Addio sereno e senza soldi: perché Antonio Conte ha rinunciato ai 15 milioni che il Napoli gli doveva

Quindici milioni di euro lasciati sul tavolo del Napoli. Antonio Conte (staff compreso) rinuncia a tanti soldi, firma la risoluzione del contratto, chiude la sua esperienza in azzurro dopo aver vinto uno scudetto, una Supercoppa italiana e garantito due qualificazioni consecutive in Champions compiendo un gesto che raramente si vede nel calcio moderno. E che il rapporto con il presidente, Aurelio De Laurentiis, resti di stima reciproca al netto della separazione lo hanno ribadito anche le immagini che nei giorni scorsi li ha visti in vacanza assieme a Ischia. Anche questo è un epilogo un po' a sorpresa rispetto alla media degli addii "tossici" che spesso hanno scandito la fine delle avventure del tecnico salentino e certi addii non proprio sereni del patron.
Qui, invece, la separazione si consuma con un messaggio di ben altro tenore da parte dello stesso Conte su Instagram: "Due anni vincenti di forti emozioni e grande passione!!! Semplicemente.. Grazie di cuore Napoli".
Conte rinuncia a 15 milioni: una scelta controcorrente
Rinuncia all'ultimo anno di accordo e a tutti i compensi previsti, per una cifra complessiva vicina ai 15 milioni di euro. È una decisione che racconta molto del momento vissuto dall'allenatore salentino e del rapporto costruito con il club partenopeo. Non ci sono penali, né clausole o altri cavilli legali che danno vita al più classico braccio di ferro (quanto capitato tra Allegri e il Milan ne è solo l'esempio più recente). Non ci sarà bisogno di lunghe ed estenuanti trattative per trovare un accordo transattivo che vada bene a tutti. Semplicemente, Antonio Conte ha deciso di fare un passo indietro senza pretendere alcuna buonuscita.
Non solo. Anche i componenti del suo staff hanno accettato di seguire la linea dettata dal tecnico, rinunciando a quanto previsto dalle rispettive pattuizioni. Una scelta che assume ancora più valore considerando l'entità della cifra in gioco: Conte ha dato tutto se stesso e, al di là di alcune "zizzanie su di me e i calciatori" che nell'ambiente gli avrebbero dato fastidio (come ha precisato nella conferenza stampa dopo l'Udinese), ha preferito chiudere il rapporto in modo netto e senza strascichi.

Un addio diverso dal passato
Chi conosce la carriera di Conte sa che le sue separazioni professionali sono spesso state caratterizzate da tensioni, confronti duri e prese di posizione molto forti. Questa volta, invece, lo scenario è completamente diverso. A parte l'accenno a polemiche pubbliche, non ci sono state accuse né attacchi alla società. Ha ritenuto che il suo lavoro a Napoli fosse concluso e non ci fossero più le condizioni personali giuste per proseguirlo.
Se Conte ha rinunciato ai soldi dell'ultimo anno di contratto, Aurelio De Laurentiis ha risposto con un atteggiamento altrettanto conciliatorio: una posizione molto diversa rispetto a quanto accaduto in passato con altri allenatori (per esempio: con Luciano Spalletti). E, a conti fatti, alla fine ha prevalso la convinzione che la separazione fosse la soluzione migliore per tutte le parti.
Napoli pronto a voltare pagina con Allegri
Mentre vengono completate le ultime formalità per la risoluzione dell'accordo con Conte, il Napoli accelera per il suo successore. Massimiliano Allegri è il nome scelto da De Laurentiis per aprire un nuovo ciclo tecnico. Il Milan lo ha formalmente esonerato con un comunicato nel quale annunciava l'azzeramento dei quadri dirigenziali e dello staff tecnico ma serve che la burocrazia faccia il suo corso: i legali dell'allenatore livornese stanno lavorando per definire gli ultimi aspetti legati ai suoi precedenti rapporti professionali, mentre i legali sono già al lavoro sui dettagli del nuovo contratto col Napoli. L'intesa prevede un accordo biennale con opzione per una terza stagione, un ingaggio da circa 4.5 milioni di euro a stagione più bonus legati ai risultati.
Ma prima ancora dell'arrivo di Allegri, resta il gesto di Conte a dominare la scena: una rinuncia milionaria che nel calcio moderno rappresenta un'eccezione e che contribuisce a rendere il suo addio al Napoli diverso da tutti gli altri.