Erika Saraceni sbaglia agli Europei, poi a 20 anni dà una lezione in TV sul modo di vivere lo sport

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Erika Saraceni è stata la grande delusione della finale di salto triplo che agli Europei di atletica ha visto trionfare l’altra italiana Dariya Derkach. Le parole dette ai microfoni delle TV dalla 20enne milanese sono una lezione sull’accettare le sconfitte e trasformarle in carburante per le vittorie future.

Birmingham, giovedì sera: Erika Saraceni va sulla pedana del salto triplo agli Europei di atletica per il suo terzo salto di finale sapendo che non ha più margine di errore. Dopo un primo tentativo mediocre abbondantemente sotto i 14 metri e un secondo nullo lunghissimo, che probabilmente le sarebbe valso addirittura il primo posto – scavalcando l'altra meravigliosa azzurra Dariya Derkach, poi vincitrice della medaglia d'oro – la ragazza milanese deve piazzare un salto di almeno 14 metri per entrare nelle prime otto delle dodici partenti e continuare la finale facendo gli ultimi tre salti. Non può rischiare sull'asse di battuta, deve andare in sicurezza per fare un salto valido e farlo anche lungo. Una pressione di tonnellate, che produce un altro salto scarso, ben sotto quanto richiesto e anche ben sotto le possibilità sconfinate di questa futura campionessa.

Erika Saraceni va male nella finale degli Europei di atletica: una delusione enorme

Sì, perché Erika Giorgia Anoeta Saraceni (se quell'Anoeta vi è familiare è proprio lo stadio della Real Sociedad, "piaceva a mamma e papà perché avevano partecipato insieme a un Mondiale a San Sebastian") vincerà tanto in carriera, dopo aver già messo in bacheca a livello Under 20 un oro europeo e un bronzo mondiale. Non a Birmingham. Erika sbaglia anche il terzo salto ed è fuori dalla finale. La delusione è tanta, la giovane atleta milanese appare distrutta, si copre la faccia, il suo allenatore le dà una carezza. Poi però la Saraceni si presenta ai microfoni delle TV e dà una bella lezione di cos'è lo sport: accettare le sconfitte di oggi e trasformarle in potente benzina per le vittorie di domani. Con un sorriso che davvero disarma qualsiasi analisi tecnica: quella spetterà a chi la allena, per farle raccogliere nei prossimi anni ciò che merita.

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Erika Saraceni in azione agli Europei di atletica a Birmingham

"Ovviamente sono triste, perché so che potevo fare un buon risultato e mi spiace di non riuscire a vedere comunque il lato positivo – racconta alla Rai Erika, che poi lo tira fuori quel lato positivo, per far capire a tutti da quale situazione arrivava – Io quest'anno sono stata ferma sei mesi, ed essere qui è già un grandissimo risultato. Un mese o due mesi fa ci avrei messo la firma soltanto per essere qui, mentre adesso ci rimango un po' male perché so che avrei potuto fare quel qualcosa in più, però va bene così".

Quel "qualcosa in più" era né più né meno quello che la Saraceni – pur con pochi allenamenti alle spalle a causa dell'operazione di gennaio per le ernie bilaterali che l'aveva tenuta ferma fino a giugno – aveva fatto in maniera stupefacente il giorno prima nelle qualificazioni del triplo, piazzando un 14,50 (al secondo tentativo, qui sotto il video) che nella finale vinta dalla Derkach con 14,60 le sarebbe valso l'argento.

"Anche solo essere qui è un grandissimo successo"

È questo che acuisce la sua delusione, nelle gambe c'era una medaglia e pure pesante, ma Erika ripete anche a Sky poco dopo i concetti positivi già espressi: "Sicuramente essere qui è un grandissimo successo, cioè io ci avrei messo la firma tre mesi fa nell'essere solo presente qui. Ovviamente per la condizione in cui sono venuta, adesso sono un po' triste, perché sapevo di poter far bene, però guardiamo il lato positivo, ho fatto il mio personale con tre mesi di lavoro, vuol dire che l'anno prossimo se lavoro tutta la stagione andrà sicuramente meglio".

"Ho iniziato a correre il 5 giugno, è stato molto difficile, tutti i mesi passati nel dubbio, nel sapere se sarei riuscita a tornare o meno, poi quando ho ripreso avevo la giusta grinta e caparbietà nell'affrontare al meglio gli allenamenti con l'obiettivo di venire qua e cercare di essere competitiva. Ho 20 anni, e questa è una cosa fortunata, perché ho ancora tanti anni per poter andar bene", conclude Erika. E non abbiamo dubbi che sarà così: la ragazza milanese assomiglia dannatamente a una predestinata.

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Dopo la delusione della finale del triplo, Erika si è consolata così
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