La storia di Martin: “In alcune scuole calcio i bambini servono solo a produrre soldi, tra quota e kit 1000 euro”

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La testimonianza di un padre: “Quando eravamo bambini noi lo sport era quasi gratuito. Oggi una famiglia deve fare i conti con rette, kit obbligatori, centri estivi e costi extra. E le differenze tra una società e l’altra sono enormi”.

Se anche per la tua famiglia il costo della scuola calcio o dello sport di base sta diventando difficile da sostenere, raccontaci la tua esperienza scrivendo a segnalazioni@fanpage.it o compilando questo form.

Martin è padre di un bambino che frequenta una scuola calcio e ha deciso di raccontare a Fanpage.it la sua esperienza familiare dopo aver letto la nostra inchiesta sul costo del calcio e dello sport di base. Dalla quota annuale al kit tecnico obbligatorio, le spese possono aumentare rapidamente, soprattutto quando si aggiungono attività extra e centri estivi. Il problema, racconta, non è soltanto quanto si paga, ma la grande differenza tra una società e l'altra. "Lo sport è fondamentale per la crescita dei ragazzi, ma non dovrebbe diventare un lusso", spiega.

Partiamo dalla sua segnalazione. Quanto costa oggi far giocare a calcio un bambino?
"È proprio questo il punto. Abbiamo toccato un tasto abbastanza dolente, perché parliamo di situazioni reali, che tocchiamo tutti i giorni. Io ho appena compiuto 50 anni e, ai nostri tempi, facevamo sport nelle società e non pagavamo nulla. Oggi è cambiato tutto e il costo è diventato una componente importante".

E lo è ancora di più considerando il periodo che stiamo vivendo?
"Assolutamente. Le famiglie vogliono far fare sport ai figli perché sanno che fa bene, che aiuta a crescere e a svilupparsi in un certo modo. Però devono scontrarsi con i costi. Io, per esempio, ho segnalato la situazione della scuola calcio della mia città. Quest'anno la quota è di circa 700 euro, a fronte di una cifra piena di 800, alla quale si aggiunge il kit obbligatorio".

Quanto costa il kit?
"Circa 250-300 euro. Il problema è che l'anno scorso avevamo già comprato un kit tecnico che, normalmente, dovrebbe durare almeno due anni. Con il cambio societario e il nuovo accordo con l'Academy di una squadra di Serie A, è stato invece necessario rifarlo. Quindi, oltre alla scuola calcio, c'è questa ulteriore spesa".

E la cosa che colpisce è che il costo può cambiare enormemente anche a pochi km di distanza…
"Esatto. Ed è una delle cose che trovo più assurde. Il gruppo di allenatori che lavorava da noi l'anno scorso, dopo alcune vicissitudini societarie, è andato via praticamente in blocco ed è approdato in una nuova realtà che gioca a pochi km. Bene: lì la quota di iscrizione, con il kit incluso, è di circa 490 euro".

Quindi parliamo di oltre 200 euro di differenza…
"Sì. E questo ti fa capire che qualcosa non torna. Poi bisogna sempre considerare che non tutti i kit sono uguali e che possono esserci differenze nella quantità di materiale, nelle strutture e nei servizi offerti. Però la forbice rimane importante".

Anche perché parliamo di bambini della stessa zona, o sbaglio?
"Certo. E in alcuni casi parliamo addirittura di società che utilizzano strutture simili o gli stessi impianti. Non è che una maglietta comprata da una società vale 100 euro e la stessa maglietta comprata da un'altra ne vale 1.000. Bisogna capire che cosa c'è dietro il prezzo e quale sia la qualità del servizio".

E le strutture come sono?
"Sono buone. La società ha due campi comunali dati in gestione. Uno è lo stadio, dove gioca la prima squadra e anche la squadra femminile, l'altro è un'altra struttura con campo, spogliatoi e tribuna. I terreni sono stati rifatti e, da quel punto di vista, non posso dire che siano strutture fatiscenti. Anzi, sono tra le migliori della zona".

Quindi almeno sotto questo profilo il problema non sembra essere la qualità degli impianti…
"No. E devo dire che negli ultimi anni, grazie ai fondi del PNRR, sono stati sistemati diversi campi nella provincia di Roma. È una cosa positiva. Ho visto anche tante inaugurazioni di strutture nuove".

Nel suo caso ci sono anche costi extra rispetto alla quota annuale per allenamenti individuali o altre iniziative?
"Ci sono state attività individuali a pagamento, soprattutto nel periodo estivo. Un allenatore, per esempio, proponeva degli allenamenti individuali nel mese di luglio. Si arrivava anche a circa 100 euro a settimana, per quattro allenamenti da un'ora e mezza. Però era un'attività extra, non legata direttamente alla società".

