Franco e della sua famiglia a Ripacandida, per conoscere finalmente i luoghi, le persone e le radici da cui tutto è cominciato. A raccontare questo filo lungo generazioni è Antonio Lettieri, uno degli ultimi punti di riferimento della famiglia Mastantuono in Basilicata, che per Fanpage.it ripercorre la storia di quel legame ritrovato e racconta il rapporto con il ramo argentino della famiglia, quando Franco era ancora soltanto un ragazzino forte e il mondo non aveva ancora scoperto il suo talento.
Antonio Lettieri, lei è un parente di Franco Mastantuono. Partiamo dalle origini: qual è il legame della famiglia con Ripacandida?
"Circa cinque-sei anni fa il padre di Franco, Cristian, e altri suoi fratelli sono venuti a cercare le origini della famiglia. In realtà erano già stati a Ripacandida una quindicina di anni prima, ma non avevano trovato il gancio giusto. Poi hanno fatto altre ricerche e sono riusciti a ricostruire l'albero genealogico. Hanno scoperto che mia nonna era la sorella del bisnonno di Franco. Da lì abbiamo capito esattamente quale fosse il legame tra le nostre famiglie".
Come siete riusciti a ricostruire questa parentela?
"A Ripacandida c'è una persona che si occupa di alberi genealogici e ha dato una mano nella ricerca. Inizialmente loro avevano trovato una famiglia Mastantuono del paese, ma non era quella dei loro antenati. Sono tornati una seconda volta, abbiamo fatto le verifiche e alla fine è venuto fuori che mia nonna era l'unica rimasta qui e che era sorella del bisnonno di Franco. Da quel momento ci siamo rincontrati e siamo rimasti in ottimi rapporti".
Quindi il rapporto con la famiglia argentina è nato ben prima che Franco diventasse il calciatore che conosciamo oggi?
"Assolutamente sì. Quando ci siamo conosciuti Franco era ancora un ragazzino che giocava nelle giovanili. Era forte, si vedeva che aveva delle qualità, ma nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo dopo. Il padre mi diceva già allora che il ragazzo era molto bravo e che avrebbe potuto fare una bella carriera. Però era tutto molto più tranquillo rispetto a oggi".
Che rapporto avete oggi con Cristian e con il resto della famiglia in Argentina? Vi siete mantenuti in contatto in questi anni?
"Sì, con Cristian abbiamo sempre avuto un buon rapporto, così come con il nonno. Ci siamo sentiti e abbiamo mantenuto i contatti anche quando Franco era ancora un ragazzo. Il padre ha una scuola calcio in Argentina e c'è una collaborazione con il River Plate. Franco è cresciuto in quell'ambiente, quindi si capiva che aveva avuto una formazione calcistica importante".
Quando avete capito che Franco poteva davvero diventare un grande calciatore? È cambiato qualcosa dopo il suo esordio e soprattutto dopo il gol nel Superclasico contro il Boca Juniors?
"Il gol nel Superclasico è stato sicuramente un momento importante, ma devo dire che nemmeno allora pensavo potesse succedere tutto così velocemente. Io immaginavo che sarebbe diventato un giocatore e che avrebbe fatto una bella carriera, ma poi è arrivato improvvisamente tutto questo interesse. È esploso il talento e sono arrivati i grandi club. Quando si è mosso il Real Madrid abbiamo capito che ormai il livello era completamente diverso".
Ora Franco è in Italia e giocherà con la Fiorentina. Secondo lei è proprio l'ambiente giusto per permettergli di crescere con maggiore tranquillità?
"Sì, secondo me l'Italia è il posto ideale per lui in questo momento. Il Real Madrid è il miglior club del mondo, ma è una squadra costruita per vincere e forse non dà ai ragazzi tutto il tempo necessario per crescere. Per Franco è stato importante andare in un posto dove poter giocare, mostrare il proprio talento e fare esperienza. La Fiorentina può essere la squadra giusta per questo percorso".
Durante la trattativa con la Fiorentina ha avuto modo di sentirlo o di parlare con suo padre?
"Sì, ci siamo sentiti. Prima che firmasse mi ha detto che la Fiorentina era il posto che avrebbe accettato. Era la squadra che aveva mostrato più interesse per lui in quella fase. Quindi diciamo che avevo avuto qualche informazione prima che la notizia diventasse ufficiale".
Adesso che Franco è molto più vicino, pensa che finalmente possa esserci l'occasione per lui e per la sua famiglia di tornare a Ripacandida e conoscere personalmente i luoghi da cui sono partiti i suoi antenati?
"Sicuramente sì, questa è una speranza. Adesso che è in Italia sarà molto più semplice rispetto a quando giocava a Madrid. Sarebbe bellissimo che venisse a Ripacandida con la sua famiglia e potesse conoscere la storia dei suoi antenati. Sarebbe una bellissima storia di emigrazione e di ritorno, a distanza di tre o quattro generazioni. Spero davvero che possa succedere".