Le muse di Tinto Brass: da Stefania Sandrelli a Serena Grandi, le storie dietro i suoi film

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Da Stefania Sandrelli a Serena Grandi, da Debora Caprioglio a Claudia Koll: le attrici scelte da Tinto Brass, i retroscena delle loro collaborazioni e le conseguenze che i suoi film erotici hanno avuto sulle loro carriere.

Una fotografia sul giornale, una telefonata a casa finita con un "Se lei è Brass, io sono la regina d'Inghilterra", un copione gettato nel cestino e una cena capace di cambiare tutto. Per Debora Caprioglio l'incontro con Tinto Brass cominciò così, molto prima che Paprika la trasformasse in uno dei volti più riconoscibili del suo cinema.

Non tutte le attrici passate davanti alla sua macchina da presa hanno vissuto allo stesso modo quell'esperienza: Stefania Sandrelli ha sempre difeso la libertà con cui accettò di interpretare La chiave, Serena Grandi ha ricordato con entusiasmo il set di Miranda, Claudia Koll ha definito il suo film un errore che non ripeterebbe. Con la morte del regista, scomparso a Roma il 4 novembre a 93 anni, si chiude una lunga stagione di un cinema italiano popolato da attrici diventate, per ragioni diverse, parte di un immaginario collettivo unico e inimitabile.

Stefania Sandrelli e La chiave, la scelta che cambiò il cinema di Brass

La prima grande stagione dell'erotismo di Tinto Brass ha il volto di Stefania Sandrelli, a cui il regista affida il ruolo di Teresa in La chiave (1983), film destinato a diventare uno dei titoli più celebri della sua carriera e a suscitare un enorme scalpore per le scene di nudo della protagonista. Sandrelli, che aveva già costruito una carriera importante lavorando con alcuni dei più grandi autori del cinema italiano, accettò la proposta quando aveva trentasette anni, un'età inusuale per un ruolo di quel genere e, come ha raccontato lei stessa, non si è mai pentita di quella scelta. Anzi, a distanza di oltre quarant'anni, l'attrice ha continuato a difendere il film, arrivando a definirlo, in un'intervista al Corriere della Sera del 2024, una pellicola femminista, nella quale il suo personaggio finisce per mettere in ridicolo il marito voyeur e il suo modo di guardare le donne. "L'ho fatto in piena libertà", ha spiegato, aggiungendo che se ne avesse nuovamente l'occasione lo rifarebbe.

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Stefania Sandrelli (1961)

Il set aveva richiesto qualche accorgimento per superare l'imbarazzo iniziale. L'attrice ha raccontato che per lei non era semplice affrontare le scene di nudo davanti agli sguardi della troupe e che, per sdrammatizzare, il primo giorno si era concessa una sorta di sfilata senza vestiti, accompagnata da un ironico "Sono fatta così". Sul set c'era anche Carla Cipriani, la prima moglie di Brass, conosciuta da tutti come "Tinta". Fu proprio lei, come raccontò il regista, a spiegare a Sandrelli come affrontare alcune delle scene più piccanti, spiegandole come muoversi davanti alla macchina da presa. Un ruolo che racconta già molto del peso avuto dalla moglie nella costruzione del cinema brassiano.

Serena Grandi, da Miranda al secondo incontro sul set di Monella 

Se Sandrelli aveva inaugurato una nuova stagione del cinema di Brass, due anni più tardi Serena Grandi ne sarebbe diventata uno dei volti più riconoscibili. Nel 1985 il regista la volle come protagonista di Miranda, film che rielaborava in chiave erotica l'universo della locandiera di Goldoni, in cui interpretava una locandiera che amava intrattenere rapporti con più uomini, senza rinunciare alla propria indipendenza o lasciare che fossero loro a dettare le regole. Un personaggio che contribuì a consacrare l'attrice bolognese come uno dei sex symbol più riconoscibili del cinema italiano degli anni Ottanta. Grandi ha sempre riconosciuto le capacità professionali del regista, descrivendolo come un grande direttore di attori, oltre che un artista capace di occuparsi personalmente di montaggio e scenografia. Fu anche il primo a farla girare completamente nuda, un'esperienza che l'attrice ha ricordato come un passaggio importante del proprio percorso.

