Francesca Gollini di Non è la Rai: “Il taglio di capelli la mia fortuna. Mollai perché cercavo l’affetto vero”

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Una delle ragazze simbolo del programma di Boncompagni si racconta a Fanpage.it: “Con Ambra si costruì una bella amicizia, vissi tutto in modo spontaneo. Eravamo struccate, senza filtri. Sotto le gonnelline indossavamo i pantaloncini, nulla in confronto a quello che vediamo oggi sui social”. L’addio alla tv: “Ero a Tira e Molla e lasciai, fu una mossa impulsiva. Tornai in Romagna e mi misi a lavorare in una rosticceria”.

Sparire sul più bello, nel pieno della giovinezza, con la carriera in potenziale ascesa. Per decisione propria. È successo a Francesca Gollini, che alla fine degli anni novanta ha intrapreso il percorso inverso rispetto a tante sue coetanee che – come lei – avevano goduto della sbornia dei riflettori e si apprestavano a scalare ulteriormente la vetta.

“Ad un certo punto mi accorsi che avevo la necessità di essere apprezzata come persona e non come personaggio”, confida la Gollini a Fanpage.it. “Volevo essere circondata dall’affetto vero. Con la tv riesci a farti voler bene, spesso però è un bene effimero”.

Classe 1976, Francesca è originaria di Bellaria, luogo caro a Raffaella Carrà, che ci passò l’infanzia: “Lo comunicai al primo provino – sorride – probabilmente questo dettaglio colpì positivamente Boncompagni”.

Avvicinatasi alla musica da adolescente, studiò prima canto lirico, per poi passare a quello tradizionale. Fino alla prima grande sfida, rappresentata dal Festival di Castrocaro: “Era il 1991 e quell’anno concorreva anche Laura Pausini. Per me fu un orgoglio, per un momento ci fu l’intenzione di portarmi direttamente a Sanremo, ma per vari qui pro quo l’ipotesi non si concretizzò e mi ritrovai ai casting di ‘Bulli e Pupe’”.

Le selezioni avvennero tramite l’invio di un vhs, a cui seguì il colloquio dal vivo: “Il trasferimento a Roma fu inevitabile, in quanto dovevo garantire la presenza sul posto. Ero talmente piccola che mia mamma e mio fratello mi raggiunsero per accompagnarmi in quell’enorme avventura”.

Da “Bulli e Pupe” a “Non è la Rai” il passaggio fu quasi scontato.

Il mio colpo di fortuna fu il taglio di capelli, che mi regalò numerose inquadrature. Era un look tattico, alla Demi Moore. Fu Boncompagni stesso a propormi l’ingresso a ‘Non è la Rai’. Me lo disse esplicitamente: ‘Farai parte del gruppo di ragazze più in vista, quelle che spingerò di più e farò maggiormente notare’.

Entrasti nella seconda stagione.

Sì. ‘Bulli e Pupe’ andò in onda nell’estate 1992. La prima stagione di ‘Non è la Rai’ me l’ero vista interamente da casa, appiccicata allo schermo. Sognavo di arrivare là.

Mollasti la scuola?

A Forlì frequentavo il liceo artistico. A Roma proseguii gli studi per qualche mese, poi dovetti mollare. Non riuscivo a concentrarmi sui libri. Il diploma, comunque, lo presi in seguito.

Immagino che le giornate presentassero ritmi infernali.

Si correva al Palatino per la diretta. Le prove le facevamo prima, o subito dopo, quando solitamente si andava anche in sala di registrazione per incidere il playback dei brani che avremmo cantato.

La voce era la tua.

Esatto. Alcune ragazze cantavano con la voce di coriste esperte, mentre nel mio caso era la mia. Avendo studiato per me era più semplice, ma non per questo meno emozionante. Grazie al cielo era quasi sempre buona la prima.

Raccontasti che non avevate camerini.

Ci cambiavamo in camper. Ce n’erano circa cinque all’esterno degli studi. Si entrava, ci si vestiva e si usciva in gruppo, con le sarte e le costumiste che ci attendevano. D’inverno faceva abbastanza freddo, infatti eravamo munite di una piccola stufetta.

A proposito di impegni, nel 1993 si aggiunse lo spin-off “Rock & Roll”.

Era una costola serale quotidiana di ‘Non è la Rai’. In una prima fase c’erano gare di ballo, performance di bambini e conduceva Orietta Berti, una donna fantastica che consideravamo una zia. Poi il programma cambiò in corsa e venne dato in mano direttamente a noi ragazze.

In quello stesso anno Boncompagni ti fece incidere “Rosso”.

La mia primissima interpretazione fu in realtà ‘Ailoviù’. La ricordo perfettamente perché ero agitatissima e Bonolis mi introdusse stemperando tutto con una battuta. In seguito Gianni mi assegnò questo brano che divenne un tormentone, a tal punto che Mina lo volle cantare ed inserire nell’album ‘Canarino Mannaro’.

