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Opinioni
Grande Fratello 2023/2024

Grande Fratello, Cesara Buonamici e Rebecca Staffelli in missione aziendale senza mordente

Riparte il Grande Fratello e non è mai stato così “orwelliano”. Dallo studio, l’opinionista unica Cesare Buonamici controlla e sottolinea la statura morale dei concorrenti, mentre l’altra new entry, Rebecca Staffelli, li monitora tramite maxi-schermi ad hoc. La morigeratezza è nulla senza controllo? Può darsi, ma così lo show perde mordente e spontaneità.
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A cura di Grazia Sambruna
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Grande Fratello 2023/2024

Ogni anno, alla ripartenza del Grande Fratello, sui social e non solo si levano cori di indignati che epitaffiano fragorosi: “Andrebbe chiuso”. Con improperi sparsi a corredo. A giudicare dalla prima puntata della diciassettesima edizione del papà di tutti i reality, andata in onda lunedì 11 settembre su Canale 5, si potrebbe dire che, in un certo, stavolta sia successo. Concorrenti “Nip” (non famosi, ndr) si alternano nel cast ai soliti sedicenti “Vip”. Dopo l’editto “bulgaro” di Pier Silvio Berlusconi che ha intimato al conduttore Alfonso Signorini una linea editoriale più morigerata mettendo al bando trash ed eccessi, ecco nascere il “nuovo” Grande Fratello. Tra i segnali più evidenti del cambiamento in atto, oltre a chi è entrato nella casa di Cinecittà, anche le presenze in studio, totalmente rinnovate eccezion fatta per il timoniere: nel ruolo di opinionista unica troviamo il mezzobusto del Tg5 Cesara Buonamici, mentre a fare da raccordo tra il web e la diretta, Rebecca Staffelli, figlia del re dei Tapiri di Striscia la Notizia e già navigata speaker di Radio 105. Qui andiamo a valutare il loro esordio, partendo da una semplicissima, brutale domanda: funzionano? Sì e no.

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Premettendo che alle novità occorre abituarsi e che, in questo caso, ci sia davvero molto da processare, Cesara Buonamici, in tailleur bianco come Myrta Merlino alla prima di Pomeriggio Cinque, deve ancora trovare il proprio centro di gravità permanente. Mentre su Twitter (pardon, X!) i più maligni già la paragonano a Manuela Arcuri, opinionista per una sola puntata nel 2014 prima di arrendersi a seguire il reality da casa, qui la situazione è certamente più complessa. Se è vero che il mezzobusto del Tg5 non ha inciso granché nel corso di questa puntata d’esordio, bisogna constatare che forse non sia questo il motivo per cui si trova lì. Non si è fatta ricordare all’infuori dello spoiler sull’esistenza del tugurio sganciato di fronte agli ignari concorrenti. Concorrenti che ora non si chiamano più “Vipponi” ma “inquilini”, in segno pure semantico di rottura con il passato.

Ebbene, l’emozionata Buonamici, almeno per ora, sembra avere il ruolo di una novella Caronte: traghetta il pubblico verso la conoscenza di questi nuovi “inquilini”, accennando alle loro storie di vita che saranno, sulla carta, le protagoniste del reality. Più che altro, un’accozzaglia di sciagure, traumi, drammi e squisiti sentimenti, se il buongiorno si vede dal mattino. Tutte, naturalmente, a lieto fine. “Sono un’imbranata”, “Non reggo le telenovelas con centinaia di puntate”, “trovo che i ragazzi nella Casa rispecchino in pieno il nuovo corso di questo Grande Fratello: sono persone, non personaggi, vere, normali, semplici, sincere”, alcune delle affermazioni. Cesara è in studio per ricordare, ai limiti dello sfinimento, che il Grande Fratello oggi non è più trash. O quanto, almeno, non voglia esserlo. Repetita iuvant, ma l’effetto è più spesso quello di un disco rotto che di un personaggio in grado di commentare contribuendo a portare sostanza, contenuti.

