In NBA si chiama losing effort. Segnare tanto, giocare una partita da ricordare, e perdere.

Può succedere anche ai più grandi, c'è chi ha perso delle Finals inanellando prestazioni memorabili (citofonare LeBron James), ma a Bradley Beal, star dei Washington Wizards, sta ormai accadendo con una cadenza preoccupante da un anno e mezzo. La sua Washington, prima orfana di John Wall ora rinnovata ma con un Russell Westbrook lontano anni luce dalla migliore forma, continua a perdere partite e a vanificare le sue mostruose performance restando saldamente relegata all'ultimo posto della Eastern Conference. In estate i Wizards avevano puntato su un restyling forzato nel ruolo di point-guard, scambiando il maxi-contratto di John Wall ormai ai box da due stagioni ma pronto al rientro con quello di Westbrook, in uscita dai Rockets e in cerca di rivincite. La voglia dell'ex MVP unita alla competitività di Beal e ad un roster giovane e con diversi giovani interessanti poteva aprire prospettive di Playoffs per Washington, da molti additata come squadra papabile per la qualificazione in post-season. La realtà non dice questo, e dopo l'infortunio del centro Thomas Bryant e i problemi fisici della star appena arrivata dal Texas, la classifica piange.

Per capire meglio come ci si senta oggi ad essere al suo posto vengono in supporto i tristi numeri.

Un record negativo che passa alla storia

Dal 2019 ad oggi, sono 10 le partite consecutive in cui Bradley Beal ha segnato almeno 40 punti, perdendo in ogni singola occasione nonostante gare da 60, 55, 53, 47, 46, 44 punti in un deserto tecnico e tattico in cui non si vede una via d'uscita e che continua a essere sempre più deprimente. Già lo scorso anno, il 27enne di St. Louis era entrato nella storia dalla parte sbagliata dopo non essere stato inserito né tra i 5 titolari né tra le 7 riserve per l'All-Star Game nonostante gli allora 28.7 punti di media a partita (diventati 30.4 a fine anno), cosa che non accadeva dal 1978/79. Quest'anno i punti sono 34.4, per ora, e le votazioni per la partita delle stelle di febbraio (inizialmente non prevista per l'emergenza covid-19 ma in queste ore tornata d'attualità) iniziano a breve, con la speranza di dargli una piccola soddisfazione ed essere selezionato dopo la scorsa delusione. Ma basterebbe per strappargli un sorriso?

Cessione in vista?

In questo momento le voci su un possibile scambio che possa coinvolgere Beal, con Miami Heat e Philadelphia 76ers tra le probabili destinazioni ma senza escludere eventuali interessi last-minute di altre squadre (i Dallas Mavericks decisamente deludenti di inizio stagione), si stanno facendo molto più insistenti e non è da escludere che possa essere lui stesso ad uscire allo scoperto, dopo aver giurato fedeltà ad una squadra che non si sta dimostrando tuttavia all'altezza delle sue aspettative e del suo attuale livello di rendimento. Dopo questa stagione, al giocatore resteranno ancora due anni di contratto (uno da 34.5 milioni e un'opzione a suo favore da circa 37), a cifre molto alte ma assolutamente appetibili nell'epoca dei super-max, considerata la sua età e la capacità di incidere sulle due metà campo. Un nuovo progetto tecnico e una centralità diversa in una squadra con ambizioni da titolo potrebbe regalarci una versione ancora più devastante di Beal. Che dopo la partita di stanotte, chiusa a 47 punti e sconfitta contro i modestissimi New Orleans Pelicans, ha dichiarato "Voglio vincere, ecco perché sono rimasto". A quante squadre farebbe comodo uno così?