Nonno Massimo: “Ho pagato 1000 euro di biglietti per vedere mio nipote a scuola calcio. Juve-NEC è costata meno”

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A Fanpage.it la testimonianza di nonno Massimo sul business dei biglietti da pagare per le partite della scuola calcio di suo nipote: “1000 euro in un anno”.

Se anche per la tua famiglia il costo della scuola calcio o dello sport di base sta diventando difficile da sostenere, raccontaci la tua esperienza scrivendo a segnalazioni@fanpage.it o compilando questo form.

Massimo ha 68 anni e ha un nipote nato nel 2017 che da 4 anni frequenta una nota scuola calcio di Torino. Ha voluto condividere la sua storia con la redazione di Fanpage.it. Immaginando i primi tiri a un pallone, l'entusiasmo negli spogliatoi e i valori più sani dello sport, Massimo racconta che troppo spesso, però, dietro il fascino di uno stemma blasonato e la promessa di un sogno, si nasconde una realtà fatta di costi sommersi e continue spese extra che mettono a dura prova il bilancio delle famiglie.

Suo nipote gioca in una scuola calcio affiliata alla Juventus. Un viaggio tra retroscena che vanno ben oltre la quota di iscrizione annuale: dai biglietti a pagamento imposti ai genitori anche solo per accedere agli spalti e vedere i propri figli giocare, al costo per acquistare le fotografie ricordo dei ragazzi sul campo, fino all'assurda prassi dei pranzi per le trasferte fuori regione, interamente a carico delle famiglie. Una storia che solleva una domanda fondamentale: dove finisce la passione per lo sport e dove inizia il puro business sulla pelle dei più piccoli?

"Dalla prima volta che mio nipote ha iniziato la scuola calcio 4 anni fa spendevamo 500 euro all'anno. Però gli davano tutto il materiale, perfino il giubbotto invernale. Da quest'anno la quota è passata a 700 euro". Massimo non punta il dito principalmente sui costi annuali della scuola calcio, ma cerca di evidenziare tutti gli altri costi accessori che ogni famiglia si ritrova a sostenere per spese che non si spiega: "C'è tutto un indotto dietro: dai pranzi ai biglietti, solo per citarne alcuni". Massimo è un nonno che con tutto l'amore per suo nipote, lo accompagna spesso ai tornei organizzati fuori regioni. Ma con spese extra davvero considerevoli. Anche solo per vederlo giocare: "Vengono organizzati tornei dalle 8:30 fino a tardo pomeriggio di sabato senza che ai bambini venga riservata una merenda". Tutto a carico delle famiglie: "Solo di ingressi per vedere giocare mio nipote siamo arrivato a spendere in un anno circa 1000 euro – ci spiega -. Io ho 68 anni, perché devo pagare un biglietto intero? Non pago il pullman intero, o altri servizi e devo pagare il biglietto per vedere giocare 40 minuti mio nipote? Non ha senso tutto questo".

Il business dei biglietti per le partite delle scuole calcio

I costi di un biglietto per assistere a questi tipi di tornei per bambini di 9 anni va dai 6 ai 15 euro. "Adesso parliamo solo di biglietti, per non parlare di tutto quello che c'è dietro. Perché tutte le società hanno un bar, tutte le società hanno una specie di pasticceria, per cui adesso non so quanto sia legale o meno. Ma spesso non vedo la cucina, non so da dove sia arrivato il pasto, da una catena esterna o meno o se hanno le autorizzazioni". Massimo sottolinea questo aspetto per evidenziare come il sistema che ruoti attorno alle partite del calcio giovanile sia diventato un autentico business: "Io non so come sia la storia, ma nell'ultimo torneo a cui abbiamo partecpiato c'erano 16 società e ogni società aveva 12 bambini a 15 euro ciascuno per il pasto; si faccia due conti e poi mi dice quanti soldi hanno tirato su solo in una giornata – spiega -. A questi vanno aggiunti gli 8 euro di biglietto per assistere alla partita". Aggiunge poi una considerazione: "Sarebbe opportuno che si facesse una convenzione con la federazione secondo me e far pagare un prezzo unico a tutti di 3 euro – aggiunge -. Praticamente per vedere mio nipote giocare 40 minuti se ne va una giornata intera più il costo delbiglietto, pranzo e non solo".  Massimo fa un confronto con l'ultima sfida della Juventus in Europa League contro il NEC: "In quella partita l'ingresso agevolato costava 10 euro. Mi dica lei se un professionista deve costare meno di un bambino".

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Woltemade in Juventus–NEC, giocata due settimane fa in Europa League.

Per Massimo è una totale speculazione: "Ci sono società che organizzano anche tre quattro tornei all'anno di questa portata da da 16-20 squadre. Cioè io oltre oltre ai 500 euro l'anno devo spendere chiaramente ogni sabato e domenica una discreta somma per stare una giornata intera fuori". E conclude: "In Italia il calcio dovrebbe essere un divertimento e invece è diventato uno sport per ricchi . Pensi che anche la foto annuale costa 35 euro ed esistono anche i fotografi delle varie società che a fine partita espongono gli scatti a 10 euro per tre foto. Tutto così, libero, senza nemmeno una ricevuta".

Quello che emerge da questo racconto non è un attacco al gioco del calcio o ai valori dello sport, che restano uno straordinario strumento di crescita, aggregazione e salute per i nostri ragazzi. È piuttosto un campanello d'allarme su un sistema che, troppo spesso, sfrutta l'entusiasmo dei più giovani e l'amore incondizionato dei genitori per trasformare ogni singolo momento – da un gol alla foto ricordo di un pomeriggio di pioggia – in un conto da saldare. Speriamo che testimonianze coraggiose come quella di Massimo possano far riflettere. Perché il futuro del calcio parte dai campi di periferia e il rispetto per i ragazzi non può avere un costo accessorio.

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