Adani sta in silenzio mentre la Spagna vince il Mondiale: un minuto senza parole dopo il ko dell’Argentina

Durante la telecronaca Rai della finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina, Alberto Rimedio scandisce il fischio conclusivo, annuncia la Spagna campione del mondo e comincia a raccontare la festa della Roja. Accanto a lui, però, Lele Adani resta in silenzio. Non una battuta, un'analisi o una parola sulla sconfitta dell'Argentina: la seconda voce della Rai non interviene per circa un minuto.
Una pausa che sarebbe probabilmente passata inosservata in qualsiasi altra telecronaca Rai, ma non dopo il Mondiale raccontato da Adani. Il contrasto con quanto accaduto al termine delle partite vinte da Messi e compagni è evidente, soprattutto dopo Argentina-Inghilterra, quando la qualificazione alla finale era stata accompagnata da un lungo e acceso monologo celebrativo.

Anche nelle precedenti vittorie argentine l'ex calciatore 52enne aveva sottolineato con grande partecipazione emotiva il carattere della squadra, la sua capacità di non arrendersi e la connessione quasi spirituale tra i calciatori e il proprio popolo. Parole, immagini e toni che gli erano costati numerose critiche durante il torneo, con molti spettatori e addetti ai lavori che lo avevano accusato di commentare le partite dell'Argentina più da tifoso che da opinionista tecnico.
Quando invece la finale finisce e la squadra di Scaloni perde il Mondiale, Adani, che aveva commentato l'intera gara con voce roca, non trova immediatamente le parole. Rimedio celebra la vittoria spagnola, descrive la gioia dei nuovi campioni e la disperazione argentina (che sfocia nella vergognosa rissa), mentre la seconda voce rimane fuori dal racconto. Una scena diventata inevitabilmente significativa proprio per la differenza rispetto agli sproloqui elogiativi riservati ai precedenti successi dell'Albiceleste.

Il silenzio, però, non può essere trasformato nell'accusa che Adani abbia ignorato o sminuito la vittoria della Spagna. Poco dopo infatti il commentatore torna a parlare e dedica alla Roja un elogio ampio, riconoscendo il successo di un intero modello calcistico: "La Spagna è il Paese dove il gioco non passa mai di moda. Tutto parte dalle giovanili, dal settore tecnico, fino alla prima squadra. Si può perdere qualche grande torneo, ma non si rinuncia mai ai propri principi. Da Johan Cruyff a Guardiola, fino a Luis Enrique, hanno costruito una cultura calcistica che continua a produrre talento. Questa Spagna è un esempio. Quando in Italia diciamo che non bisogna copiare, io dico: copiamo bene".
Adani celebra quindi il calcio spagnolo, la sua identità e la continuità di una scuola capace di trasferire gli stessi principi dalle giovanili alla Nazionale maggiore. Ma rimane quel minuto iniziale senza parole, arrivato proprio quando l'Argentina perde la partita più importante: un silenzio breve, ma impossibile da non confrontare con tutta l'enfasi che aveva accompagnato il suo cammino fino alla finale.