“700 euro di retta, faccio 50 km e pago per vedere mio figlio: la scuola calcio è diventata un sacrificio enorme”
Se anche per la tua famiglia il costo della scuola calcio o dello sport di base sta diventando difficile da sostenere, raccontaci la tua esperienza scrivendo a segnalazioni@fanpage.it o compilando questo form.
Laura conosce da vicino il costo che una famiglia deve sostenere per permettere ai propri figli di giocare a calcio. Dopo aver letto la nostra inchiesta sul costo del calcio e dello sport di base, ha deciso di raccontare a Fanpage.it cosa significa oggi accompagnare i figli tra rette che possono arrivare a 700 euro, kit tecnico, trasferte e persino biglietti da pagare per assistere alle partite. "È diventato un sacrificio enorme", racconta. Perché il problema non è soltanto quanto costa una scuola calcio, ma tutto ciò che viene dopo: soldi, tempo, weekend cancellati e un'organizzazione familiare sempre più difficile da sostenere.
Laura, lei ci ha raccontato la sua esperienza dopo aver letto l'inchiesta sui costi del calcio giovanile. Qual è l'aspetto che pesa maggiormente sulla vostra famiglia?
Più che la retta o il kit, che comunque sono costi importanti, quello che trovo davvero assurdo è dover pagare il biglietto per assistere alle partite di mio figlio. La retta e il materiale tecnico sono costi che, quando scegli una società, metti in conto. Sai che una società può costare più di un'altra. Il biglietto per ogni partita, invece, è un'altra cosa.
Quanto pagate complessivamente per vostro figlio?
Per un bambino siamo intorno ai 700 euro di retta annuale e, aggiungendo il kit, si arriva a circa 1.000 euro. È una cifra importante, ma è stata una nostra scelta iscriverlo a una società che consideriamo importante. Sapevamo che sarebbe costato di più.
Il problema, quindi, arriva quando a questi costi si aggiunge il biglietto per le partite?
Esatto. E non parlo soltanto dei tornei, dove posso anche capire che ci sia un'organizzazione particolare e che le società debbano sostenersi. Se sto tutto il giorno a un torneo, pago il biglietto, magari compro anche qualcosa da mangiare e contribuisco volentieri. Ma quando mi chiedono di pagare anche per le amichevoli o per le normali partite di campionato, lo trovo assurdo.
Anche perché spesso le trasferte sono lunghe…
Certo. Io magari devo fare 50 chilometri per accompagnare mio figlio e, una volta arrivata, devo anche pagare il biglietto per entrare. Almeno un accompagnatore dovrebbe poter entrare gratuitamente. Non sto dicendo che debba entrare gratis tutta la famiglia: una persona sarebbe sufficiente.
È una situazione che si ripete ogni weekend?
Ormai molte società fanno pagare il biglietto. E per noi genitori diventa un costo ulteriore che si somma a tutto il resto. I ragazzi a volte giocano sia il sabato sia la domenica: significa pagare il sabato e pagare di nuovo la domenica. E magari la convocazione arriva soltanto il venerdì sera per la partita del sabato. È difficile organizzare la vita familiare in questo modo.
Quanto incide tutto questo sulla vita familiare?
Tantissimo. Le domeniche fuori casa sono praticamente una costante. Diventa difficile anche organizzare una semplice festa di famiglia o una cresima, perché le società non sembrano tenere conto delle esigenze delle famiglie. Noi il giovedì dovremmo sapere cosa fare nel weekend. Invece spesso le convocazioni arrivano all'ultimo momento.
Lei ha anche la sensazione che alcune società siano più interessate alle rette che alla crescita dei bambini?
A volte sì. Ho la sensazione che vengano create anche più squadre del necessario. Magari un bambino che non è all'altezza della prima squadra viene inserito nella terza, gli si fa comunque fare un campionato e una stagione. In questo modo la società incassa una retta in più. Non so dire con certezza che sia sempre così, ma la sensazione è questa.
Quindi il rischio è quello di considerare le famiglie semplicemente come una fonte di entrate?
Esatto. A volte sembra proprio che l'importante sia recuperare la retta. Non ci sono più quelle società che fanno due o tre provini prima di prendere un bambino. Vai, ti iscrivi e, se porti i soldi, in qualche modo una squadra per te si trova.
Quanto pesa, invece, il giudizio sportivo sui bambini?
Pesa. Mio marito, per esempio, è arrabbiato perché stanno pensando di mettere nostro figlio nella seconda squadra. Lui è al secondo anno nella società e questa decisione rischia di farlo sentire svalutato. Il problema è che magari arriva una persona, guarda una partita e decide sulla base di quella singola prestazione. Ma un bambino non può essere giudicato soltanto per una partita.
Anche i genitori, però, possono contribuire a creare questa pressione.
Purtroppo sì. C'è un certo fanatismo anche da parte dei genitori. Alcuni vivono la carriera sportiva del figlio come se potesse cambiare la loro vita. Ma non dovrebbe essere così. E secondo me nemmeno i genitori dovrebbero sapere quando c'è qualcuno che osserva un bambino per decidere se inserirlo in una squadra piuttosto che in un'altra. Il bambino deve giocare senza pressioni.
Alla fine, quindi, qual è il punto che vorrebbe portare all'attenzione?
Il biglietto per le partite, su tutte le altre cose. Io scelgo consapevolmente una società, so che la retta può essere più alta, so che devo comprare il kit e accetto queste condizioni. Ma il biglietto per ogni partita è una conseguenza che non mi aspettavo e che diventa molto costosa nel corso dell'anno. È questo che considero davvero ingiusto.
Se dovesse descrivere oggi cosa significa per una famiglia sostenere la passione sportiva di un figlio, cosa direbbe?
Che è diventato un sacrificio enorme. Uno sbattimento enorme, tra soldi, trasferte, allenamenti, partite e organizzazione familiare. Il sacrificio ci può stare, perché quando scegli di far fare sport ai tuoi figli sai che devi impegnarti. Ma non dovrebbe diventare tutto così complicato. E soprattutto non dovrebbe essere lo sport a mettere in difficoltà le famiglie.