18 Novembre 2021
19:00

“Per sempre la casa che ha costruito Kobe”: lo Staples Center diventa Crypto.com Arena

Da Natale l’arena che ha ospitato per 22 anni le partite delle franchigie di Los Angeles cambia nome grazie all’accordo sportivo più remunerativo di sempre.
A cura di Luca Mazzella

È la dura legge del marketing, nel mondo globalizzato e persino nella NBA che fino a qualche anno fa non contemplava nemmeno gli sponsor sulle canotte. E così lo Staples Center che è stato a partire dalla sua inaugurazione del 1999 la casa dei Los Angeles Lakers e dei Los Angeles Clippers, di Shaquille O'Neal e Kobe Bryant su tutti, e che ospita anche le Los Angeles Sparks, franchigia della WNBA, e i Los Angeles Kings della NHL, la lega professionistica dell'hockey su ghiaccio, e che ancora è stato teatro di eventi di portata globale come i funerali di Michael Jackson, i tanti concerti di star mondiali della musica come Bruce Springsteen o Beyonce e 19 degli ultimi 21 Grammy Awards, cambierà definitivamente nome per diventare la Crypto.com Arena per la cospicua somma di circa 700 milioni di dollari per i prossimi 20 anni. Il tutto avverrà, ufficialmente, il 21 dicembre. L'accordo sui "naming rights" è già entrato a suo modo nella storia dello sport professionistico americano come più remunerativo di sempre, contribuendo quindi a pensionare l'accordo durato 22 anni con Staples, al quale succede l'azienda di Singapore specializzata in cryptovalute (ed entrata negli ultimi anni in tutti gli sport più seguiti al mondo, dal calcio ai motori).

La reazione di Vanessa Bryant: "Sarà per sempre la casa che ha costruito Kobe"

Non sono tardate ad arrivare le reazioni di tanti protagonisti legati al mondo Lakers. Su tutte, quella che forse ha fatto maggiormente scalpore arriva da Vanessa Bryant, che sui social ha riportato la notizia commentandola con una foto dell'arena con tanto di nome attuale ben in vista e il commento "Per sempre conosciuta come la Casa che Kobe ha costruito". Crypto.com ha battuto proprio al fotofinish la concorrenza di Netflix, altra grande candidata a entrare prepotentemente nel mondo NBA.

Debutto in grande stile

La "nuova" arena targata Crypto.com vivrà il suo battesimo di fuoco con il big-match che per molti, almeno alla stesura dei calendari di inizio anno, si prospettava come una sorta di antipasto delle Finals che saranno, ovvero la sfida tra i Lakers padroni di casa e i Brooklyn Nets. Si parla volutamente al passato dal momento che, tra la defezione per i noti motivi di Kyrie e quella per infortunio di LeBron James unita ai problemi tecnici e tattici di Westbrook e soci, ipotizzare una finale tra le due squadre sembra quantomeno avventato.

Gli altri accordi

Il cambio nome dell'arena non deve sorprendere, dal momento che la situazione è praticamente la stessa per ogni franchigia NBA fatta eccezione per lo storico Madison Square Garden, per ora sfuggito a ogni genere di accordo mantenendo il suo nome originale. Il TD Banknorth Garden, casa dei Boston Celtics e dei Boston Bruins, prende il nome dalla banca con sede a Portland, firmataria di un accordo di 20 anni nel lontano 2005 per circa 119 milioni di dollari. Il Barclays Center dei Brooklyn Nets e dei New York Islanders porta questo nome dal 2012, grazie a un accordo di 200 milioni/10 milioni annui. Lo Spectrum Center, dove LaMelo Ball e i suoi Charlotte Hornets entusiasmano il pubblico di casa sotto gli occhi vigili del proprietario di minoranza Michael Jordan, porta questo nome dal 2016 dopo anni di onorato servizio della Time Warner Cable Arena grazie all'esborso di circa 5 milioni di dollari all'anno. O ancora, uno degli accordi più lunghi è quello che ha ospitato e continua a ospitare i Chicago Bulls nello United Center dal 1994 senza interruzione: 36 milioni di dollari per il primo accordo ventennale, altri 100 milioni fino al 2034. Ecco perché, per quanto spietato e cinico sembri, non c'è storia che tenga davanti a cifre del genere.

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