video suggerito
video suggerito

Luca Barbareschi e la recita del maledetto: “Facevo sesso 3 volte al giorno. A volte bevo e guido a 180 all’ora”

Nella sua ultima intervista, Luca Barbareschi ripercorre la sua vita tra sesso, droghe, corse clandestine a 180 all’ora ed eredità tagliate alle figlie. Un bilancio che parte dai fatti di vita privata ma che svela il ritratto di un artista legato a una narrazione di machismo ed eccesso che, oggi, suona quasi come una caricatura.
Immagine

Compiere settant’anni rappresenta per molti il momento della pacificazione, quello in cui i conti con il passato si chiudono in favore di una memoria più sobria. Non per Luca Barbareschi. Nel giorno del suo compleanno, l'attore e regista ha affidato alle pagine del Corriere della Sera un bilancio esistenziale che ha scalato le tendenze di Google, trasformandosi in un caso mediatico. Un racconto spogliato da ogni forma di pentimento, dove gli eccessi non vengono rievocati con pudore, ma ostentati come le medaglie di un'esistenza che si pretende fuori da ogni norma.

Anziché offrire una rilettura matura dei propri errori, Barbareschi usa la confessione pubblica per riaffermare l'immagine del "maledetto" ad ogni costo. La sregolatezza, la dipendenza e la mancanza di limiti non sono raccontate come fragilità da cui essere guariti, bensì come la prova di un’"eccezionalità" personale che rifiuta di cedere al passare del tempo.

Dalla guida a 180 all'ora alla sessualità "incontenibile": le parole di Luca Barbareschi

Il nucleo centrale dell'intervista si muove su dettagli precisi, pensati forse per rivendicare un’indole al di sopra delle regole comuni. L'attore non ha nascosto le fasi più cupe della sua emotività e ha descritto il suo rapporto con il buio in termini quasi teatrali:

Sono autodistruttivo, sparisco per giorni, incazzato con il mondo. È difficile stare con uno che non sai cosa ha in testa e rischia di farsi del male. In quei momenti voglio morire. Magari bevo tre bottiglie di whisky e guido a 180 all’ora.

A questo quadro si aggiunge la sfera affettiva e sessuale, dove la rivendicazione di un'infedeltà seriale viene condita dal ricordo di un'attività frenetica: "Avevo un’esuberanza sessuale incontenibile, facevo sesso anche tre volte al giorno", ammette, per poi rivelare la gestione contemporanea di relazioni con più donne: "Ne frequentavo 7 o 8 nello stesso momento. Un professionista, tenevo una mappatura per ogni città, Parigi, Londra, New York". Una condotta che Barbareschi assolve senza troppe perifrasi, definendosi "un grande egoista protetto da una squadra di angeli custodi".

Il mito del machismo anni '80: tra David Bowie e le figlie diseredate

Nel tracciare il bilancio dei suoi primi settant'anni, l'artista attinge a piene mani dall'immaginario dello spettacolo degli anni '80 e '90, un'epoca in cui l'eccesso maschile veniva spesso perdonato e persino glorificato. In questo contesto si inseriscono i ricordi legati al consumo di sostanze insieme a icone della musica internazionale: "I figli non vogliono davvero sapere se tuo padre è bisessuale e se si drogava a Kansas City con David Bowie e Lou Reed", usati come tasselli di un mosaico che vuole restituire l'immagine di un uomo che ha vissuto sempre al limite.

Ma la parabola del "maledetto" mostra le sue crepe più evidenti quando la narrazione sfiora gli affetti familiari. Barbareschi ha infatti ripercorso anche i traumi dell'infanzia, segnata dall'abbandono materno a soli 6 anni, prima di passare alla rigidità mostrata nel suo ruolo genitoriale. L'attore ha infatti confermato la decisione drastica di aver escluso dal proprio patrimonio le due figlie più grandi: "Le due maggiori manco mi salutano più perché le ho diseredate e non divido l'impero".

Luca Barbareschi insieme a sua figlia Angelica Barbareschi
Luca Barbareschi insieme a sua figlia Angelica Barbareschi

Quando l'eccesso diventa una caricatura

Analizzando le sue parole, emerge chiaramente come la confessione di Barbareschi non cerchi alcuna empatia o assoluzione da parte del pubblico. Il racconto non risponde a un bisogno di verità, ma a una sorta di necessità di tenere in vita il personaggio del maschio alfa inafferrabile. La scelta, tuttavia, finisce per rivelare il suo rovescio della medaglia: dietro le dichiarazioni resta il ritratto di un uomo solo – come lui stesso ammette nell'intervista – che, per rivendicare il suo posto al centro della scena, sembra dover fare ricorso all'iperbole di un passato sregolato che, ad oggi, appare irrimediabilmente datato.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views