“A scuola calcio 500 euro solo di kit, poi il sistema degli allenamenti personali: più paghi, più avanzi”
Se anche per la tua famiglia il costo della scuola calcio o dello sport di base sta diventando difficile da sostenere, raccontaci la tua esperienza scrivendo a segnalazioni@fanpage.it o compilando questo form.
Antonino è padre di due ragazzi che fanno scuola calcio e ha deciso di raccontare la sua esperienza familiare a Fanpage.it dopo aver letto la nostra inchiesta: "Mi sono ritrovato in moltissime delle cose che avete raccontato. Vivo in Toscana e ho tre figli maschi, due dei quali hanno già iniziato a giocare a calcio. Tra poco comincerà anche il terzo. Per questo motivo conosco abbastanza bene, sulla mia pelle e su quella della mia famiglia, quanto possa costare oggi permettere a un bambino di praticare questo sport. Nel mio caso, la quota annuale è di circa 455 euro, a cui vanno aggiunti 50 euro per iscrizione e tesseramento. Poi ci sono 49 euro al mese per il servizio di autobus. A questo bisogna aggiungere il kit, che costa circa 230 euro. Dentro ci sono la tuta, il borsone e il materiale di rappresentanza estivo, quindi non parliamo di una semplice divisa. È materiale di buona qualità, questo va detto, e fortunatamente non è una spesa che si ripete necessariamente ogni anno. Però rimane comunque una cifra importante".
Il suo primo focus è sull'abbigliamento sportivo che le società ‘mettono sul tavolo' all'iscrizione e sui costi che comporta: "Io, tra l'altro, sono incappato in una situazione particolare: mio figlio ha cambiato società e ho dovuto ricomprare il kit. L'anno successivo, però, la società ha cambiato sponsor e ha cambiato il materiale a tutti i ragazzi. Risultato: nel giro di due anni ho speso circa 500 euro soltanto per il materiale e quando hai un figlio solo magari riesci a gestirla, quando cominci ad averne due o tre che praticano lo stesso sport il conto cambia completamente".
Antonino è persona attenta sia allo sport che alla salute dei suoi figli e, in un periodo storico dove si parla di allontanamento dei giovani dalle attività sportive e di sedentarietà, porta alla luce una riflessione molto interessante: "So perfettamente che non tutti possono permetterselo. Eppure, per come la vedo io, i genitori oggi sono disposti a fare questo sacrificio. Perché lo sport è importante. I bambini, soprattutto nelle città, non giocano più per strada come facevamo noi. Stanno molto più tempo in casa e hanno meno occasioni per muoversi. Quindi un genitore pensa alla salute del figlio, alla sedentarietà, alla possibilità di stare insieme agli altri bambini, di avere un gruppo di amici. E per questo, alla fine, spesso mette in secondo piano il problema economico. Proprio per questo credo che sarebbe necessario chiedersi che cosa viene offerto in cambio di queste cifre".
Insomma, c'è una offerta all'altezza per i soldi che vengono spesi dalle famiglie? Un passaggio fondamentale del suo racconto è quello sulle strutture sportive che ha visitato in questi anni: "Nel mio caso le strutture sono generalmente accettabili, ma non sempre eccellenti. Quest'anno, per esempio, sono state rifatte le docce, che prima avevano anche problemi abbastanza banali: per i bambini piccoli il pulsante era così duro che praticamente ogni volta finivo per fare la doccia anch'io per aiutarli. E poi ci sono i problemi legati ai campi. In inverno, quando piove molto, può capitare che un campo non sia utilizzabile e che quindi le categorie debbano alternarsi. E spesso a rimetterci sono i più piccoli. Se pago una quota importante, credo sia legittimo aspettarsi almeno delle strutture adeguate, spogliatoi decenti, docce funzionanti e condizioni normali per fare sport".
Nell'esposizione di questa situazione, c'è un momento in cui si percepisce un certo fastidio ed è quello che fa riferimento agli allenamenti individuali a pagamento per i bambini oltre alle normali sessioni: "C'è un'altra questione che personalmente mi fa ancora più riflettere: gli allenamenti individuali. Nella mia zona si possono fare lezioni individuali che arrivano a costare circa 30 euro all'ora, con la possibilità di acquistare anche dei pacchetti. Mi dà l'idea che si stia creando una situazione nella quale, se hai più soldi, puoi dare qualcosa in più a tuo figlio e quindi metterlo nelle condizioni di essere migliore degli altri. Magari l'allenamento viene fatto da un ex calciatore importante, da qualcuno che ha avuto esperienze anche in Serie A, e questo rende l'offerta ancora più attraente. Ma secondo me si rischia di trasmettere ai bambini un messaggio sbagliato: che chi paga di più può avere un vantaggio".
Un altro tema che tocca in maniera importante è quello del biglietto per le partite dei ragazzini: "Un'altra cosa che mi ha fatto sempre riflettere è il pagamento del biglietto alle partite: sono sei euro, e chiaramente ognuno di noi li spende per poter vedere il proprio figlio giocare, ma il fatto stesso di dover pagare mi fa sempre specie. Soprattutto perché quando si va a giocare fuori casa le società che hanno pagato da te poi rimettono lo stesso prezzo perché ‘ti ricambiano il favore' e una trasferta ti viene a costare un po'. Chiaramente nella loro logica ci sta, però non so se sia una cosa ‘normale' mettere un biglietto per una partita di bambini".
Antonino ha voluto raccontare la sua esperienza perché crede che "il calcio dovrebbe essere uno spazio nel quale non importa da dove vieni, quanti soldi ha la tua famiglia o quale sia la tua storia. Se sei lì per giocare, sei uno dei bambini della squadra. In definitiva, penso che il problema sia fatto di tanti pezzi. Io credo che a sei, otto o dieci anni un bambino debba semplicemente poter dire: ‘Mi piace giocare a calcio'".