Quando Diaco diceva: “Non sono gay” e “La sessualità è solo un dettaglio”, il paradosso dopo il caso Ravagnani
Nella puntata di BellaMà del 3 novembre, Pierluigi Diaco ha sottoposto Alberto Ravagnani, l'ex sacerdote oggi nel cast di Ballando con le Stelle, a un pressing asfissiante sulla sua vita intima, esigendo risposte sui suoi gusti sessuali e sul suo privato dopo la rinuncia al sacerdozio. Un'inquisizione bella e buona, quasi violenta, che ha sollevato (giustamente) un polverone. Eppure, proprio lui che ieri si ergeva a paladino della trasparenza, in passato rivendicava un'idea opposta: quella che la sessualità non debba mai servire a definire, bollare o forgiare l'identità di una persona.
Le contraddizioni di Diaco: "Non sono gay", "Non credo nelle definizioni"
Per cogliere la sproporzione tra la linea tenuta in studio e il Diaco di qualche anno fa, bisogna riavvolgere il nastro fino a un'intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2017. In quella lunga conversazione, il conduttore ripercorreva la sua formazione intellettuale e affettiva citando Tondelli, Pasolini e Patroni Griffi, raccontando un vissuto sentimentale libero, segnato anche da relazioni fluide e periodi di sperimentazione. All'epoca, quando gli venne chiesto perché non avesse fatto coming out all'Isola dei Famosi, fu lui stesso a smontare ogni pretesa di catalogazione: "Non credo nelle definizioni. La sessualità è un dettaglio della personalità, non una patente d’identità. Non mi sono mai chiesto se ero etero, bisessuale o che altro. Ho sempre condiviso serenamente le mie storie con amici e familiari".
Una posizione in continuità con la reazione avuta già nel 2008 quando, ospite a Scalo 76 su Rai 2, di fronte alla domanda secca di Donatella Rettore che gli chiedeva se fosse gay, rispose con un perentorio "No", per poi rifiutare l'etichetta con stizza: "Cos'è questo modo di ghettizzare?". Una presa di posizione chiara: il letto appartiene alla sfera privata, e la sessualità è un percorso sfaccettato che non richiede resoconti.
Cosa ha detto ieri a Ravagnani sulla sessualità
Un principio che però è sembrato svanire ieri, nel suo programma. Nel salotto di BellaMà, di fronte ad Alberto Ravagnani, Diaco ha infatti insistito più volte sui gusti sessuali del suo ospite. "Sei attratto dagli uomini o dalle donne?", ha chiesto il conduttore, per poi rincarare la dose: "Quindi tu non fai distinzione tra amore e sesso, ma perché non l'hai fatto forse?". Notando la reticenza dell'ex prete a scendere nei dettagli, ha alzato la posta, tirando in ballo un presunto dovere di cronaca: "Tu navighi poco la televisione, ma ti renderai conto che il patto di sincerità con il pubblico è la cosa più importante". E quando l'ospite ha provato a sfilarsi, Diaco lo ha liquidato con stizza: "Facile così, la stai scoprendo, la sessualità, o l'hai vissuta? Non ci prendere in giro".
Il culmine del confronto si è toccato quando il conduttore ha accusato Ravagnani di centellinare le informazioni sul suo conto per meri fini d'immagine. Alla timida obiezione dell'interlocutore – "Come tutti" – , Diaco è scattato: "Ma come tutti chi, come ti permetti?". Una scena che lascia una domanda aperta: com'è possibile che chi rivendicava per sé la libertà di considerare la sessualità solo un dettaglio, finisca poi per pretendere da un ospite il conto dettagliato della sua vita privata con tale aggressività?