Torna la Serie A, il preparatore Ferretti: “Chi ha giocato tanto durante la sosta rischia infortuni”

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Il preparatore Ferretti a Fanpage.it analizza il rientro dopo la sosta di tre settimane e il rischio infortuni: “Non esiste un fattore scatenante, per i calciatori il riposo non è come lo intendiamo noi”

Tre settimane senza campionato sono tante per i tifosi, ma non necessariamente per i calciatori. La lunga sosta per le nazionali ha spezzato il ritmo della Serie A senza fermare il lavoro delle squadre che hanno studiato la strategia giusta per ripresentarsi in campo al meglio della forma. A Fanpage.it Ferretto Ferretti ha spiegato cosa accade davvero durante una sosta così lunga e come cambia la preparazione al rientro. Preparatore atletico nel calcio professionistico da oltre 30 anni, con una lunga esperienza sulle panchine e nei club di Serie A e Serie B, ha toccato tutti i temi più rilevanti delle ultime settimane, dal concetto di riposo alla gestione degli infortuni parlando anche nel nuovo tour de force che attende le squadre impegnate tra campionato e coppe, con nove partite da giocare in meno di un mese.

Tre settimane di stop sono un'eternità nel calcio moderno. Dal punto di vista del preparatore atletico, questa pausa è stata più una manna dal cielo per far tirare il fiato ai giocatori o un freno a mano tirato sul ritmo gara?
"In realtà non è né l'una né l'altra perché non è una vera sosta, lo è solo per le partite. Se guardiamo i giocatori della Serie A possiamo dividerli tra quelli che sono andati nelle varie nazionali e quelli che sono rimasti a casa. Chi non è stato convocato si è allenato in maniera quasi normale, ha potuto fare anche qualcosa in più presumo".

Come si gestisce un gruppo spaccato a metà tra chi è partito per le nazionali e chi invece è rimasto a casa?
"Chi è rimasto a casa ha potuto lavorare con più tranquillità, senza avere il carico gara, anche se le società hanno organizzato le amichevoli per mantenere il ritmo partita. Non è proprio come la gara, ma è un momento allenante. I convocati invece secondo me si possono dividere in due. Ci sono quelli che hanno giocato tanto, magari tutte e quattro le partite, e per loro il carico concentrato in 20 giorni non gli ha consentito di allenarsi perché le partite erano talmente ravvicinati che ci si trovava o in un pre-gara o in un post-gara. Poi ci sono quelli che hanno giocato di meno che non si saranno allenati tanto, perché erano lì per giocare non per allenarsi: avranno fatto allenamenti di preparazione alla partita, non di costruzione. Chi è rimasto a casa poi non ha avuto il carico mentale legato alla tensione della partita ufficiale, ma ha potuto svolgere carichi di lavoro individuale".

Lei è favorevole a questa sosta lunga?
"Credo che ormai nel calcio attuale c'è poco da essere favorevoli o meno, perché è il calendario che detta i ritmi ed è fatto anche su esigenze economico-commerciali. Bisogna sapersi adattare a queste nuove regole che sono dettati da aspetti diversi da quella che è la metodologia dell'allenamento. Anche le tattiche, per esempio, sono influenzate dal regolamento. Se cambia, cambiano anche i metodi di allenamento. L'abilità degli staff e degli allenatori è quella di adattarsi e sapersi muovere in questa continua evoluzione di calendario. L'anno scorso per esempio c'è stato il Mondiale per Club e anche lì hanno avuto un calendario diverso dal solito".

Come si gestiscono i viaggi lunghi per i giocatori?
"Quelli che si sono spostati a livello europeo bene, ma c'è anche chi ha dovuto fare viaggi oltre oceano. Fa parte del carico fisico indiretto, ma ormai tutti hanno la possibilità di viaggiare bene e stare attenti nei momenti di trasferta. Poi, se parliamo di calciatori della Serie A parliamo di giocatori d'élite che hanno fisici allenati anche per questo, sono bravi a gestire il proprio corpo in maniera professionale. Il calciatore s'allena due ore al giorno, per fare una stima grossolana, ma in realtà anche le altre 22 ore devono essere gestite. Non è in campo, ma deve allenare anche quelle ore lì, come per esempio gestire il recupero, il sonno, l'alimentazione, lo stile di vita, altrimenti non si ottengono benefici solo da due ore di allenamento".

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Il Milan ha concesso un riposo di 10 giorni diviso in due parti

La sosta è stata gestita in modo diverso dalle squadre: Amorim al Milan ha concesso 10 giorni totali di riposo, mentre Allegri al Napoli e Gasperini alla Roma ne hanno dati appena 3 o 4. Dal punto di vista metodologico, ha più senso la decompressione totale o la continuità del lavoro?
"È difficile definire se un modo è meglio dell'altro, possono andare bene o male tutte e due. Bisogna partire da cos'è il ripoto, è in effetti un mezzo di allenamento. Ma la decisione di far riposare uno, due o tre giorni è dettata dalla conoscenza e dalla necessità del gruppo. Magari c'è chi ha dato più giorni di riposo per staccare, non solo fisicamente ma anche dal punto di vista psicologico, c'è chi ha fato giorni frammezzati perché gli allenamenti erano stati impegnativi".

