Pierluigi Diaco, antipatico per vocazione

Immagine
Con l’intervista “senza sconti” a Ravagnani che è già un meme, Diaco compie un atto di ribellione rispetto alla maschera da buono che ha cercato di creare in questi anni, rivelando la sua natura. Se è furbo, ora capisce che quella del cattivo può essere una postura per farsi spazio in un pomeriggio Rai annichilito da diete, cronaca rosa e cronaca nera.

Nel grande teatro della televisione generalista, c'è chi lotta una vita intera contro la propria natura pur di indossare abiti che non gli appartengono. È il caso di Pierluigi Diaco e del suo ultimo, rumoroso capitolo mediatico: l'intervista-inquisizione all'ex sacerdote Alberto Ravagnani.

Un pezzo di televisione guidato da un'invadenza sfacciata, tesa a stanare il silenzio dell'ospite sulla propria sfera privata e sulla sessualità con un tono volutamente stuzzicante e corrosivo. Ma etichettare questa uscita come una semplice caduta di stile o un eccesso di protagonismo sarebbe riduttivo. Quello a cui abbiamo assistito è qualcosa di molto più profondo: la crepa definitiva nella maschera del bravo ragazzo istituzionale e la liberazione, finalmente scomposta, dell'anima del cattivo di Rai2.

La tentazione del villain di Rai 2

Per anni, il percorso televisivo di Diaco è sembrato un lunghissimo e faticoso esercizio di auto-censura estetica. Da una parte la necessità di guadagnarsi i galloni dell'autorevolezza, di farsi accettare e blindare al centro del palinsesto pomeridiano di Rai 2 in un perimetro politico ben preciso, quello del perbenismo conservativo che lo induceva a pesanti reprimende a chi osava pronunciare una parolaccia in studio; dall'altra la insofferenza cronica per il bon ton di facciata.

Nel momento in cui si avventa su Ravagnani, pretendendo di violarne il perimetro personale sotto gli occhi delle telecamere, Diaco smette i panni del conduttore protetto dal sistema e mostra il volto del villain che per anni ha cercato goffamente di non essere, forse risultando ugualmente sgradito. È l'antipatico di vocazione che emerge dalle macerie del personaggio rassicurante che non è riuscito ad essere.

La ribellione all'ordine (e a se stesso)

Negli anni scorsi, l'obiettivo primario era la legittimazione all'interno della cosiddetta "Rai destrorsa", un posizionamento che richiedeva rigore formale, toni misurati e obbedienza alle liturgie del potere catodico. Oggi, quell'ansia di approvazione sembra essersi scontrata con un rigetto interno. Nell'andare "sotto" all'intervistato, nel forzare la mano con un approccio inquisitorio senza sconti, ma con un eccesso di fiscalità, Diaco compie un atto di ribellione inconscia all'ordine costituito che lui stesso ha contribuito a creare. Una mossa che per il momento potrebbe costargli cara, vista l'inimicizia prevedibile con Milly Carlucci e il mondo di Ballando con le Stelle, ma che in prospettiva potrebbe addirittura garantirgli uno spazio: nei pomeriggi televisivi Rai fatti di diete, cronaca rosa e cronaca nera, potrebbe esserci bisogno di un cattivo vero.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views