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La chiusura di Striscia la Notizia resta un enigma: lo stop ai social, gli inviati altrove e Berlusconi tace

Mentre La Ruota della fortuna continua a macinare ascolti record, Striscia la Notizia finisce nelle teche Mediaset. Si parla di chiusura definitiva, a seguito dello stop dato ai social del programma di Antonio Ricci e del riposizionamento di alcuni inviati su altre reti o sui loro canali. Pier Silvio Berlusconi glissa, Antonio Ricci è in silenzio stampa. La voce della presenza al momento sembra essere del tutto afona.
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Striscia la Notizia era un nodo e lo è ancora. Per quasi 40 anni il noto Tg satirico ha rappresentato il monopolio della satira in tv nella fascia dell'access di Canale 5, poi l'Auditel a sfavore contro Affari Tuoi di Stefano De Martino su Rai 1 e la necessità di cambiare passo. La Ruota della fortuna che diventa un caso per gli ascolti record fa fugare ogni dubbio che di fronte quei dati nessuno avrebbe dato un'altra possibilità a un passato ormai pallido. Intanto, alcuni inviati hanno iniziato ad alimentare attività in proprio, come Valerio Staffelli e Luca Abete, o a trovare posto in altre aziende, come Brumotti e Pinuccio in Rai e La7. I social del programma vengono silenziati e passano sotto gestione aziendale. Antonio Ricci è chiuso nella torre di un silenzio stampa che, in parte, sembra condiviso con Pier Silvio Berlusconi, laconico sull'argomento e non intenzionato a fornire troppe informazioni.

Che sta succedendo da due anni a questa parte? Striscia la Notizia dopo 38 anni di onorato servizio e una solida storia alle spalle ha davvero chiuso i battenti? Non è possibile dirlo con certezza perché il clima è volutamente incerto, sembra quasi un argomento tabù. Ce ne siamo accorti già durante la presentazione dei palinsesti Mediaset 2025 quando, a riguardo, chiedemmo cosa ne sarebbe stato di Striscia alla luce dei risultati de La Ruota della fortuna. La risposta dell'Ad Mediaset generò altra confusione, nel tentativo di sottolineare quanto il ridimensionamento palese dalla fascia quotidiana a uno speciale di cinque prime serate a gennaio fosse solo un modo per continuare a scommettere su un programma di grande valore, che non aveva ancora un destino segnato. Nemmeno sugli inviati migrati altrove ci fu particolare chiarezza: "Non so niente di Pinuccio o altri inviati, verranno contrattualizzati a settembre nel caso ce ne sarà bisogno nella formula che sceglieremo. Non ho altro da dire". Si rimase possibilisti, nonostante non ci fosse alcun margine, viste le misure, ma tant'è.

La serata con la stampa per i palinsesti 2026 hanno invece assunto un tono più dimesso. "Stiamo facendo tutte le valutazioni del caso. Ad oggi siamo a questo punto e non ho altre informazioni da darvi", così sempre Pier Silvio Berlusconi sul ritorno di una domanda che già l'anno precedente aveva fatto non poco rumore, dimostrando di essere un elefante nella stanza. A qualche settimana di distanza, la notizia data da Claudio Plazzotta su ItaliaOggi in merito allo stop dei social di Striscia per via di un'attività, definita dispendiosa per l'azienda, proseguita nonostante la mancata messa in onda. L'attività in questione era apparsa insolita da un po', ché il flusso ormai slegato dal programma tendeva a riproporre vecchi servizi, momenti cult e viral video, ma senza alcun senso di realtà, visto che il titolo nei palinsesti non accennava a tornare.

La prima edizione di Striscia nel 1988
La prima edizione di Striscia nel 1988

Inoltre, in totale discordanza con quelle che apparivano le intenzioni dell'azienda, sul sito ufficiale venivano esposti i grandi risultati nelle classifiche dei programmi più social del mese "anche fuori dalla messa in onda", con picco di segnalazioni al Gabibbo (era lo scorso aprile), volendo trasferire una continuità con il pubblico che trascendeva la possibilità di raggiungerlo ogni sera. Striscia la Notizia continuava a esserci, a far parte delle preferenze delle persone da casa, nonostante di fatto non ci fosse più.

Mentre Vittorio Brumotti diventa un volto Rai con un programma tutto suo, Italia A/R (su viaggi e promozione del territorio, in onda su Rai 1), silenziando il suo iconico "a bombazza!" e non volendone più fare menzione, l'inviato Pinuccio, su La7 con il programma satirico Prova d'inchiesta, realizzato insieme alla sua spalla Sabino, si è lasciato nuovamente andare (dopo il commento a caldo a Fanpage.it) e ha preso una posizione. Al Corriere del Mezzogiorno ha parlato apertamente della fine di Striscia, dicendo di "non capire Mediaset", definendo Antonio Ricci un maestro e sostenendo che il programma lascia "un vuoto". La conclusione non poteva che essere amara: "Credo che volutamente si sia voluto questo impoverimento, sia della gente che apprende le cose sia di chi deve dare notizie. Ce ne sarebbe bisogno, però con Vannacci che sta arrivando al 10 per cento questa è la nostra nazione". Altri come Max Laudadio e Stefania Petyx annunciarono l’addio al programma quando erano ancora in ballo le cinque prime serate, spiegando che era arrivato il momento di “iniziare una nuova fase”. Chiari segnali che la squadra si stesse disgregando.

Di fatto, con i social tornati nelle mani di Mediaset dal 25 luglio e impossibilitati a dare l'unica linfa possibile al brand, Striscia è ferma, non si sa se cancellata del tutto. Il destino sembra segnato nell'access, ma il vero problema sembra essere la natura del programma, e la sua capacità di fidelizzazione di un pubblico compatto, più della collocazione di fascia. A chi parla oggi? La comunicazione che l'ha sempre contraddistinta è ancora efficace o fa parte di un sistema, di linguaggi e valori, che ha fatto il suo tempo? Siamo certi che Antonio Ricci, da visionario qual è sempre stato, potrebbe immaginare altri mondi, rivedendo il contenuto per salvare il contenitore, ma la voce della presenza al momento sembra essere del tutto afona.

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