Lo yoga ha aiutato Belén a superare depressione e attacchi di panico: “Con gli psicofarmaci restavo chiusa in casa”

Belén Rodriguez racconta in che modo lo yoga l’ha aiutata a superare depressione e attacchi di panico. Al culmine di tre anni particolarmente difficili, segnati da riprese e da qualche ricaduta, la showgirl argentina ha trovato nelle pratiche di mindfulness e nella respirazione il suo personalissimo modo di affrontare quei momenti di vuoto, apatia o di ingestibile rabbia che caratterizzano chi soffre di disturbi dell’umore. Un problema comune a milioni di altre persone nel mondo che Belén racconta di avere imparato ad affrontare sfruttando quelle pratiche da qualcuno definisce new age – un modo un po’ chic per evitare di definirle "all’acqua di rose" – ma che diversi studi hanno associato alla capacità di calmare il sistema nervoso quel tanto che basta, in alcuni casi, per evitare le crisi peggiori.
"Vi consiglio di fare yoga. Per gli attacchi di panico mi è servito.Mi rasserena la mente, mi calma. Se ho paura o inizio ad arrabbiarmi per qualcosa, ispiro profondamente. Quando sono stata male e prendevo gli psicofarmaci, quando mi arrivavano gli attacchi di panico – che erano molto forti, non riuscivo ad alzarmi dal letto o ad uscire dalla stanza, sono stata due mesi chiusa in casa con le tende chiuse – mi dicevano di respirare e io ci provavo ma andavo in difficoltà. Bisogna imparare a respirare nel modo corretto", è stato il consiglio che Belén ha dato a chi la ascolta.
La battaglia di Belén Rodriguez contro gli attacchi di panico
Belén ha cominciato a parlare per la prima volta di depressione quando, a dicembre 2023, partecipò a Domenica In per raccontare il periodo vissuto dopo l'ultima separazione da Stefano De Martino. Per la prima volta, pochi mesi prima, la showgirl si ritrovò costretta a fare i conti con uno stato d'animo che la costrinse a cercare un supporto farmacologico e un breve ricovero in clinica. Dopo quel periodo, riuscì a riprendersi ma la sua lotta con la depressione non era terminata. Lo scorso anno, partecipò a un evento pubblico mentre non era in perfetta forma. Parlava in maniera rallentata e il pubblico se ne rese conto, al punto che la donna si ritrovò costretta a spiegare di avere preso tre calmanti contro gli attacchi di panico che l'avevano messa in difficoltà. Più recentemente, ha vissuto un'altra forte crisi che l'ha costretta a un secondo ricovero, crisi coincisa con la possibilità sfumata di condurre l'Isola dei famosi. Adesso, grazie allo yoga, racconta, sarebbe riuscita a mettersi alle spalle queste difficoltà.
Come lo yoga aiuta a contenere gli attacchi di panico
Belén ha descritto come alcune pratiche, in particolare, riescano a innescare in lei il desiderio di riconnettersi con il mondo. "È amore", è la spiegazione che si è data la showgirl per provare a comunicare all’esterno quali sono quelle sensazioni che riescono ad ancorarla di nuovo al terreno. In realtà è un po’ più complesso di così, ma una spiegazione biologica di quanto descrive Rodriguez esiste. Le pratiche di mindfulness e la respirazione controllata riescono infatti fisiologicamente a disinnescare il meccanismo di "attacco o fuga" che chi soffre di ansia ingravescente conosce così bene. Tra i modelli proposti per spiegare questo fenomeno c’è la Teoria Polivagale elaborata dal neuroscienziato Stephen Porges secondo cui quando l’organismo avverte una sensazione di allarme si attiva il sistema nervoso simpatico, che aumenta la frequenza cardiaca, la sudorazione e l’iperventilazione. La respirazione lenta e controllata favorirebbe invece l’attivazione dei circuiti legati al nervo vago ventrale, inviando al cervello un segnale di sicurezza che contribuisce a spegnere lo stato di allarme.
Esiste un secondo meccanismo biologico, complementare a quello del nervo vago, che potrebbe spiegare in che modo lo yoga aiuta a contenere depressione e attacchi di panico ed è strettamente connesso al GABA (chi ha letto l’ultimo libro di Dan Brown saprà esattamente di che cosa si tratta, in caso contrario basta qualche approfondimento su PubMed per comprenderlo): quando i suoi livelli sono adeguati, aiuta il cervello a mantenere uno stato di equilibrio. Ma nei soggetti che soffrono di ansia generalizzata è stata dimostrata una ridotta disponibilità di GABA. Lo yoga, lo ha dimostrato uno studio condotto dalla Boston University School of Medicine, è stato associato a un incremento dei suoi livelli fino al 27% dopo una sola sessione.
Attenzione a demonizzare gli psicofarmaci: a volte sono l’unica soluzione
E quindi con lo yoga e le pratiche di mindfulness abbiamo risolto il problema degli antidepressivi? Magari, ma no. Belén racconta la sua esperienza personale ma il rischio di un messaggio del genere è che qualcuno possa convincersi che grazie a tali pratiche sia possibile fare a meno degli psicofarmaci che, nel suo caso, la costringevano a "stare a letto per mesi con le finestre chiuse". Esistono decine di classi di farmaci dall’effetto più o meno potente ma la stragrande maggioranza di quelli prescritti secondo le linee guida della psichiatria tenta proprio di evitare a coloro che vi fanno affidamento quel senso di apatia generale che li costringerebbe a stare mesi a letto con le tende tirate. Magari per casi come questi bastasse lo yoga, com’è stato nel caso di Belén.
Esistono persone che tentano per anni di disfarsi degli psicofarmaci, di raggiungere uno stato mentale sufficientemente adeguato a poterne fare a meno. E purtroppo non ci riescono, o magari ci riescono per brevi periodi fino al momento in cui sentimenti come ansia, tristezza, apatia e panico prendono il sopravvento ed è necessario "tornare all’ovile", riprendere i medicinali che si era sperato di poter abbandonare, riconciliarsi con i dosaggi di partenza e sperare di riuscire a centrare di nuovo una sorta di equilibrio. Con tutto ciò che questo comporta, compresa la necessità di caricarsi – ancora e ancora – del fallimento legato al fatto di "non avercela fatta".
Ecco, quella non è una colpa. Lo ha ribadito a più riprese la Società Italiana di Psichiatria che ha spiegato che la necessità di ricorrere agli psicofarmaci è la risposta medica a una vulnerabilità neurochimica reale. Pensare di dovere necessariamente trovare un’alternativa alla terapia significa dimenticare che i disturbi d'ansia e di panico hanno basi biologiche, esattamente come avviene per l’ipertensione o il diabete. In quel caso non ci sogneremmo mai di demonizzare gli antipertensivi o l’insulina. Con gli antidepressivi, invece, accade ancora, sebbene non esista alcun razionale biologico che vieti a chi ne ha bisogno di farvi ricorso per stare meglio. Finché serve, o anche per più tempo. Non farne a meno quando ci si sente meglio serve a non preparare il terreno per le crisi di domani. La questione centrale è sempre la stessa: la ricerca di un punto di equilibrio. Che però per più di qualcuno è una sorta di Santo Graal, non è detto che lo troverai mai.