Selvaggia Lucarelli smonta Fabrizio Corona: “La serie Netflix è falsissima”

Selvaggia Lucarelli non usa mezzi termini nella sua newsletter Vale tutto e smonta pezzo per pezzo Io sono notizia, la docuserie su Fabrizio Corona disponibile su Netflix dal 9 gennaio. Il verdetto della giornalista è netto: un'operazione "a dir poco oscena" che sta fallendo a livello globale nonostante un investimento di 2,5 milioni di euro, di cui quasi 800mila provenienti dalle casse dello Stato.
L'attacco di Selvaggia Lucarelli
I numeri, secondo Lucarelli, raccontano una storia impietosa. A livello mondiale, la docuserie prodotta dalla "semi-sconosciuta Bloom Media House" è praticamente invisibile. L'unica eccezione è l'Italia, dove il progetto è primo "tra pochissimi titoli nuovi", e alcuni paesi con forte presenza di comunità italiana: terzo in Croazia, quarto a Malta, decimo in Ungheria, quinto in Svizzera.
"Il documentario sul pluripregiudicato più famoso d'Italia è chiaramente un flop", scrive Lucarelli, "a maggior ragione considerato l'investimento di due milioni e mezzo di euro, con 793.629 euro ottenuti sotto forma di tax credit". Secondo quanto riporta la giornalista, nell'ambiente circola la voce che il documentario fosse pronto da tempo, ma che la decisione di programmarlo sia arrivata solo dopo che Falsissimo, il podcast di Corona, ha iniziato a macinare milioni di visualizzazioni. Una scommessa sbagliata: "A Netflix erano evidentemente convinti che alla gente interessasse sapere qualcosa di più di Corona (come se non ne sapessimo già abbastanza)".
L'errore più grande per Selvaggia Lucarelli
Ma l'errore più grande, secondo Lucarelli, è stato credere che bastasse confezionare il prodotto con un linguaggio da analisi sociologica per trasformarlo in qualcosa di rilevante. Il tentativo di raccontare Corona non "col suo stesso linguaggio (sporco, cattivo, demenziale), ma con quello dell'analisi sociologica" e della "contestualizzazione storica e politica" si è rivelato un disastro.
Come dice il titolo del suo lungo articolo (a pagamento), l'errore più grande sarebbe la normalizzazione di Netflix nel far passare Corona come una sorta di anti-eroe, nonostante confessi una serie di nefandezze (vedi la storia di Nina Moric) oltre ad altri reati più o meno gravi. .