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Francesca Gollini

Clamoroso.

A chi lo dici! Gianni un giorno mi prese sotto braccio: ’C’è una signora che ci guarda. Si chiama Mina. Ci ha chiesto se può ricantare la tua canzone. Come le rispondiamo?’. Pensavo che mi sfottesse. Fu qualcosa di incredibile. Già era strano che ci guardasse, figurati l’idea che potesse apprezzare una mia esibizione. ‘Rosso’ mi rese iconica, senza dubbio.

Cantavi e, allo stesso tempo, eri al timone di diversi giochi.

Quello delle metamorfosi delle celebrità era il più famoso. C’era inoltre quello delle docce abbinato alla Dietorelle e un terzo che presentava piccole cassette di sicurezza da cui uscivano voci o canzoni da indovinare.

Vivesti il passaggio di testimone da Bonolis ad Ambra.

Paolo era fantastico, con una cultura e una umiltà straordinarie. Fu sempre molto rispettoso con tutte noi. Era già una figura importante, eppure ci dava ampio spazio. Non era scontato.

E Ambra?

Si costruì una bella amicizia tra noi. Entrammo assieme a ‘Bulli e Pupe’, ci conoscemmo là. Era una ragazzina timidissima e dolce come il miele. Legammo subito e andavo spesso a casa sua. Penso che Boncompagni abbia visto fin dall’inizio in lei la capacità di saper andare oltre la sua insicurezza rendendola un valore aggiunto. Magari poteva apparire antipatica, ma a Gianni non importava il giudizio delle persone; contava ciò che piaceva a lui. Si divertiva, credeva nel prodotto e sapeva valorizzarlo. Quando ti piace tanto una cosa gli altri lo percepiscono.

Al netto del rapporto con Ambra, era un contesto competitivo?

La competizione c’era, come era naturare che fosse in un luogo con tante ragazze. C’era a scuola e c’era in trasmissione. Ritengo fosse normale e comprensibile. Certo, non ci prendevamo a pugni. Non c’era una competitività da coltello tra i denti. Eravamo tutte molto ingenue. Io stessa non riuscivo a comprendere il livello della mia notorietà. Vivevo tutto con leggerezza, spensieratezza, senza dare grande peso a quello che mi girava attorno.

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Francesca Gollini con Ambra

Sei rimasta in contatto con qualcuna?

Ho legato moltissimo e sono molto amica con Roberta Modigliani. Purtroppo non riusciamo a vederci, ma ci sentiamo quasi ogni giorno. Inoltre, c’è Letizia Boupkouele, con la quale un mesetto fa ho partecipato ad uno spettacolo dal vivo. Ci siamo riabbracciate ed è stato un piacere immenso.

Per i critici eravate il simbolo del ‘lolitismo’. Hai mai percepito di essere l’oggetto del desiderio di tanti tuoi coetanei, ma pure di molti adulti?

Eravamo ragazzine struccate, senza filtri. Non eravamo presentatrici, né cantanti, né ballerine di alto livello, ma delle semplici giovani che offrivano il meglio della loro età. Sotto le gonnelline indossavamo i pantaloncini, nulla in confronto a quello che vediamo oggi sui social. All’epoca non mi rendevo conto di essere una ‘Lolita’ e anche adesso mi faccio tenerezza. In tal senso, Irene Ghergo prestava parecchia attenzione a certi dettagli.

Ossia?

Quando entravamo in studio ci controllava tutte. Se avevi troppo rossetto te lo faceva togliere, se mostravi troppo seno ordinava di andarti a cambiare. ‘Non è la Rai’ fu una trasmissione criticatissima e ora è un cult. Probabilmente tutte quelle critiche non furono indovinate.

Fu complicato gestire la fama?

Come accennavo prima, vivevo tutto il modo spontaneo. Paradossalmente me ne rendo conto più oggi, con tante persone che si ricordano di me. Fuori dal Palatino ci aspettavano ogni giorno centinaia di ragazzi, che attendevano ore per un saluto o una foto. Molti mi seguivano a casa con i motorini ed è capitato che li invitassi a salire per un caffè. Questo per farti capire quanto fossi innocente.

Nel giugno 1995 “Non è la Rai” chiuse per sempre.

Avevo già mollato, ma mi invitarono per il finale. Sapere che quel programma stava salutando per sempre fu comunque uno choc che mi lasciò il segno. Non credevo che ‘Non è la Rai’ potesse prevedere un epilogo.

Boncompagni ti propose di incidere un disco e rifiutasti. Come mai?