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Cesara Buonamici è, in fin dei conti, il megafono di regime. Non le viene richiesto di essere coinvolgente o interessante. Solo, di fare propaganda, di essere eco delle decisioni prese dai vertici, ossia da Piersilvio Berlusconi, per restaurare lo scalcinato Grande Fratello che fu. E che forse, nei fatti, è sempre stato. Quando Buonamici interviene per parlare direttamente agli “inquilini”, tenta di inserire qualche domandina ficcante, ma in fin dei conti, i pochi interrogativi che pur ha posto, tendevano sempre a sottolineare la bontà  d’animo dei concorrenti, la loro statura morale. Anche questo ha contribuito a rendere lo show un “Chi vuol esser capo scout?” in versione XXL. Con Buonamici leader di tali, apparenti Giovani Marmotte. “Guarda, Alfonso, come sono entrati tutti subito in sintonia!”, si compiace Buonamici, alimentando, enfatizzando il mito di un Grande Fratello con un cast senza lame tra i denti, ma buono, retto, irreprensibile.

La giornalista ha un viso amichevole, pacioso, da Signorina Buonasera. E in questo aderisce in modo perfetto ai desiderata dei vertici Mediaset. Televisivamente, però, è noia sincera. Le mancano mordente e raison d’être, mentre sorge il sospetto che, nei fatti, sia lì solo per ripetere la parola “normalità” alla stregua di invito e promemoria, all’infinito. Sarebbe un peccato, ma forse anche la scelta “migliore” per un reality che mira a fare di tutto per rimanere dentro ai ranghi e, in fin dei conti, per non essere ricordato.

Se Cesara Buonamici incarna un rigore sorridente, ma non per questo meno severo e autorevole, la seconda new entry in studio all’esordio risulta meno marziana. Rebecca Staffelli è la venticinquenne dal viso pulito che ha preso il posto di Giulia Salemi come tramite tra il web e la trasmissione, nonostante le proteste social. Figlia d’arte forgiata però dai microfoni di Radio 105, fin dai primi minuti della sua entrata in scena è impossibile non notare un dettaglio di gran rilievo: parla bene. Ottima dizione, chiude ogni frase e i suoi interventi, per quanto non trascendentali (ma qui la responsabilità è anche degli autori), hanno già tempi televisivi chirurgici. Nessuna sbavatura, dunque, a parte quella del conduttore che le dà il benvenuto parlando di “battesimo” in tv per lei. Non è proprio così. Oltre a essere già stata opinionista alla corte di Barbara d’Urso, Staffelli Jr nel 2018, quindi appena 19enne, aveva condotto Colpo di Tacchi, show che si proponeva di seguire i Mondiali su La 5, seguendone il lato più rosa e gossipparo.

Dotata di un enorme schermo dove può vedere ciò che succede live all’interno di ogni stanza della Casa, anche a Rebecca è stata data una funzione di vigilanza. Secondina di fiducia, Signorini la invita fin da subito a interromperlo in ogni momento. Questo senso di controllo provoca sicuramente un certo senso di claustrofobia ma, dopotutto, ben si sposa con lo spirito del Grande Fratello orwelliano e, in un certo senso, anche di quello televisivo delle origini. Se i tweet letti in puntata sono solo una manciata e davvero poco incisivi, alla new entry Rebecca dobbiamo uno dei momenti più spensierati dell’esordio, forse l’unico: la rassegna di provini andati male, stile Gialappa’s, ma siamo molto lontani dalla Gialappa’s per contenuti e verve. C’è chi prova a candidarsi dal bagno di casa, chi si mangia le parole al punto da rendersi incomprensibile e chi addirittura non conosce il nome del conduttore e si congeda salutando un certo “Alfredo”. Il tutto, accompagnato dalla voce ferma, gentile e misurata di Staffelli. Ne nasce una mini Paperissima Sprint, ma in versione elegante, quasi affettata. La giovane, per ora, è una figlia d’arte costretta a un ruolo marginale e piuttosto piatto, ma che, a prescindere dalle contingenze dal copione, per ora sarebbe ben miope non definire promettente.

In conclusione, le due new entry in studio, sono la quintessenza del low profile, così come da diktat piersilvioberlusconiano. Se funzioneranno all’interno del reality è da vedere, ma per ora, svolgono il loro compito con indefesso spirito aziendalista. Ad andarci di mezzo, rischia di essere la personalità dello show: un menù, almeno sulla carta, adatto a tutti i palati ma senza sapori forti che possano turbare quelli più fini o accontentare solo chi campa di birra da 66 e kebab. Si configura così un pasto ben mesto, almeno per il momento, senza guizzi né portate memorabili. Però, stando alle intenzioni, ad altissima digeribilità.

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Sto scrivendo. Perennemente in attesa che il sollevamento di questioni venga riconosciuto come disciplina olimpica.
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