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E poi ci sono i centri estivi..
"Quello è un altro mondo. Mio figlio, per esempio, ha fatto una settimana organizzata da un club di Serie A e abbiamo pagato circa 300-350 euro. Però in quel caso era praticamente un centro estivo: lo portavi alle otto del mattino, lo riprendevi alle quattro, gli davano anche da mangiare. Quindi non era semplicemente un allenamento".

Però le differenze di prezzo sono enormi anche lì…
"Enormi. Ho visto centri estivi molto più economici, fino ad arrivare a circa 60 euro per una settimana, pranzo compreso, organizzata in un oratorio. Quindi la forbice è davvero enorme".

Parliamo anche di un'altra voce che mi è stata citata spesso: alle famiglie viene chiesto di pagare il biglietto per vedere i propri figli giocare?
"Nella maggior parte dei casi che ho vissuto, no. C'è stato un periodo in cui, dopo il cambio societario, veniva chiesto un biglietto anche ai genitori, mentre i ragazzi che entravano in tuta non pagavano. Quest'anno invece era stato introdotto un abbonamento gratuito: bastava registrarsi con i propri dati e una fotografia".

Torniamo, però, al tema principale. Perché secondo lei, nonostante si parli continuamente dell'importanza dello sport per i ragazzi, le famiglie sono costrette a sostenere costi sempre più elevati?
"Perché sono cambiati i tempi. Oggi tutto costa. Però io penso che lo sport sia fondamentale per un bambino. Non soltanto dal punto di vista fisico. Uno sport di squadra ti dà delle regole, degli orari, ti insegna a rispettare te stesso e i compagni".

Però non tutte le famiglie possono permetterselo…
"Questo è il problema. E poi non è che trovi società che ti fanno pagare 100 euro. Quando trovi una realtà che costa così poco, quasi ti chiedi: ‘Come mai costa così poco?'. Perché devi aspettarti qualcosa in meno. Una società ha dei costi: strutture, allenatori, personale e attrezzature. Non possiamo pensare che tutto debba essere gratuito".

Ma il punto è capire dove finisce il costo necessario e dove inizia quello che grava sulle famiglie…
"Esatto. E soprattutto capire perché ci siano differenze così grandi tra società. Io penso che la scuola calcio dovrebbe essere considerata come una base della società sportiva, uno zoccolo duro. E invece ho l'impressione che in alcune realtà venga utilizzata soprattutto per generare soldi, ad alcuni dei bambini interessa poco".

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Si riferisce anche al rapporto tra scuola calcio e prima squadra?
"Sì. Ci sono società dilettantistiche che spendono cifre importanti per giocatori della prima squadra, anche in categorie molto basse. Ci sono calciatori di 35 anni che prendono 1.500, 2.000 o 2.500 euro per giocare in categorie dilettantistiche. E allora mi chiedo: come fanno a sostenere quei costi? Una parte arriva dalle sponsorizzazioni, una parte dalle quote della scuola calcio. E alla fine il peso può ricadere sulle famiglie".

Quindi, secondo lei, bisognerebbe guardare alla gestione delle società nel suo complesso?
"Sì. Bisogna guardare dall'alto, non fermarsi alla scuola calcio. Perché una scuola calcio è una base, ma dietro ci sono strutture societarie, prime squadre, sponsorizzazioni e altri interessi. E secondo me in alcune realtà ci sono meccanismi che meriterebbero di essere approfonditi".

Il problema, però, non riguarda soltanto il calcio e lo sappiamo tutti…
"Assolutamente. Mio figlio, per esempio, ha giocato anche a tennis. Quando non giocava a calcio, giocava a tennis. E anche lì i costi possono diventare importanti. Poi ci sono discipline ancora più costose, penso agli sport invernali, dove hai bisogno di attrezzatura specifica".

Alla fine, quindi, il tema non è soltanto ‘quanto costa una scuola calcio'?
"No. Il tema è capire quanto costa oggi a una famiglia permettere a un bambino di fare sport. Perché se sommi la quota annuale, il kit, eventuali attività extra, i centri estivi e magari gli spostamenti, alla fine la cifra diventa significativa".

E questo può diventare un ostacolo all'accesso allo sport…
"Certo. E sarebbe un peccato, perché lo sport dà tantissimo ai ragazzi. Non parlo soltanto di calcio. Ti insegna disciplina, rispetto, socializzazione, responsabilità. Sono cose che servono nella vita".

Se dovesse riassumere in una frase quello che secondo lei non funziona oggi?
"Direi che non dovrebbe essere normale che una famiglia debba chiedersi se può permettersi di far fare sport al proprio figlio. Lo sport dovrebbe essere considerato una parte importante della crescita, non un lusso. I costi delle società esistono e vanno riconosciuti, ma bisogna anche chiedersi se il sistema attuale sia davvero sostenibile per tutte le famiglie".

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