Non lo feci perché sapevo già che nella stagione seguente non ci sarei stata. Sarebbe stato un brutto comportamento da parte mia sfruttare un brand senza farne più parte. Oltretutto, non avrei avuto nemmeno l’opportunità di cantare i brani in puntata.

Nel 1996 pubblicasti comunque “Only Imagination”, con uno pseudonimo.

Era una canzone dance e usai il soprannome ‘Cat Francy’, ripreso proprio da ‘Non è la Rai’. Per molti ero stata la gattina e fuori dagli studi mi dedicarono un murale con su scritto ‘Mitica gatta Francy’. Il riferimento era chiaro.

Nel 1997 arrivò “Tira e Molla”.

Nel frattempo condussi alcuni programmi su reti locali, come ‘Fm solo musica Italiana’ su Odeon in collaborazione con Radio Italia. Si prospettò pertanto la possibilità di fare la corista a ‘Tira e Molla’ con altre tre ragazze. Fu un’esperienza bella e divertentissima. Eravamo vicine a Laurenti, si rideva senza sosta pure durante le interruzioni pubblicitarie. La sintonia tra Luca e Bonolis era fenomenale.

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Gollini a Tira e Molla.

In quel periodo rasasti i capelli a zero.

Chiesi se fosse possibile accorciarli. Mi risposero di sì, ma non si aspettavano così corti. Ma una volta fatto era andata! Fu una mia scelta liberissima, una sorta di ribellione. Ero abbastanza trasgressiva.

Abbandonasti la tua postazione anzitempo. Verso marzo non ti si vide più.

Lasciai per mia decisione. Avevo deciso di staccarmi dalla televisione per delle necessità personali ed intime. Fu una mossa impulsiva, dettata dalla ragazza che ero. Furono tutti dispiaciuti, si era creata una bella famiglia. Furono comprensivi.

Di Francesca Gollini, improvvisamente, non si sentì più parlare.

Feci qualche servizio fotografico, dopodiché più nulla. Tornai in Romagna, dai miei genitori. Mi misi a lavorare in una rosticceria di Bellaria. Decisi di rimanere in cucina e di non comparire mai al bancone. Fu un cambio totale di vita, impattante, ma era quello che desideravo.

Avevi appena venticinque anni…

Bisogna avere il carattere giusto per stare in quel mondo e io non ce l’avevo. Ero e sono una persona semplice e sensibile. Ci fu più di un episodio spiacevole che feci fatica a digerire.

Di che tipo?

A volte ai provini notavo che non veniva premiata la bravura e non vigeva la meritocrazia. Per chi come me credeva nelle sue capacità fu un grande fastidio.

“Uscire di scena mi ha permesso di ritrovare tempi più lenti, di respirare ritmi più gentili e scoprire passioni che aspettavano solo di essere ascoltate”. Parole tue.

Ho riscoperto un ambiente più lento, naturale, armonico, caldo. Non riuscirei più a vivere una vita veloce e non ce la farei ad essere perennemente sotto esame.

Sei rimasta sempre in rosticceria?

No, no. Sono stata consulente di fitness e per tanti anni barista. Ultimamente ho invece riscoperto la passione per l’artigianato. È un mondo che mi appartiene.

Ho letto che realizzi prodotti di carta.

Carta fatta a mano, come si usava una volta. Rendo poltiglia pezzetti di carta che riciclo. Successivamente, tramite specifici strumenti, realizzo fogli e con questi propongo altre creazioni che possono essere quaderni, buste, bomboniere. È un mercato di nicchia, non tutti lo apprezzano, però ci sono clienti che mi sostengono. In questo periodo ho un po’ mollato, ma intendo riprenderle la pratica al più presto.

In compenso, sei tornata a cantare in pubblico.

Sono tornata a fare serate dopo tantissimi anni grazie ad Angelo Peluso. Le cose devono accadere nel momento giusto e questo per me lo è. Mi sento pronta per affrontare certe sfide. Quando Angelo si è fatto avanti per l’ennesima volta ho accettato. Ed è rinato tutto.

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La televisione ti ha più cercata?

Spesso. E ho puntualmente rifiutato, soprattutto le ospitate nelle varie trasmissioni. Il mio ‘no’ è sempre stato netto e non mi sono mai preoccupata di capire di cosa si trattasse.

E i reality?

Non mi interessano. Non ho il carattere giusto, farei molta fatica. Ora come ora se mi invitassero in qualche programma valuterei. Mi sono accorta che la vita cambia rapidamente e adesso qualche incursione potrei prenderla in considerazione. È tutto da vedere.

Sia “Non è la Rai” che “Tira e Molla” vengono replicate senza sosta. Ti riguardi mai?

È capitato e non ho brutte sensazioni. Provo nostalgia, quella sana, buona. Mi accorgo che mentre mi rivedo sorrido. Ero piccolina, impacciata e quella Francesca mi scatena tanta tenerezza.

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