Chivu all'Inter per esempio ha dato 7 giorni di riposo consecutivi subito. Quando si riaprono i cancelli del centro sportivo dopo una settimana di stop totale a stagione in corso, qual è la prima cosa su cui deve intervenire un preparatore?
"Forse il termine più adatto non è riposo ma non allenamento. Sono giocatori che fanno fatica a stare più di un giorno senza fare niente. Sicuramente i singoli preparatori delle squadre avranno dato qualche indicazione, poi i calciatori di altissimo livello hanno anche degli staff personali a casa, quindi difficilmente stanno fermi. In questo caso, Chivu avrà deciso così perché aveva ottime ragioni per dare una settimana continuativa".

Qual è il concetto di riposo per un calciatore?
"A volte chi non è del mestiere interpreta i vocaboli. In questo caso non è il riposo come quello di chi la domenica non va a lavorare e non fa niente, ma non è così per i calciatori. Un atleta non può mai non allenarsi per un lungo periodo, a meno che non è infortunato"

A proposito di infortuni, sono un tema durante le soste. Cosa incide di più, il cambio di metodologie o lo stress dei viaggi?
"Non c'è un vero motivo scatenante per cui un giocatore si fa male. Una cosa è certa, l'infortunio fa parte del giocare. Il calcio è uno sport di contatto, quindi può succedere che ci si infortuni. Poi le statistiche ci dicono che che la stragrande maggioranza degli infortuni avvengono durante le partite e non in allenamento, quindi va da sé che più uno gioca e più rischio di infortunarsi ha. All'interno del mondo degli infortuni ci sono anche le programmazioni che dovrebbero cercare di preservare un giocatore che ha fatto un minutaggio elevato, è quello che secondo me faranno gli staff dei club al ritorno in squadra".

Quanto è delicato il rientro dopo una sosta così lunga?
"Molti giocatori sono abituati a giocare la domenica e il mercoledì nelle coppe, poi di nuovo il sabato. I giocatori sono come delle macchine da Formula 1, sono preparati per fare questo. Ma comunque si deve controllare il minutaggio, l'impegno, il carico di lavoro che hanno svolto in nazionale, se hanno fastidio, cioè un'anamnesi completa da presentare all'allenatore che poi deciderà se schierarlo per 90′ o fargli fare un tempo solo. Per chi ha giocato tanto in questa sosta il rischio aumenta perché gli infortuni avvengono prevalentemente durante le partite".

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Vergara è uno dei calciatori infortunati durante la sosta per le nazionali

Secondo la sua esperienza, cosa dobbiamo aspettarci dalle squadre di Serie A al rientro dalla sosta?
"Credo che non ci sarà molta differenza, perché sono calciatori abituati a giocare e non credo ci saranno partite a ritmi lenti oppure con errori clamorosi. Secondo me ripartiranno senza nessuna difficoltà. Poi come sempre il calcio è un gioco di situazioni, dove uno non sa quello che andrà a fare, perché ha talmente tante variabili che può succedere di tutto".

In una ripartenza dopo 21 giorni di stop, quanto incide la condizione atletica pura e quanto invece la tenuta psicologica?
"Tutte e due, perché l'atleta è un insieme e non si può scindere la parte psicologica da quella fisica. Un atleta ben allenato può stare benissimo, ma se in quel momento c'è un problema psicologico che lo disturba anche il motore non gira come potenzialmente dovrebbe. Ma in realtà non vedo questa sosta anomala, forse per chi la guarda da fuori sì. È mancato il ritmo della gara, ma adesso ci si lamenta perché non ci si è giocato per due domeniche, però dopo ci si lamenta perché si gioca troppo".

Infatti dal 10 ottobre all'8 novembre ci attende una maratona da 9 partite in meno di un mese tra Serie A e coppe…
"Adesso ci si fa un'indigestione. Vede, rispetto alle tre settimane in cui c'è stato il periodo delle nazionali, si faranno nove gare in un mese contro quattro. Quindi bisogna essere pronti, come ho già detto il calendario è questo".

Come si gestiscono gli allenamenti per squadre che giocano ogni tre giorni? Cosa fa davvero la differenza?
"È qui che subentra l'allenamento sempre più individualizzato. Facciamo un esempio: la rosa è composta da 24 più uno, dove uno è la squadra e il resto sono 24 individui. Ogni giocatore non deve seguire esattamente il programma della squadra, ma può essere allenato di più o di meno, quindi bisogna seguire i rimi dei suoi carichi e sulla base di questo proporgli degli allenamenti su misura. Non si può definire la programmazione dell'intera squadra uguale per tutti. Ecco perché bisogna individualizzare l'allenamento, soprattutto nelle squadre che giocano ogni tre giorni per lunghi periodi. Questo vale per le squadre di Serie A impegnate nelle coppe, ma ci sono altre che non le giocano e anche quelle di Serie B che giocheranno di meno nel prossimo periodo".

Come funziona in questi casi?
"Hanno un impegno settimanale, quindi hanno la possibilità di programmare la settimana inserendo i carichi e i cosiddetti giorni di scarico in maniera molto tradizionale perché non hanno un impegno importante, la partita per definizione è il carico maggiore. Quindi durante la settimana sono molto più sereni perché possono usare il metodo tradizionale: martedì, mercoledì e giovedì fare dei carichi importanti, poi venerdì e sabato ridurre e possono farlo perché non c'è niente che li disturba".

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