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Serena Grandi (1990)

Nel 1998 le due strade si incrociarono nuovamente sul set di Monella, dove Grandi interpretava Zaira, la madre della giovane Lola, a cui dava il volto Anna Ammirati. In un'intervista a Nocturno, l'attrice raccontò di essere rimasta molto amareggiata dall'atteggiamento della giovane collega, che a suo dire si sarebbe mostrata eccessivamente confidenziale con Brass anche davanti alla moglie Tinta, presente sul set come segretaria di edizione. Grandi disse di averla rimproverata proprio per quella mancanza di rispetto nei confronti della donna, arrivando a sostenere che quell'episodio le avesse tolto il piacere di lavorare nuovamente con il regista.

Debora Caprioglio, il copione buttato nel cestino e la cena con il regista

L'incontro tra Brass e Debora Caprioglio è una di quelle storie che sembrano uscite da una sceneggiatura. Il regista aveva notato una fotografia dell'attrice pubblicata sul Giornale e, non esistendo ancora i telefoni cellulari, aveva cercato il suo cognome sull'elenco telefonico per rintracciarla. Quando chiamò a casa, rispose la madre di Caprioglio, che non credette alla sua identità e lo liquidò con una battuta: "Se lei è Brass, io sono la regina d'Inghilterra". Il regista poi richiamò e riuscì finalmente a parlare con la giovane attrice. La sua prima proposta non riguardava ancora il cinema, ma il teatro: Brass voleva sottoporle un provino per Lulù, lo spettacolo tratto dall'opera di Frank Wedekind. Dopo averla incontrata, però, le parlò anche di un progetto che aveva in mente da tempo, Paprika. Le inviò la sceneggiatura, ma Caprioglio non ne rimase convinta e dopo aver letto il copione decise di rifiutare la parte, arrivando persino a cestinarlo. Brass, che evidentemente non aveva intenzione di rinunciare alla sua nuova musa, non si arrese e la invitò a cena. L'attrice ha raccontato che il regista si comportò da vero gentiluomo, riuscendo a conquistarla con i suoi modi cortesi, fino a convincerla a cambiare idea.

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Debora Caprioglio (2006)

Il successo del film fu enorme e trasformò Caprioglio in una delle interpreti più riconoscibili del cinema erotico degli anni Novanta. La popolarità arrivò rapidamente, ma portò con sé anche qualche difficoltà professionale: per diverso tempo, come ha raccontato lei stessa, ricevette soprattutto proposte legate alla sua immagine sensuale. Nonostante questo, non ha mai rinnegato quell'esperienza e ha sempre riconosciuto quanto abbia contribuito alla sua notorietà. Intorno al rapporto tra lei e il regista sono circolate nel tempo diverse indiscrezioni sentimentali, che l'attrice ha però smentito più volte.

Claudia Koll, Anna Ammirati e le diverse eredità dei film di Brass

Nel 1992 fu Claudia Koll a raccogliere il testimone delle protagoniste brassiane con Così fan tutte. Il film ebbe una grande risonanza e la rese estremamente popolare, ma per l'attrice quella partecipazione si trasformò col tempo in un'esperienza difficile da ricordare, fino ad ammettere che, potendo tornare indietro, non rifarebbe mai quel film. Dopo la sua uscita, infatti, rimase ferma per due anni perché le venivano proposti quasi esclusivamente altri ruoli erotici. La sensazione era quella di essere stata intrappolata in un'immagine dalla quale non riusciva a liberarsi, anche quando avrebbe voluto dimostrare di poter interpretare personaggi completamente diversi.

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Claudia Koll al Festival di Sanremo (1995)

Una reazione molto lontana da quella di Anna Ammirati, che proprio grazie a Monella entrò nell'immaginario di Brass quando aveva appena diciannove anni. Il suo incontro con il regista, come ha raccontato a Vanity Fair nel 2023, fu piuttosto fuori dagli schemi: non conosceva il suo cinema e non aveva nemmeno cercato quel provino. Si presentò al suo cospetto con un atteggiamento particolarmente sfrontato, tanto da colpirlo e convincerlo a volerla nel film. Dopo il primo incontro, però, sparì per un mese, partendo per Los Angeles con alcuni amici, tanto che fu il braccio destro del regista a ricontattarla, rimproverandola perché la produzione stava puntando proprio su di lei. Ammirati accettò il ruolo e si ritrovò improvvisamente investita da una popolarità che, come ha ammesso, non riuscì a gestire: i paparazzi iniziarono a seguirla per strada e lei non aveva ancora gli strumenti per affrontare tutta quell'attenzione su di lei. Nonostante ciò, non ha mai rinnegato la scelta di interpretare Lola in Monella, pur ammettendo di essere stanca che le interviste sulla sua carriera finiscano quasi sempre per tornare su quel film.

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Anna Ammirati in Monella (1998)
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